La protesta
Un 2016 “orribile” per le piccole e medie imprese
di Gabriele Baldanzi
I dati di Cna: netta flessione del fatturato, in tutti i settori E la Maremma segna il record negativo dell’intera Toscana
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GROSSETO . Le piccole e medie imprese grossetane, nel 2016, hanno fatto registrare una netta flessione del fatturato, con un calo preoccupante anche degli altri indicatori economici.
È la sintesi della situazione delle imprese artigiane della Maremma registrata dal cosiddetto rapporto Trend, l’indagine congiunturale che ogni anno la Cna Toscana effettua per analizzare lo stato di salute di medie, piccole e micro imprese della regione.
La diagnosi. Ieri mattina, nella sala conferenze dell’associazione, in via Birmania c’è stata la presentazione dei report relativi al 2016.
«I risultati che emergono – commenta il direttore di Cna, Annarita Bramerini – sono il frutto dell’analisi dei dati contabili di centinaia di soggetti, campionati dall’Istat. Abbiamo una copertura completa per i settori manifatturiero, delle costruzione e dei servizi, ma che non trascura neppure i professionisti e chi opera nel settore della ristorazione, del turismo e del commercio. Insomma una fotografa reale che a noi serve per individuare nuove linee di intervento».
Maremma fanalino di coda. Grosseto, stando ai numeri, è in coda alla Toscana. Se le piccole e medie imprese toscane, a causa di una congiuntura all’insegna della contrazione, fanno registrare sui ricavi una situazione economica a “orbita zero” (-0,5 per cento, per l’esattezza), le imprese maremmane si attestano purtroppo ancora più sotto (-2,5).
Il rapporto Trend prende a riferimento il periodo che va da gennaio a settembre 2016 e misura le principali variabili aziendali relative a costi e ricavi, alla spesa per i consumi e al costo per le retribuzioni.
Crolla la spesa per le retribuzioni. «Nella nostra provincia – prosegue Anna Rita Bramerini, direttore di Cna Grosseto – la congiuntura economica della micro e piccola impresa è negativa, soprattutto per quanto riguarda i ricavi che, nel territorio, presentano un calo del giro d’affari trasversale ai principali settori economici intorno al –2,5 per cento».
Si tratta di una delle performance congiunturali peggiori su base regionale, che si somma alle tendenze negative riscontrate sul versante dei ricavi contoterzi (-2,9 per cento, della spesa per consumi (-3,4 per cento), ma soprattutto nella contrazione della spesa per le retribuzioni (addirittura -10,2 per cento).
Al contrario del resto della regione, dove il settore contoterzi tiene, la provincia di Grosseto presenta una tendenza negativa, così come caratterizzate dal segno meno sono anche le costruzioni, il sistema manifatturiero e il macrosettore dei servizi, che presenta una variazione negativa dei ricavi, pari al –2,7 per cento.
La foto settore per settore. In sostanziale pareggio, invece, è il settore dei servizi alle famiglie, che nel 2016 registra un +0,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre si registra un aumento dei ricavi sul commercio all’ingrosso, caratterizzato da un +5,2 per cento.
Gli altri comparti dei servizi, invece, sono caratterizzati dalla diminuzione: si va dal –1,4 per cento per la ristorazione e il turismo, al –2,9 per cento dei servizi alle imprese, passando per il –3,5 per cento dei trasporti, il –5,1 per cento del commercio al dettaglio e il –6,1 per le riparazioni.
La crisi dell’edilizia. Il settore delle costruzioni è in difficoltà ben al di là della semplice fase recessiva.
«In questo caso – spiega ancora Anna Rita Bramerini – ci troviamo di fronte a una crisi di settore di medio periodo, che caratterizza, però, tutta la regione».
Nel comparto delle costruzioni, infatti, sono in flessione sia i ricavi, con un –1,8 per cento, sia le retribuzioni e i consumi.
«Una sofferenza analoga – prosegue Bramerini – si registra anche nell’impiantistica, con un saldo negativo del meno 2,7 per cento».
Manifatturiero. Infine il sistema manifatturiero, che presenta una diminuzione dei ricavi del – 2,5 per cento, fatta eccezione per il piccolo comparto provinciale della moda (che fa segnare ricavi del + 3,4 per cento nei primi nove mesi del 2016).
In calo infine il cosiddetto “altro manifatturiero”, con un –0,4 per cento: il comparto della meccanica segna un – 4, 7%, e il settore del legno-mobili addirittura –7,7 per cento.
Prospettive. Per il 2017 le prospettive sono orientate verso una lieve stabilizzazione positiva.
«Questo – conclude l’esperto Andrea Manuelli, della Local Global, società di consulenza di Cna – sarebbe coerente con la minor flessione del fatturato dei servizi e, soprattutto, con il rimbalzo positivo dei costi aziendali, che si attestano sul più 3,9 per cento e che farebbero pensare a un lieve rialzo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È la sintesi della situazione delle imprese artigiane della Maremma registrata dal cosiddetto rapporto Trend, l’indagine congiunturale che ogni anno la Cna Toscana effettua per analizzare lo stato di salute di medie, piccole e micro imprese della regione.
La diagnosi. Ieri mattina, nella sala conferenze dell’associazione, in via Birmania c’è stata la presentazione dei report relativi al 2016.
«I risultati che emergono – commenta il direttore di Cna, Annarita Bramerini – sono il frutto dell’analisi dei dati contabili di centinaia di soggetti, campionati dall’Istat. Abbiamo una copertura completa per i settori manifatturiero, delle costruzione e dei servizi, ma che non trascura neppure i professionisti e chi opera nel settore della ristorazione, del turismo e del commercio. Insomma una fotografa reale che a noi serve per individuare nuove linee di intervento».
Maremma fanalino di coda. Grosseto, stando ai numeri, è in coda alla Toscana. Se le piccole e medie imprese toscane, a causa di una congiuntura all’insegna della contrazione, fanno registrare sui ricavi una situazione economica a “orbita zero” (-0,5 per cento, per l’esattezza), le imprese maremmane si attestano purtroppo ancora più sotto (-2,5).
Il rapporto Trend prende a riferimento il periodo che va da gennaio a settembre 2016 e misura le principali variabili aziendali relative a costi e ricavi, alla spesa per i consumi e al costo per le retribuzioni.
Crolla la spesa per le retribuzioni. «Nella nostra provincia – prosegue Anna Rita Bramerini, direttore di Cna Grosseto – la congiuntura economica della micro e piccola impresa è negativa, soprattutto per quanto riguarda i ricavi che, nel territorio, presentano un calo del giro d’affari trasversale ai principali settori economici intorno al –2,5 per cento».
Si tratta di una delle performance congiunturali peggiori su base regionale, che si somma alle tendenze negative riscontrate sul versante dei ricavi contoterzi (-2,9 per cento, della spesa per consumi (-3,4 per cento), ma soprattutto nella contrazione della spesa per le retribuzioni (addirittura -10,2 per cento).
Al contrario del resto della regione, dove il settore contoterzi tiene, la provincia di Grosseto presenta una tendenza negativa, così come caratterizzate dal segno meno sono anche le costruzioni, il sistema manifatturiero e il macrosettore dei servizi, che presenta una variazione negativa dei ricavi, pari al –2,7 per cento.
La foto settore per settore. In sostanziale pareggio, invece, è il settore dei servizi alle famiglie, che nel 2016 registra un +0,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre si registra un aumento dei ricavi sul commercio all’ingrosso, caratterizzato da un +5,2 per cento.
Gli altri comparti dei servizi, invece, sono caratterizzati dalla diminuzione: si va dal –1,4 per cento per la ristorazione e il turismo, al –2,9 per cento dei servizi alle imprese, passando per il –3,5 per cento dei trasporti, il –5,1 per cento del commercio al dettaglio e il –6,1 per le riparazioni.
La crisi dell’edilizia. Il settore delle costruzioni è in difficoltà ben al di là della semplice fase recessiva.
«In questo caso – spiega ancora Anna Rita Bramerini – ci troviamo di fronte a una crisi di settore di medio periodo, che caratterizza, però, tutta la regione».
Nel comparto delle costruzioni, infatti, sono in flessione sia i ricavi, con un –1,8 per cento, sia le retribuzioni e i consumi.
«Una sofferenza analoga – prosegue Bramerini – si registra anche nell’impiantistica, con un saldo negativo del meno 2,7 per cento».
Manifatturiero. Infine il sistema manifatturiero, che presenta una diminuzione dei ricavi del – 2,5 per cento, fatta eccezione per il piccolo comparto provinciale della moda (che fa segnare ricavi del + 3,4 per cento nei primi nove mesi del 2016).
In calo infine il cosiddetto “altro manifatturiero”, con un –0,4 per cento: il comparto della meccanica segna un – 4, 7%, e il settore del legno-mobili addirittura –7,7 per cento.
Prospettive. Per il 2017 le prospettive sono orientate verso una lieve stabilizzazione positiva.
«Questo – conclude l’esperto Andrea Manuelli, della Local Global, società di consulenza di Cna – sarebbe coerente con la minor flessione del fatturato dei servizi e, soprattutto, con il rimbalzo positivo dei costi aziendali, che si attestano sul più 3,9 per cento e che farebbero pensare a un lieve rialzo».
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