Il Tirreno

Grosseto

I predatori sbranano sei pecore  

di Ivana Agostini
I predatori sbranano sei pecore  

Assalto all’azienda “Ferro di cavallo” a pochi chilometri da Albinia: «Mai arrivati così vicino al mare»

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ALBINIA. Sei pecore sbranate, dodici ferite. È il bilancio destinato ad aumentare di un attacco sferrato da alcuni predatori all’azienda agricola “Ferro di Cavallo” dei fratelli Pietro Pira e Matteo Pira. Se fossimo sull’Amiata, a Manciano o a Scansano, non ci stupiremmo, ma l’allevamento dei fratelli Pira si trova a pochi chilometri da Albinia e dal mare: tant’è che dalla stalla si vedono i campeggi lungo l’Aurelia. «Non era mai successo che dei predatori arrivassero fino qua» dicono gli allevatori.
L’attacco risale alla notte fra venerdì e sabato. «Quando siamo arrivati all’ovile non abbiamo fatto caso a quanto era accaduto – racconta Pietro Pira – Poi andando per il pascolo, abbiamo cominciato a trovare le pecore morte e quelle ferite».
I fratelli Pira hanno un allevamento di circa 1. 400 capi – è un’azienda di 100 ettari – e bilancio avrebbe potuto essere anche peggiore. «Il veterinario però ci ha detto – aggiungono – che, molto probabilmente, anche le bestiole ferite non ce la faranno».
Il gruppo delle dodici pecore ferite è spaventato. Belano con sguardo implorante. Non riescono a deglutire, non bevono. Sono state attaccate al collo. «Esaminando tutto il gregge ne troveremo sicuramente altre. Ancora non possiamo dire quale sarà il bilancio definitivo».
Gli ovini morti sono stati trovato in punti diversi del pascolo. Sulla terra c’erano tracce di sangue e di trascinamento. «Credo che – continua l’allevatore – si sia trattato di più di un predatore».
I titolari dell’azienda sono arrabbiati ed amareggiati. «Le pecore in genere dormono dentro. Ieri (venerdì ndr) abbiamo pulito la stalla e quindi la notte l’hanno passata fuori».
Il veterinario, giunto all’azienda per visionare i capi sbranati, ha raccomandato di tenere d’occhio le pecore: i predatori potrebbero tornare. «È finita la nostra tranquillità – spiega il padre dei due allevatori, Giovanni Maria Pira – Serve coraggio per mandarle al pascolo».
Ferro di Cavallo è un’azienda biologica: lo è anche il foraggio, sia quello acquistato che quello prodotto; «In estate fa caldo – dice il figlio Pietro – e di giorno le pecore mangiano poco. In genere le facciamo uscire la notte per mangiare, ma ora non potremmo più farlo».
Il dispiacere per le pecore morte si somma al danno economico. «Questo per noi è un mancato guadagno – spiega il padre – È andata già bene che l’attacco non abbia riguardato le pecore gravide. Se i predatori le avessero scovate, il danno sarebbe stato incalcolabile».
Quando i predatori attaccano, che siano lupi o canidi, non solo creano un danno uccidendo esemplari, ma anche le pecore ferite sono destinate a morire, quelle incinta ad abortire e quelle che producono latte a diminuirne la quantità.
«Non abbiamo soluzioni. Dovremmo essere tutelati – conclude Pietro – Questo è il nostro lavoro, fatto di spese e sacrifici. Speriamo che almeno catturino questi predatori e ci dicano se sono lupi o altro, adesso che sono così vicini al mare forse deve avere paura anche l’uomo». Nelle vicinanze di Ferro di Cavallo ci sono altri allevamenti. I predatori ora fanno paura anche in pianura.

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