Gioco
Unicoop compra un fondo al rione Pace
di Giovanna Mezzana
Vignale riscatta il diritto di superficie dell’immobile sede del market di via Inghilterra. I sindacati: «Da lì 30 posti di lavoro»
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GROSSETO. Unicoop Tirreno mette in cassaforte il fondo commerciale che ospitava il supermercato di via Inghilterra chiuso per ristrutturazione da fine ottobre. «Adesso è nostro» dicono da Vignale Riotorto, quartier generale della società cooperativa. Dovranno così chetarsi le smanie dei marchi concorrenti che misero gli occhi sul negozio-miniera d’oro da quando si alzò il velo sulla crisi dell’ex Proletaria: le perdite – il calcolo indica il risultato operativo – ammontano a una trentina di milioni di euro l’anno.
Il fondo. Con un atto pubblico notarile del 16 maggio, Unicoop ha riscattato il diritto di superficie del fondo al piano terra e al primo piano del condominio 167 Nord, tra via Inghilterra e via Unione Sovietica; l’immobile entra così – a tutti gli effetti – nelle proprietà della società. Sul punto vendita del Pace sono accesi i riflettori anche dei sindacalisti: quando a settembre riaprirà «da lì potrebbero uscire venticinque-trenta posti di lavoro» secondo Cgil Filcams e Cisl Fisascat.
I posti di lavoro. Lo storico market potrebbe dunque rappresentare una rete di salvataggio molto elastica per eventuali esuberi di personale quando entrerà a regime il piano di ristrutturazione di Unicoop. A giugno 2016 erano 75 i dipendenti che lavoravano nel punto vendita del Pace: a ottobre vennero trasferiti tutti all’Ipercoop del centro commerciale Maremà, che ha un alto fabbisogno di personale. Dopo un restyling, il supermercato di via Inghilterra riaprirà con una superficie di vendita ridotta a circa 5-600 mq: «Credo che per gestirlo – osserva Alessandro Gualtieri (Cisl Fisascat) – servirà una trentina di addetti. Ma quello è un negozio-bancomat, per il quartiere in cui è insediato e per la storia dei soci, tant’è che io a Canova (Piero Canova, il direttore generale di Unicoop, ndr) ho detto più di una volta, anche in sede di trattativa, che se fossi in loro lo riaprirei ampliando addirittura la metratura: così ci guadagnano loro, assicurano più occupazione, offrono più servizi al quartiere». Viaggia sulla stessa lunghezza d’onda Massimiliano Stacchini (Cgil Filcams): «Per il supermercato di via Inghilterra – dice – ci vorranno almeno 25 addetti. Molto dipenderà anche da come intendano predisporlo: ad esempio, se ci saranno o meno banchi con assistenza alla clientela (macelleria, salumeria, prodotti da forno..)». Ecco perché diventa cruciale riuscire a mettere il naso in quello che sarà il progetto di ristrutturazione del punto vendita, che avrebbe dovuto essere presentato domani ai soci, ma l’appuntamento è stato posticipato (vedi box).
Il piano anticrisi. Giugno sarà un mese clou per l’universo Unicoop: tra il 7 e il 17 dovrà svolgersi il referendum con cui i dipendenti esprimeranno un giudizio sull’ipotesi di accordo siglata il 9 maggio tra l’ex Proletaria e Cgil, Cisl, Uil, con cui si sono scongiurati i licenziamenti, si sono ridotti gli esuberi a quota 500, si è deciso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Poi dovranno susseguirsi diversi incontri tra Unicoop e sindacati per giungere ad accordi tecnici che stabiliscano i criteri con cui verrà fatto ricorso agli ammortizzatori sociali – cassa integrazione straordinaria a rotazione per la sede centrale di Vignale Riotorto e contratti di solidarietà per la rete dei negozi – e che dovrebbero entrare a regime, stando all’ipotesi di accordo, dal 1° giugno, cioè da dopodomani; a questo punto è altamente probabile un posticipo: cassa e solidarietà potrebbero essere inaugurati, a questo punto, dal 1° luglio. È tutto da vedere. Sarà necessario attendere poi che venga risolto il rebus Ministero, che – essendo il soggetto che ci mette “la borsa” – dovrà dare il nulla osta all’architettura trovata per gli ammortizzatori.
Il fondo. Con un atto pubblico notarile del 16 maggio, Unicoop ha riscattato il diritto di superficie del fondo al piano terra e al primo piano del condominio 167 Nord, tra via Inghilterra e via Unione Sovietica; l’immobile entra così – a tutti gli effetti – nelle proprietà della società. Sul punto vendita del Pace sono accesi i riflettori anche dei sindacalisti: quando a settembre riaprirà «da lì potrebbero uscire venticinque-trenta posti di lavoro» secondo Cgil Filcams e Cisl Fisascat.
I posti di lavoro. Lo storico market potrebbe dunque rappresentare una rete di salvataggio molto elastica per eventuali esuberi di personale quando entrerà a regime il piano di ristrutturazione di Unicoop. A giugno 2016 erano 75 i dipendenti che lavoravano nel punto vendita del Pace: a ottobre vennero trasferiti tutti all’Ipercoop del centro commerciale Maremà, che ha un alto fabbisogno di personale. Dopo un restyling, il supermercato di via Inghilterra riaprirà con una superficie di vendita ridotta a circa 5-600 mq: «Credo che per gestirlo – osserva Alessandro Gualtieri (Cisl Fisascat) – servirà una trentina di addetti. Ma quello è un negozio-bancomat, per il quartiere in cui è insediato e per la storia dei soci, tant’è che io a Canova (Piero Canova, il direttore generale di Unicoop, ndr) ho detto più di una volta, anche in sede di trattativa, che se fossi in loro lo riaprirei ampliando addirittura la metratura: così ci guadagnano loro, assicurano più occupazione, offrono più servizi al quartiere». Viaggia sulla stessa lunghezza d’onda Massimiliano Stacchini (Cgil Filcams): «Per il supermercato di via Inghilterra – dice – ci vorranno almeno 25 addetti. Molto dipenderà anche da come intendano predisporlo: ad esempio, se ci saranno o meno banchi con assistenza alla clientela (macelleria, salumeria, prodotti da forno..)». Ecco perché diventa cruciale riuscire a mettere il naso in quello che sarà il progetto di ristrutturazione del punto vendita, che avrebbe dovuto essere presentato domani ai soci, ma l’appuntamento è stato posticipato (vedi box).
Il piano anticrisi. Giugno sarà un mese clou per l’universo Unicoop: tra il 7 e il 17 dovrà svolgersi il referendum con cui i dipendenti esprimeranno un giudizio sull’ipotesi di accordo siglata il 9 maggio tra l’ex Proletaria e Cgil, Cisl, Uil, con cui si sono scongiurati i licenziamenti, si sono ridotti gli esuberi a quota 500, si è deciso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Poi dovranno susseguirsi diversi incontri tra Unicoop e sindacati per giungere ad accordi tecnici che stabiliscano i criteri con cui verrà fatto ricorso agli ammortizzatori sociali – cassa integrazione straordinaria a rotazione per la sede centrale di Vignale Riotorto e contratti di solidarietà per la rete dei negozi – e che dovrebbero entrare a regime, stando all’ipotesi di accordo, dal 1° giugno, cioè da dopodomani; a questo punto è altamente probabile un posticipo: cassa e solidarietà potrebbero essere inaugurati, a questo punto, dal 1° luglio. È tutto da vedere. Sarà necessario attendere poi che venga risolto il rebus Ministero, che – essendo il soggetto che ci mette “la borsa” – dovrà dare il nulla osta all’architettura trovata per gli ammortizzatori.
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