Il Tirreno

Grosseto

«Pozzi, il Comune faccia un dietrofront» 

di Gabriele Baldanzi
«Pozzi, il Comune faccia un dietrofront» 

Il Psi interviene sulle «pessime scelte gestionali» sull’acqua irrigua «Occorreva terminare il censimento e attendere la fine della stagione calda»

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GROSSETO. «Ecco la verità sui pozzi». La questione dei pozzi irrigui, al centro della cronaca politica cittadina, ha risvolti tecnici e amministrativi. L’ex assessore ai lavori pubblici Giuseppe Monaci ne ha parlato con chiarezza nel comitato comunale del suo partito – il Psi – e dal suo contributo è stata concepita una proposta politica a firma del partito socialista.
La norma e il buon senso. «Innanzitutto – si legge nel documento – occorreva terminare il censimento dei pozzi, già iniziato con la passata amministrazione, e in ogni caso attendere il termine della stagione calda per prendere provvedimenti, magari coinvolgendo i cittadini». Poi il Psi ricostruisce quanto accaduto tra il 2012 e il 2016 con Monaci assessore. «Proprio il nostro assessore – scrivono i socialisti – si pose per primo il problema di cessare la pluridecennale pratica di garantire l’acqua irrigua a spese della fiscalità generale, perché distribuire acqua per irrigazione non è compito del Comune. Non lo è e non lo è mai stato. L’assessore agì per risolvere una situazione sedimentata nei decenni precedenti applicando le norme senza perdere di vista il buon senso».
Premessa. «Deve essere chiaro a tutti – dice Monaci – che il Comune ha pochissimi pozzi di sua esclusiva pertinenza, mi riferisco a quelli usati per irrigare il verde pubblico al velodromo, al parco Silvano Signori, allo stadio. Il resto dei pozzi, la stragrande maggioranza, furono realizzati convenzionalmente nelle lottizzazioni e poi presi in carico dall’amministrazione. Sono anch’essi, quindi, di proprietà comunale e le utenze elettriche sono intestate al Comune così come le concessioni per emungimenti. Il Comune, inoltre, ne cura la manutenzione straordinaria e ordinaria. In questi pozzi, però, fin dall’inizio, sono allacciati anche giardini condominiali o privati, per un totale di 5-6mila utenze. Nel tempo, quando il Comune ha rinunciato a irrigare aree a verde pubblico, questi pozzi sono rimasti a servire i soli privati».
Il censimento. L’obbiettivo che si pose l’amministrazione Bonifazi fu quello di far pagare a ogni privato la quota parte di acqua, comprese energia elettrica e le spese varie per ogni singolo pozzo. Il Comune, ugualmente, avrebbe messo la sua quota in base all’acqua consumata. Proprio per questa ragione fu attivato il censimento delle utenze, con uno sforzo operativo enorme per mettere in ordine decenni di informazioni confuse.
Cosa andava fatto. Con Monaci assessore furono sentiti gli amministratori di condominio, effettuati incontri e spedite centinaia di lettere. «Molti utenti – prosegue Giuseppe Monaci – una volta censiti, avrebbero potuto regolarizzare la loro posizione mediante pagamento di un canone annuo calibrato sui mq di verde posseduto. Mentre in prospettiva il pagamento poteva basarsi sul reale consumo di acqua, mediante applicazione di contatori. Non a caso Sistema, dal 2014, iniziò a migliorare la rete con adeguamenti impiantistici e a contenere i consumi eliminando ogni spreco. Su questa direttrice si doveva proseguire, magari stabilendo un tempo massimo oltre il quale gli utenti non regolarizzati avrebbero visto i rubinetti chiudersi. Invece hanno preferito mettere in ginocchio i cittadini a primavera iniziata obbligandoli a febbrili rincorse».
Pessima scelta del Comune. Per il Psi l’idea di trasferire i pozzi ai privati è un’autentica bestemmia, un’operazione impossibile da realizzarsi, nella quale secondo i socialisti potrebbero anche profilarsi dei risvolti illeciti. «I pozzi sono patrimonio comunale – concludono i socialisti grossetani – hanno un valore non indifferente dato dal costo delle autorizzazioni, il costo della perforazione, impianto, pompa, tubazioni e quadro elettrico. Trasferirli ai privati, come ora sostiene il Comune, significa disfarsi di un patrimonio. Offrirli gratis è follia. Non era più semplice proseguire il lavoro già iniziato? Non era meglio concertare con Sistema e i cittadini un tempo limite per regolarizzarsi? Così facendo si è messo la gente nella scomoda condizione di far seccare i giardini o di procedere a un’irrigazione abusiva con acqua potabile. Senza contare i furbetti che riusciranno ad attivare il pozzo comunale. Un’illegittimità figlia della perentoria, tardiva e irrazionale presa di posizione del Comune. Sarebbe bene che l’amministrazione ammettesse l’errore di valutazione e compisse una marcia indietro».

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