Sicurezza
«Il video? Uno scherzo, non sono razzista»
Uno dei due dipendenti della Lidl licenziato racconta tutta la vicenda su Facebook: denuncia alla postale per la pubblicazione
FOLLONICA. Per due mesi non ha parlato della bufera che lo aveva travolto. Era stato sospeso dal lavoro per il video delle due donne rom chiuse nel gabbione della Lidl e riprese, era stato sospeso soprattutto perché quel video era finito sul web facendo il giro del mondo. Ieri, il trentatreenne ha deciso di parlare. O meglio, scrivere quello che è successo a febbraio in quel piazzale. E lo ha fatto postando anche due foto che ritraggono una delle due donne con la scopa in mano, in posa davanti a un pancale del supermercato e con l’etichettatrice accanto alle cassette della verdura.
«Per rispetto dell’azienda e per la speranza di rientrare non ho mai voluto (potuto) parlare in questi due mesi - scrive l’uomo - ho detto no a molte trasmissioni e se volevo visibilità come qualcuno ha detto perché non farlo, mi pagavano bene. Ma chi meglio di me può sapere le cose? voi? Naaa...non penso proprio».
Comincia così il racconto dell’ex dipendente Lidl, che si chiude con una precisazione: «Non sono razzista - dice - Sono metà peruviano, mulatto come dicono i miei amici. Ma si scambia la tolleranza con il razzismo». La vicenda, vista con i suoi occhi, assume tutta un’altra piega. «La merce che buttiamo è roba buona e vi garantisco che ne buttiamo molta - racconta - non va a nessuna associazione per i poveri, va dritta alla discarica del Coseca. Noi entriamo alle sei del mattino al lavoro e quando arriviamo troviamo sempre le due donne, due italiani, un anziano zoppo in macchina e un signore che veniva con il furgone a caricare per poi rivendere la roba buona a gente più povera di loro. Sono queste le persone che troviamo alle sei del mattino e loro sono già lì ad aspettare, puliscono il piazzale, cambiano il cesto della spazzatura cosa vietatissima dall’azienda».
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I responsabili del supermercato, a detta dell’ex dipendente, sapevano tutto. «A buttare via la merce andavamo sempre noi - aggiunge - le colleghe femmine avevano paura perché partivano le spinte, i colpi,le minacce e la roba da mangiare spariva. I carabinieri sono venuti spesso, hanno allontanato quelle persone che dopo dieci minuti erano di nuovo lì. Io pensavo che quello fosse il miglior posto di lavoro, ma l’azienda ci ha sempre detto che la denuncia. Ci hanno suggerito di buttare la candeggina nella roba da mangiare per non farla portare via da queste persone».
Ora che ha perso il lavoro e che dovrà decidere se impugnare il licenziamento, il trentatreenne assistito dall’avvocato Roberto Cerboni entra anche nel merito della questione video. «Il video era uno scherzo, nonostante Margherita mi abbia rigato tutta la fiancata della macchina sul posto di lavoro - dice - il mio collega le diceva di urlare e di toccarsi la mano. Stupido certo, ma pur sempre uno scherzo. Le porte del gabbione sono due e si aprivano. L’amica di Margherita rideva e continuava a prendere roba. Dopo ci hanno chiesto anche se il video fosse venuto bene».
L’uomo, quello “scherzo” finito male lo ha fatto fuori dall’orario di lavoro. «Ed è finito su internet perché un dipendente lo ha postato. Era in una chat interna, per questo abbiamo presentato denuncia alla polizia postale». Un post, quello dell’uomo, che ha incassato quasi mille like in poche ore ed è stato condiviso più di 500 volte.
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