Il Tirreno

Grosseto

I predatori assaltano due greggi a Istia  

di Fiora Bonelli

A nulla sono valse le reti anti-attacco e i cani di guardianìa  

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GROSSETO. Dissuasori, cannoncini, cani da guardianìa, reti antilupo. Non c’è nulla da fare. I lupi non si fermano e prendono di mira Istia d’Ombrone. A quattro passi da Grosseto sabato i predatori sono di nuovo entrati in azione. Due sono state le aziende colpite e una di esse per due volte a distanza di 10 giorni. A nulla sono valsi gli accorgimenti. Nemmeno sono servite le reti antilupo perché i predatori, ormai, attaccano in pieno giorno, quando le pecore sono al pascolo; dentro i recinti vengono sistemate nelle ore notturne.
Gli allevamenti sono quelli di Luca Petrucci con azienda a Maiano e di Mauro Zambernardi del podere Bellavista, vicini e vittime, presumibilmente, del medesimo branco: «Deve essersi trattato di un branco – spiega Zambernardi – perché non si accontentano di una pecora. In due attacchi a poca distanza l’uno dall’altro ho perso quattro capi, praticamente scannati davanti a casa. Gli attacchi sono avvenuti in pieno giorno, l’ultimo sabato, sebbene io abbia sei cani da guardianìa. E altri due cani sono in arrivo. Oltre alle pecore morte, ferite e ferme nella produzione per lo choc, dobbiamo pure mantenere un esercito di cani che mi costano un occhio della testa. Ogni 25 giorni mi occorre un quintale di crocchette per sfamarli tutti. Poi c’è la paura. Tre sere fa si è terrorizzata anche la vacca col vitellino e pure il cane è fuggito dietro al trattore. Devono essere bestie grandi, perché i fori nel collo delle pecore sono eccezionali».
Zambernardi fa parte del gruppo di allevatori di DifesAttiva, un progetto nato all’interno di Life Medwolf che ha come responsabile Luisa Vielmi, che specifica: «Purtroppo il gregge di Zambernardi è stato attaccato sul fronte di un sottogruppo in quel momento scoperto dai cani; ma nella predazione di alcuni giorni addietro, se non ci fossero stati i cani vicino, sarebbe stata una catastrofe. I cani non risolvono il problema, ma lo tamponano. Sono un beneficio in una situazione grave che io spero venga risolta. Bisognerà riconoscere prima o poi la virtuosità dei pastori e il loro impegno».
Dopo la perdita secca di quattro agnelli e un paio di pecore disperse, Petrucci ne ha per tutti: «Stavo mungendo– racconta – quando il vicino mi ha avvertito che ci doveva essere qualche bestiaccia in giro. Ma l’avvertimento è stato inutile. I predatori mi avevano già razziato quattro agnellini. Due le pecore disperse. Io dico solo una parola: vergogna. Non si vuole proprio aiutare chi lavora e chi tutti i giorni, comprese le feste comandate, si rimbocca le maniche e va avanti. Non conosciamo Natale né Pasqua, domeniche e feste patronali. Qui ci vuole la rivoluzione. Non andrò mai più a votare per nessuno perché nessuno da anni e anni si preoccupa di noi. Siamo rimasti quattro gatti a fare allevamento: è per questo che in termini di voti – sottolinea – contiamo poco. Dettano legge sulla nostra pelle quelli più numerosi di noi e che, però, non hanno mai visto una pecora in vita loro e si esaltano per i lupi. Si prova vergogna davanti al fatto che si dia retta a gruppi di potere che stanno mandando all’aria il nostro lavoro. Lasciano mangiare le pecore dai lupi, perché ora “lupo è bello”, e i prodotti caseari diminuiscono il prezzo. Latte e carne fra poco si regaleranno».
Petrucci per difendersi ha messo in atto vari strumenti: cannoncini, dissuasori... ma non sono serviti a tenere a bada i predatori. «Non posso tenere i cani – spiega– perché la mia azienda si trova proprio affacciata alla strada ed è troppo pericoloso avere cani da guardianìa per chi passa in bicicletta, coi motorini o anche a piedi». E ancora Vielmi aggiunge: «Prendere i cani è un lavoro in più – dice – e spese economiche notevoli. Chi non se la sente fa bene a non prenderli».

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