Il Tirreno

Grosseto

Arco negato alla bambina down 

di Gabriele Baldanzi
Arco negato alla bambina down 

In piazza Dante, Ginevra voleva fare un tiro dimostrativo come tutti ma l’istruttore non l’ha consentito

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GROSSETO. Ginevra è una bambina di cinque anni con sindrome di down. Domenica, in fila con la madre in piazza Dante, al gazebo della Compagnia Maremmana Arcieri di Grosseto, le è stato impedito di fare un tiro di prova con l’arco.
Non ha potuto emulare Merida, la sua eroina dai capelli rossi e ricci, protagonista del cartone preferito, icona della Disney. Un episodio spiacevole, che ha intristito Ginevra e che Sara Restante, la madre, vicepresidente dell’associazione italiana persone down di Grosseto, racconta così.
«Sono amareggiata e triste per ciò che è accaduto – spiega Sara – da anni porto avanti con l’associazione, a Grosseto, campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione delle persone down. Sono abituata ad affrontare scalini molto alti, ma stavolta è stato veramente brutto e ho preferito, sul momento, evitare discussioni. Anche perché eravamo in una piazza, durante una festa… Mi sono sfogata dopo, forse sbagliando, ma credo che certi fatti non debbano passare sotto silenzio. Perché il problema, nel caso specifico, non è una regola da rispettare (noi siamo abituati a rispettarle), ma la mancanza di buon senso, l’approccio che l’istruttore ha avuto con noi, cioè con quello che per lui si è presentato come il problema».
Sara Restante è un’attivista dell’associazione, anche a livello nazionale. «Conosco migliaia di altri genitori e combatto da anni al fianco di mia figlia e delle persone down. Conosco bene Romina Alesiani, mamma di Manuel De March, il giovane arciere, bravissimo, vincitore di gare con pari età normodotati, escluso dalle gare Fitarco. E conosco perfino le ragioni per cui esistono quelle regole, che non condivido, ma rispetto. Detto questo si trattava di permettere a una bambina di cinque anni un semplicissimo tiro di prova, nel corso di una dimostrazione, di un gioco, non certo di una gara. Non doveva scagliare cento frecce… Ma l’istruttore non l’ha compreso e si è fatto forte della sua competenza». «Per la prima volta – prosegue la mamma – mi sono sentita triste per Ginevra. Di solito mi sforzo di lanciare messaggi positivi, ma stavolta non ce l’ho fatta. L’istruttore l’ha ripetutamente ignorata facendole passare avanti altri bambini. Quando mi sono permessa di chiedere spiegazioni, lui mi ha risposto così, davanti alla bimba: “Se non sbaglio ha la sindrome di down, mi dispiace ma non posso. Loro hanno un problema alla nuca e per regolamento non posso. Ho fatto un corso adesso”. Ho insistito, chiedendo di farla tirare insieme al babbo. Nulla. Ha fatto scorrere la fila come se fossimo invisibili. Ginevra stava per mettersi a piangere, poi l’ho convinta ad andare a ballare». Il faccino a punto interrogativo di Ginevra è ciò che fa più male a Sara: «È mancato il buon senso e il tatto. L’istruttore poteva dircelo in disparte, invece ha fatto finta che lei non fosse in fila, facendo passare avanti altri bimbi…». Sui social per Sara è arrivata una valanga di solidarietà. Una piccola consolazione. Intanto da Scansano gli arcieri del Torrione si sono fatti avanti offrendo a Ginevra-Merida arco, frecce e faretra per fare qualche tiro di prova.

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