Il Tirreno

Grosseto

«La firma di Cavero sui certificati è falsa» 

di Francesca Gori
«La firma di Cavero sui certificati è falsa» 

Pandora: in aula parla la grafologa nominata consulente dalla difesa del medico accusato di truffa alle assicurazioni 

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GROSSETO. «Le firme sui referti medici e sulle relazioni che avrebbe messo il dottor Angelo Cavero sono false». A sostenerlo, ieri nell’aula della corte d’Assise del tribunale di Grosseto è stata la grafologa che ieri ha testimoniato in aula, chiamata dall’avvocato del medico, Cristiano Conte. Consulente del tecnico del tribunale, la grafologa ha spiegato subito di essere stata incarica di eseguire una perizia calligrafica per accertare che quelle firme messe in fondo alle relazioni e ai certificati che riguardavo gli incidenti di Chiara e Stefania Sciarra, entrambe imputate nel processo Pandora. «Le firme non sono riconducibili al dottor Cavero - ha detto, rispondendo alle domande dell’avvocato- Sono state confrontate con alcuni documenti che il medico mi ha fornito e che certamente aveva firmato di suo pugno: la richiesta della modifica del tasso fisso del mutuo e cinque firme che erano state fatte nello studio di un notaio per il contratto di mutuo». Documentazione che risale al 2008, quella analizzata dalla grafologa, lo stesso anno degli incidenti di Chiara e Stefania Sciarra. «Ho anche fatto firmare il medico nel mio studio ovviamente - aggiunge - ma quelle che ci sono in calce ai certificati non sono sue». Secondo la grafologa quindi, a firmare quei documenti è stato qualcun altro. «Sono certamente fatte da una mano differente - puntualizza - Si vede anche confrontandole con il saggio grafico che abbiamo realizzato nel mio studio dove a scrivere ovviamente era il dottor Cavero». È una matassa che il tribunale in composizone collegiale (Giovanni Puliatti, presidente, Giovanni Muscogiuri e Andrea Stramenga, giudici) stanno cercando di dipanare, quella della truffa alle assicurazioni attraverso i falsi incidenti che sarebbe stata messa in piedi dallo Studio Verde con la complicità di professionisti. La consulente è stata poi sentita anche dal sostituto procuratore Marco Nassi che le ha chiesto quali dei documenti esaminati fossero in copia e quali originali. «Tutti in copia - ha spiegato la grafologa - L’unica differenza che c’è con gli originali è che nelle fotocopie non si può valutare la pressione della scrittura ma i parametri erano tutti perfettamente compatibili con il tipo di analisi svolte. Quelle firme non erano del medico». Una circostanza che sarebbe stata confermata anche da un passaggio fondamentale nella scrittura di Cavero: il medico, quando scrive il suo nome e il suo cognome, alza la penna tra la prima e la seconda parola.
In questi documenti, invece, c’è una continuità di scrittura che non apparterrebbe al medico imputato nel processo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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