Il Tirreno

Grosseto

Rta Verde Pineta, confermata la confisca 

di Pierluigi Sposato
Rta Verde Pineta, confermata la confisca 

Dopo l’annullamento in Cassazione della sentenza assolutoria, i giudici di appello hanno preso una nuova decisione

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. La Corte di appello di Firenze ha confermato la confisca della Rta Verde Pineta di Principina Mare. Dopo la condanna in primo grado (2010) e l’assoluzione in secondo (2011), la Procura generale e una ventina di parti civili avevano presentato ricorso in Cassazione: la terza sezione penale l’aveva accolto (2012) annullando la sentenza e disponendo un nuovo processo a Firenze, ravvisando alcune carenze anche in merito al numero di appartamenti da considerare.
E adesso un diverso collegio di appello ha ripreso in esame il fascicolo, disponendo in conformità. Nel frattempo, l’imputato Aldo Faralli (in qualità di legale rappresentante di Pinolia srl) è deceduto: la Corte di appello ha quindi dichiarato il non doversi procedere nei suoi confronti per il reato di lottizzazione abusiva, per quei 53 appartamenti concessionati dal Comune come Residenza turistico alberghiera e diventati poi unità abitative destinate a residenza privata (fino al 2006). Nel primo giudizio di appello Faralli era stato assolto perché il fatto non sussiste. Adesso, sempre nel dispositivo, i giudici fiorentini hanno anche revocato le statuizioni civili disposte in primo grado e hanno disposto la “conferma nel resto”, cioè la conferma della confisca. L’immobile dovrà passare al Comune.
Fra novanta giorni si conosceranno le motivazioni di questo provvedimento che di fatto consegna al Comune le chiavi di questo complesso nella pineta di Principina, tutt’ora regolarmente in funzione. E i legali della proprietà, gli avvocati Massimiliano Arcioni e Filippo Biagi, chiariscono che non ci saranno conseguenze di alcun genere per chi è attualmente ospite e chi lo sarà nel corso dell’estate. Una volta che saranno depositate le motivazioni, la sentenza potrebbe essere impugnata per un nuovo passaggio in Cassazione. Un passaggio che potrebbe avvenire sotto la forma dell’incidente di esecuzione, rispetto appunto alla confisca, perché l’erede non ha un titolo per presentare in proprio un ricorso in Cassazione. E tutto ciò a prescindere da eventuali cambi di destinazione d’uso che potrebbero mutare la qualificazione giuridica del complesso.
In sede di Cassazione, i giudici (relatore Aldo Fiale), avevano rilevato alcuni passaggi a vuoto da parte della Corte di appello. I giudici di secondo grado avrebbero dovuto effettuare «un esame diretto degli atti notarili stipulati in concreto, in una situazione in cui gravi sospetti avrebbe dovuto già indurre il classamento catastale in A2 di ciò che sarebbe stato venduto come parte di un unico complesso immobiliare produttivo e si sarebbe dovuto anche accertare l’eventuale fruizione del regime fiscale agevolato per l’acquisto della prima casa». Il notaio avrebbe dovuto avvertire le parti stipulanti che stavano acquistando solo una porzione di un’attività produttiva unica». Da approfondire anche le modalità delle stipulazioni, viste le testimonianze rese, e l’eventuale offerta al pubblico delle unità immobiliari di chi non aveva indicato il periodo di disponibilità all’affitto.
Fiale aveva rimarcato che non sono state valutate le dichiarazioni del direttore generale del Comune e del funzionario dell’ufficio turismo. «Va perciò ravvisata una diffusa carenza motivazionale, che impone l’annullamento con rinvio». Da qui il nuovo giudizio in appello che oggi conferma la confisca.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa