Gioco
«Sei troppo brutta e non sai pulire»
di Francesca Gori
La moglie lo aveva denunciato: il giudice lo condanna a due anni di carcere e a 15.000 euro di risarcimento
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GROSSETO. Non sono state solo le offese a far emettere al giudice Marco Mezzaluna una condanna a due anni di reclusione e al pagamento di 15.000 euro all’ex moglie durante l’udienza di ieri mattina. Certo, erano pesanti: ma nel capo d’imputazione di un uomo di 37 anni di origini albanesi, c’era anche un altro reato, odioso: quello delle lesioni. Dei protagonisti di questa storia, ovviamente, non viene riportato il nome per non rendere riconoscibile la vittima.
La donna, anche lei trentasettenne, per mesi è stata maltrattata dal marito che l’ha picchiata in più occasioni e che è arrivato ad offenderla in tutti i modi possibili. Dicendole ad esempio che era troppo brutta, che non sapeva fare niente, che era sporca e che non sapeva nemmeno pulire la casa. E ogni volta che la donna cercava in qualche modo di difendersi e farlo smettere, lui partiva con altre offese: «Le tue cognate sono meglio di te - le diceva - prendi esempio da loro». Dalle offese però, il trentasettenne è passato nel giro di poco tempo alle minacce, brandendole contro un coltello, bottiglie e utensili da cucina, lanciandole contro oggetti, percuotendola e ferendola.
L’inferno è durato fino all’agosto del 2012 quando la donna ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine denunciando il marito. In quell’abitazione della prima periferia della città, l’uomo non si è limitato alle sole minacce: in più occasioni le ha messo le mani addosso, costringendola a rivolgersi al pronto soccorso per le cure. Botte al torace, calci alle gambe e pugni in testa. Non sono stati soltanto questi gli episodi che gli sono stati contestati in tribunale: l’ha schiaffeggiata più volte, causandole un leggero trauma cranico, l’ha presa a calcio e le ha lanciato contro una scarpa, colpendola a un braccio e provocandole anche in questo caso altri traumi, un po’ in tutto il corpo.
Ferite che addosso hanno lasciato il segno ma che forse hanno scvato ancora di più nell’animo della donna che, dopo mesi di vessazioni, ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine per mettere la parola fine a quell’inferno che era costretta a vivere per mesi e mesi.
Il giudice per l’udienza preliminare Valeria Montesarchio, all’udienza preliminare decise il rinvio a giudizio del trentasettenne che ieri mattina è stato giudicato dal giudice Marco Mezzaluna. Tra i reati che gli sono stati contestati c’è anche quello di violenza privata: durante una delle tanti liti scoppiate nell’appartamento, l’uomo dopo aver picchiato e scaraventato per terra sua moglie, le aveva anche strappato il cellulare dalle mani per evitare che desse l’allarme e chiedesse aiuto. Anche in quell’occasione l’aveva strattonata, gettata per terra e l’aveva minacciata.
Per questo il giudice Marco Mezzaluna, che ieri mattina ha celebrato il processo nei confronti del trentasettenne in composizione monocratica, ha deciso di condannarlo a due anni e cinque mesi di reclusione e al pagamento di 15.000 euro per danni morali alla donna, oltre a 2.280 euro per le spese di giudizio. Le motivazioni saranno depositate tra sessanta giorni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La donna, anche lei trentasettenne, per mesi è stata maltrattata dal marito che l’ha picchiata in più occasioni e che è arrivato ad offenderla in tutti i modi possibili. Dicendole ad esempio che era troppo brutta, che non sapeva fare niente, che era sporca e che non sapeva nemmeno pulire la casa. E ogni volta che la donna cercava in qualche modo di difendersi e farlo smettere, lui partiva con altre offese: «Le tue cognate sono meglio di te - le diceva - prendi esempio da loro». Dalle offese però, il trentasettenne è passato nel giro di poco tempo alle minacce, brandendole contro un coltello, bottiglie e utensili da cucina, lanciandole contro oggetti, percuotendola e ferendola.
L’inferno è durato fino all’agosto del 2012 quando la donna ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine denunciando il marito. In quell’abitazione della prima periferia della città, l’uomo non si è limitato alle sole minacce: in più occasioni le ha messo le mani addosso, costringendola a rivolgersi al pronto soccorso per le cure. Botte al torace, calci alle gambe e pugni in testa. Non sono stati soltanto questi gli episodi che gli sono stati contestati in tribunale: l’ha schiaffeggiata più volte, causandole un leggero trauma cranico, l’ha presa a calcio e le ha lanciato contro una scarpa, colpendola a un braccio e provocandole anche in questo caso altri traumi, un po’ in tutto il corpo.
Ferite che addosso hanno lasciato il segno ma che forse hanno scvato ancora di più nell’animo della donna che, dopo mesi di vessazioni, ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine per mettere la parola fine a quell’inferno che era costretta a vivere per mesi e mesi.
Il giudice per l’udienza preliminare Valeria Montesarchio, all’udienza preliminare decise il rinvio a giudizio del trentasettenne che ieri mattina è stato giudicato dal giudice Marco Mezzaluna. Tra i reati che gli sono stati contestati c’è anche quello di violenza privata: durante una delle tanti liti scoppiate nell’appartamento, l’uomo dopo aver picchiato e scaraventato per terra sua moglie, le aveva anche strappato il cellulare dalle mani per evitare che desse l’allarme e chiedesse aiuto. Anche in quell’occasione l’aveva strattonata, gettata per terra e l’aveva minacciata.
Per questo il giudice Marco Mezzaluna, che ieri mattina ha celebrato il processo nei confronti del trentasettenne in composizione monocratica, ha deciso di condannarlo a due anni e cinque mesi di reclusione e al pagamento di 15.000 euro per danni morali alla donna, oltre a 2.280 euro per le spese di giudizio. Le motivazioni saranno depositate tra sessanta giorni.
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