Il Tirreno

Grosseto

Patanellino, undici anni di abbandono 

di Ivana Agostini
Patanellino, undici anni di abbandono 

L’impianto per il trattamento delle alghe costato un milione e mezzo non ha mai funzionato ed è oggetto di furti e vandalismi

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ORBETELLO. I cancelli verdi sono chiusi con un lucchetto e una catena. L’enorme edificio bianco si intravede da una strada sterrata a due passi dalla laguna di Orbetello. Siamo a Patanella e l’edificio bianco è Patanellino.
È stato realizzato 11 anni fa. Lì dovevano essere trattate le alghe: l’impianto costò circa 1 milione e mezzo di euro del commissariamento non è mai entrato in funzione. Da tempo subisce atti vandalici e furti. Ora il Comune, in base all’accordo firmato con la Regione, dovrà mettere in campo misure di sicurezza per evitare furti e vandalismo. Del Patanellino si torna a parlare ora. «Il Comune di Orbetello – spiegano gli uffici regionali – ha, in base all’accordo con la Regione, incaricato un tecnico che faccia un verbale sulle condizioni dell’impianto. Stiamo aspettando i risultati per poter procedere al suo ripristino». Fino al 2012 la laguna era gestita da un commissario. L’ultimo è stato Rolando Di Vincenzo.
A Patanella, per anni, sono state stoccate le alghe raccolte in laguna. Non solo. Dal 1995 vi è stato portato di tutto comprese tonnellate di ossa di mucche che Di Vincenzo, nel 1997, fece subito rimuovere. «In quella zona – spiega lui – sono stati stoccati enormi quantitativi di alghe». Da qui il problema della bonifica del sito. «Il punto finale cui si sarebbe dovuti arrivare – dice Di Vincenzo – era la costruzione e messa in opera del Patanellone, impianto a biomasse dove si sarebbero sfruttati alghe e sfalci verdi per produrre energia a emissione zero. Il tutto integrato dal fotovoltaico e dal trattamento di fanghi della depurazione misti ad altri delle laguna, non contaminati, per produrre ammendante (sorta di fertilizzante del terreno)». Un impianto complesso che avrebbe sostituito i precedenti: «Durante i tre anni necessari per costruire il Patanellone – continua Di Vincenzo – avrebbe funzionato il Patanellino, ovvero un adeguamento strutturale sfruttando macchinari che sarebbero poi serviti in un secondo momento nel Patanellone, e che sarebbe arrivato solo a una prima fase del processo, quella di trasformazione delle alghe da rifiuto speciale non pericoloso a rifiuto. Tutto questoavrebbe previsto raccolta, triturazione, lavaggio, separazione delle impurità che creano il cosiddetto percolato che, con un primo trattamento, sarebbe stato reso idoneo per l’immissione in rete fognante, senza le deroghe della gestione straordinaria».
Patanellone non vide luce e Patanellino dopo le integrazioni chieste dall’amministrazione Paffetti è rimasto lì. «Ho consegnato al sindaco Andrea Casamenti circa 150 foto - conclude l’ex commissario - e una relazione che attestavano l’incuria degli impianti perché la mandasse alla Regione. Non so di chi siano le colpe dello stato di Patanellino, ma di certo c’è un gravissimo stato di abbandono».

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