Il Tirreno

Grosseto

Scontro tra amministratori e Comune 

di Francesca Ferri
Scontro tra amministratori e Comune 

Trenta capi condominio, raccolti in comitato, chiedono di conoscere le condizioni degli impianti. L’ente risponde di no

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GROSSETO. Si può comprare a scatola chiusa sapendo che la merce in vendita è al 90 per cento guasta, rotta e inutilizzabile? Buonsenso dice di no e così la pensa anche una trentina di amministratori di condominio grossetani che si sono ritrovati tra le mani a gestire la scottante partita dei pozzi comunali usati dai privati per irrigare i loro giardini.
E che ieri, dopo essersi organizzati in un comitato, si sono visti negare dal Comune di Grosseto la possibilità di conoscere in anticipo le condizioni dei pozzi _ gestiti dalla partecipata del Comune Sistema _ prima di prenderli in concessione. «Altro che iter concluso, come dice l’assessore Riccardo Megale», tuonano.
Niente acqua. La vicenda è arcinota. L’11 aprile il Comune di Grosseto ha informato gli amministratori di condominio grossetani _ neanche tutti, lamenta il gruppo di trenta amministratori _ che non avrebbe riaperto i pozzi in forza di una legge regionale che vieta all’amministrazione pubblica di fornire acqua a uso privato.
Pochi giorni dopo ventisette amministratori _ come raccontato dal Tirreno _ scrissero al Comune per chiedere di rinviare la decisione a dopo l’estate per dare la possibilità ad amministratori e singoli cittadini di prendersi in carico i pozzi.
Un’operazione complicata. L’operazione è infatti particolarmente complicata. Gli ostacoli sono di diversa natura: ogni pozzo serve più condomìni, quindi decine e decine di famiglie _ amministrate magari da amministratori diversi _ che devono incontrarsi, mettersi d’accordo, creare un supercondominio e nominare un rappresentante.
In più quasi il 90 per cento dei pozzi è fuori uso: pieno di sabbia, con i tubi rotti, con le pompe che non funzionano. Infine, non esiste neppure una mappa degli allacci. Da sempre, infatti, i pozzi comunali _ una novantina sparsi in tutta la città _ vengono utilizzati dai privati (costano soprattutto la manutenzione e la corrente per la pompa) e in decenni di servizio non si contano gli allacci abusivi. Insomma: sulla base di quali informazioni i cittadini possono decidere se accollarsi o meno un pozzo?
Spese: prima o dopo? In queste settimane amministratori e Comune si sono incontrati per cercare un punto di convergenza. I rappresentanti dei condomini, vistisi negare la deroga, hanno chiesto di poter modificare il modello di manifestazione di interesse _ un’istanza per il rilascio dell’autorizzazione all’uso del pozzo _ che gli uffici comunali hanno preparato. In particolare speravano di cambiare il punto in cui il Comune prevede che le volture delle utenze ed eventuali spese di manutenzione vengano fatte già al momento della manifestazione di interesse, cioè prima che la concessione sia accordata.
Insomma, per il Comune l’aspirante nuovo titolare del pozzo (a nome del supercondominio) che presenti oggi la manifestazione di interesse a prendere il pozzo in comodato d’uso gratuito a tempo indeterminato _ questa la formula dato che il pozzo resta di proprietà del Comune – dovrebbe cominciare a pagare le spese del pozzo da subito, pur non avendo ancora visionato l’impianto e anche se l’autorizzazione potrebbe essergli concessa dopo settimane, se non mesi.
I dubbi degli amministratori. E se nel frattempo si rompe un tubo e si deve spaccare una strada per ripararlo? E, se al pozzo sono allacciati degli abusivi? Lavori ed energia elettrica li deve pagare il supercondominio? E, ancora: mettiamo il caso di un pozzo che potrebbe servire cinque palazzi, come possono i condòmini valutare se prenderlo o no in concessione senza sapere in che condizioni è, quali eventuali spese servono a rimetterlo a posto e chi vi è allacciato? Cosa dire, insomma, ai condòmini durante le assemblee per creare i supercondomìni?
Queste e altre domande sono state poste ieri pomeriggio in una conferenza stampa convocata nello studio di amministrazione condominiale di Marco Scollo Abeti. Presenti, oltre a Scollo Abeti, l’avvocata Elisabetta Fortunati e gli amministratori David Pifferi, Laura Papini, Marcello Treglia.
Incontro senza esito. Poche ore prima, al mattino, una delegazione di amministratori, aveva incontrato il segretario comunale Angelo Ruggiero e il dirigente Nazario Festeggiato. «Sistema non sa di preciso quali pozzi funzionano e quali no _ spiega Fortunati _ tant’è che ci hanno detto che su 90 pozzi esistenti ne funzionano otto o nove». Per questo il comitato di amministratori aveva proposto di prendersi l’impegno di fare il censimento sui pozzi e di verificarne il funzionamento. «Volevamo anche sapere quali sono i costi di gestione e ce lo deve dire Sistema _ prosegue _. Solo una volta avute queste informazioni si possono fare le assemblee condominiali».
Rabbia e delusione. Così non è stato. «Alle nostre richieste hanno risposto di no _ dice Fortunati _ e ci hanno rimandati a domani (oggi) per una risposta della giunta». «Come amministratori ci siamo impegnati e continuiamo a impegnarci in tutti i modi per fare un passaggio morbido _ tuona Treglia _ ma qui il Comune doveva organizzare un passaggio coordinato e concertato. Che non ha fatto». «La legge che ha cambiato le regole risale allo scorso agosto. Diciamo che ci hanno dormito un po’», conclude Fortunati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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