Il Tirreno

Grosseto

«Da città che eccelle a città che cancella» 

«Da città che eccelle a città che cancella» 

Centrosinistra contro le scelte di Fondazione Grosseto Cultura: «Azzera una buona cosa per nuovi progetti. Che poi rinvia»

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GROSSETO. Lo sfogo di Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli e madre della seconda figlia del regista, ha acceso i riflettori nazionali sulla cancellazione del Premio Monicelli, voluta – dopo quattro anni di onorata attività – dal nuovo presidente di Fondazione Grosseto Cultura con il sostegno della nuova amministrazione comunale.
Monicelli è un maestro conosciuto e amato in tutto il mondo e il caso fa parlare l’Italia intera. Ieri altri importanti quotidiani nazionali sono tornati sulla vicenda (con parole non tenere verso la decisione), che ovviamente tiene banco anche in città. Dove adesso prendono la parola i consiglieri comunali dei gruppi Pd (Lorenzo Mascagni, Manuele Bartalucci, Ciro Cirillo, Marco Di Giacopo, Catuscia Scoccati) e Lista Mascagni Sindaco (Carlo De Martis, Marilena Del Santo), cogliendo l’occasione non solo per “bocciare la bocciatura” del Premio, ma anche in toto il nuovo corso di Fondazione Cultura.
«Che la sorte del Premio Monicelli fosse segnata lo si sapeva fin dal 2 novembre dello scorso anno – scrivono i consiglieri di opposizione – giorno in cui il sindaco di Grosseto nominava alla presidenza della Fondazione una figura, come quella di Francesco Mori, che poteva vantare un interessantissimo florilegio di esternazioni pubbliche, tra le quali ne spiccava una giustappunto dedicata al Premio Monicelli e allo stesso regista, vilipeso per essersi tolto la vita: “Un concorso intitolato a chi è morto maledicendo la vita e disprezzando la speranza come una trappola. Cosa aspettarsi ancora dal premio Monicelli?”. Detto fatto. In occasione della presentazione ai soci del progetto culturale per l’anno 2017 il Premio Monicelli, come per magia, non c’era più».
Pd e Lista Mascagni ricordano quei giorni: «“Fuori Mario Monicelli dentro Vittorio Sgarbi. Il 2017 di Fondazione”», titolavano i giornali. E gli stessi soci finanziatori della Fondazione esprimevano il rammarico per la soppressione di un’esperienza che si era rivelata tanto preziosa e proficua».
Eppure – fanno notare i consiglieri di minoranza – «solo pochi mesi fa, all’indomani della nomina di Francesco Mori alla presidenza della Fondazione, alla precisa domanda se iniziative come il Premio Monicelli rischiassero di chiudere i battenti, l’assessore alla cultura Luca Agresti rassicurava i grossetani: “Guardi appartengo a quel tipo di amministratore che non cancella un’iniziativa solo perché è stata creata o sviluppata da amministratori di altra appartenenza politica. Se c’è qualcosa di buono, e sicuramente ci sarà stato, lo proseguiremo, se no faremo un’altra proposta”. Domandiamo allora noi oggi all’assessore alla cultura: il Premio Monicelli non era “qualcosa di buono”? E se non lo era, quale sarebbe la proposta alternativa? La “grande” mostra curata da Sgarbi (per esporre, tra le altre, le opere dello stesso presidente Mori)? Rinviata a data da destinarsi. La rievocazione medievale dedicata all’assedio di Ludovico il Bavaro? Rinviata a data da destinarsi». Insomma, fa notare il centrosinistra, sulla lavagna cancellata non è comparso ancora nessun segno di concreta alternativa.
«A nostro parere – proseguono – non molto tempo fa c’era una Grosseto che, pur con tutti suoi limiti, era capace di eccellere, facendosi portatrice di una politica culturale di ampio respiro. Fino a non molto tempo fa c’era una fondazione culturale capace di rendere omaggio aduna figura come Mario Monicelli, che da artista ma anche da uomo aveva saputo rappresentare con geniale e infaticabile ironia, ma anche con tremendo realismo, la nostra società, e dunque tutti noi. Il Premio Monicelli tra l’altro “funzionava”, riuscendo sempre a stimolare un proficuo dibattito culturale, coerente con l’anima libera, indipendente e combattiva di Monicelli, e pure ad attrarre pubblico e partner privati. Anche per questo, anno dopo anno, il Premio era stato riconfermato, portando la nostra città alla ribalta nazionale. L’epurazione del Premio Monicelli, ennesima vittima della crociata condotta dal presidente Mori, è riuscita in fondo a riportare alla ribalta nazionale la nostra Grosseto. Purtroppo non più la Grosseto che eccelle, ma quella che cancella».

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