Gioco
La petizione salva lupo sale a quota 30.000
di Giulia Sili
Boom di firmatari dopo l’episodio dell’esemplare scuoiato. Rabazzi (Cia) risponde all’attacco del web
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MONTEROTONDO MARITTIMO . Ha quasi toccato le 30. 000 sottoscrizioni la petizione lanciata da Save Our Wolves International sul sito di Care2 per chiedere alla Comunità Europea di salvaguardare il lupo italiano e, contestualmente, «di indagare su Enrico Rabazzi» – chiede la petizione – cioè il presidente della Cia di Grosseto, noto per le sue posizioni in difesa degli allevatori. La petizione – firmata da utenti provenienti da ogni parte del mondo e nata in seguito al ritrovamento del lupo scuoiato e appeso ad un cartello stradale nel Comune di Monterotondo Marittimo – ha tra i firmatari anche Brian May, il chitarrista dei Queen, che in un tweet ha definito l’uccisione dell’animale «la vergogna della Toscana».
Rabazzi risponde: «Ho condannato fin da subito il gesto compiuto a Monterotondo Marittimo – dice – Si è trattato di un atto barbaro e incivile, ma per la ritorsione sul territorio e sulla mia persona non ci sono scusanti: gli animalisti che si stanno lanciando in battaglie in strenua difesa dei lupi non hanno la piena visione della situazione».
Per Rabazzi si è trattato di sensibilità a senso unico: «È nota la mia battaglia in difesa degli allevatori che oggi più che mai sono vittime – ha continuato il presidente della Cia – Chi parla non ha idea di quale sia la vita di chi fa pastorizia. Se non si pone rimedio alla situazione dei lupi, ma soprattuto degli ibridi, che aumentano di anno in anno, si distruggerà un settore che lega a sé tantissimi posti di lavoro. Non si tratta soltanto di 2000 pastori toscani ma di tutta un’economia nazionale».
Rabazzi pensa che quello di Monterotondo sia stato un episodio mirato a bloccare le soluzioni pensate a favore degli allevatori: «Mi sembra di trovarmi nel clima di terrore degli anni’70 – spiega Rabazzi – Proprio nel momento in cui stiamo andando verso alcune soluzioni in favore degli allevatori, accade questa cosa che mette in cattiva luce la categoria».
Quella dei lupi è una situazione che desta preoccupazione tra gli allevatori: «Se si guarda al piano del lupo in discussione al Ministero, vediamo che il lupo si trova sulle Alpi e sugli Appennini, e non fuori da quei territori – spiega Rabazzi – ma in realtà ci sono state segnalazioni da ogni parte della Toscana. Si tratta di una situazione anomala che ha portato molti allevatori alla disperazione».
Per il presidente è lecito chiedere il contenimento della specie: «Il lupo è protetto ma la legge dice che c’è possibilità di derogare quando si ripetono danni alle persone o alle cose – precisa il presidente di Cia – Con questo non voglio giustificare il gesto compiuto a Monterotondo, anche in guerra c’è il rispetto dell’avversario».
La vicenda ha riguardato direttamente anche il Comune di Monterotondo che si è visto attaccato da una fitta rete di animalisti che si sono sistematicamente scagliati sulla pagina Facebook della cittadina chiedendo giustizia. Si è trattato di una pressione talmente forte che ha portato alla chiusura della sezione dei commenti sulla pagina del Comune: «Siamo stati attaccati dagli animalisti – dice il sindaco Giacomo Termine – Chi scrive chiede giustizia ma non spetta a noi fare le indagini; ci stanno pensato i Ris di Roma, il comandante generale dell’arma dei carabinieri e la forestale; purtroppo però – aggiunge Termine – si è reso necessario chiudere la pagina dei commenti perché si stavano susseguendo delle atrocità; la chiusura non è un gesto poco democratico da parte nostra perché quello che abbiamo ricevuto è stato un vero e proprio attacco».
Rabazzi risponde: «Ho condannato fin da subito il gesto compiuto a Monterotondo Marittimo – dice – Si è trattato di un atto barbaro e incivile, ma per la ritorsione sul territorio e sulla mia persona non ci sono scusanti: gli animalisti che si stanno lanciando in battaglie in strenua difesa dei lupi non hanno la piena visione della situazione».
Per Rabazzi si è trattato di sensibilità a senso unico: «È nota la mia battaglia in difesa degli allevatori che oggi più che mai sono vittime – ha continuato il presidente della Cia – Chi parla non ha idea di quale sia la vita di chi fa pastorizia. Se non si pone rimedio alla situazione dei lupi, ma soprattuto degli ibridi, che aumentano di anno in anno, si distruggerà un settore che lega a sé tantissimi posti di lavoro. Non si tratta soltanto di 2000 pastori toscani ma di tutta un’economia nazionale».
Rabazzi pensa che quello di Monterotondo sia stato un episodio mirato a bloccare le soluzioni pensate a favore degli allevatori: «Mi sembra di trovarmi nel clima di terrore degli anni’70 – spiega Rabazzi – Proprio nel momento in cui stiamo andando verso alcune soluzioni in favore degli allevatori, accade questa cosa che mette in cattiva luce la categoria».
Quella dei lupi è una situazione che desta preoccupazione tra gli allevatori: «Se si guarda al piano del lupo in discussione al Ministero, vediamo che il lupo si trova sulle Alpi e sugli Appennini, e non fuori da quei territori – spiega Rabazzi – ma in realtà ci sono state segnalazioni da ogni parte della Toscana. Si tratta di una situazione anomala che ha portato molti allevatori alla disperazione».
Per il presidente è lecito chiedere il contenimento della specie: «Il lupo è protetto ma la legge dice che c’è possibilità di derogare quando si ripetono danni alle persone o alle cose – precisa il presidente di Cia – Con questo non voglio giustificare il gesto compiuto a Monterotondo, anche in guerra c’è il rispetto dell’avversario».
La vicenda ha riguardato direttamente anche il Comune di Monterotondo che si è visto attaccato da una fitta rete di animalisti che si sono sistematicamente scagliati sulla pagina Facebook della cittadina chiedendo giustizia. Si è trattato di una pressione talmente forte che ha portato alla chiusura della sezione dei commenti sulla pagina del Comune: «Siamo stati attaccati dagli animalisti – dice il sindaco Giacomo Termine – Chi scrive chiede giustizia ma non spetta a noi fare le indagini; ci stanno pensato i Ris di Roma, il comandante generale dell’arma dei carabinieri e la forestale; purtroppo però – aggiunge Termine – si è reso necessario chiudere la pagina dei commenti perché si stavano susseguendo delle atrocità; la chiusura non è un gesto poco democratico da parte nostra perché quello che abbiamo ricevuto è stato un vero e proprio attacco».
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