Lutto
«Aiutateci a salvare il nostro paese da piogge e alluvioni»
di Pierluigi Sposato
Le strade si trasformano in fiumi in caso di precipitazioni Rilevato della Variante e rete fognaria sotto accusa
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BRACCAGNI. Aprire l’ombrello non basta. Qualche volta non basta nemmeno alzare le paratie e mettere i sacchi di sabbia alle entrate. Quando piove a Braccagni si possono solamente fare gli scongiuri e sperare che la rete fognaria faccia il suo lavoro.
«Purtroppo non è così - dice Nello Lolini al tavolo del bar La Ghera dove Il Tirreno ha incontrato i residenti nella frazione - Purtroppo quando piove un po’ di più qui si allaga tutto». Tre alluvioni negli ultimi quindici anni (l’ultima più significativa quella dell’ottobre 2014) hanno costretto gli abitanti ogni volta a rimboccarsi le maniche. Colpa in parte del rilevato della Variante Aurelia, costruito ormai trenta anni fa, e in parte della rete di smaltimento acque, che si rivela insufficiente. Non la pensano diversamente Giancarlo Ciurli e Giuseppino Cucinotta, che hanno ancora davanti agli occhi i fiumi di acqua e fango che si erano riversati per le strade del paese, verso la ferrovia: «L’acqua piovana che scende da Montepescali si ferma sulla scarpata della Variante e fuoriesce a pressione dalle aperture stradali: il sottopasso dell’uscita per Montepescali e quello cosiddetto Sarrocchino. L’Anas ha poi aperto altri due canali. Ma quando piove, qui stiamo sempre in apprensione».
La barriera della Variante è soltanto una faccia della medaglia. L’altra è quella delle fognature: «Il collettore di via Garibaldini fu costruito nel 1967. Ma in questi cinquanta anni la popolazione di Braccagni è più che aumentata, ci sono tutte le zone nuove. Adesso siamo in 1.200 ma la rete è quella vecchia. La fognatura non ce la fa». Anche perché, viene fatto notare a più voci, «l’acqua piovana si infila nella rete fognaria». Oreste Nocciolini osserva, come un paradosso: «Meno male che ultimamente c’è stata la siccità! Qui siamo tutti attrezzati con motopompe, paratie e sacchetti di sabbia. È capitato anche che per le conseguenze dei temporali sia saltata l’erogazione della luce, una volta anche per otto ore». Si ritorna al problema collettore: «La fogna, superato il paese, sfocia in mezzo a un campo, tra la ferrovia e il cimitero; e anche questo è un problema che va risolto, oltre a quello della pulizia delle tubazioni», fa notare Ciurli.
Chi deve provvedere? Il Comune? «Tre anni fa il presidente del Consorzio bonifica, Fabio Bellacchi, intervenne a un incontro qui nella frazione - dicono in coro aiutandosi l’uno con l’altro per ricordare la data - Ci disse che eravamo stati fortunati perché solo pochi giorni prima la gestione delle acque chiare era passata dal Comune al Consorzio e che quindi sarebbe intervenuto. Ma è passato tutto questo tempo e non abbiamo visto miglioramenti».
«Purtroppo non è così - dice Nello Lolini al tavolo del bar La Ghera dove Il Tirreno ha incontrato i residenti nella frazione - Purtroppo quando piove un po’ di più qui si allaga tutto». Tre alluvioni negli ultimi quindici anni (l’ultima più significativa quella dell’ottobre 2014) hanno costretto gli abitanti ogni volta a rimboccarsi le maniche. Colpa in parte del rilevato della Variante Aurelia, costruito ormai trenta anni fa, e in parte della rete di smaltimento acque, che si rivela insufficiente. Non la pensano diversamente Giancarlo Ciurli e Giuseppino Cucinotta, che hanno ancora davanti agli occhi i fiumi di acqua e fango che si erano riversati per le strade del paese, verso la ferrovia: «L’acqua piovana che scende da Montepescali si ferma sulla scarpata della Variante e fuoriesce a pressione dalle aperture stradali: il sottopasso dell’uscita per Montepescali e quello cosiddetto Sarrocchino. L’Anas ha poi aperto altri due canali. Ma quando piove, qui stiamo sempre in apprensione».
La barriera della Variante è soltanto una faccia della medaglia. L’altra è quella delle fognature: «Il collettore di via Garibaldini fu costruito nel 1967. Ma in questi cinquanta anni la popolazione di Braccagni è più che aumentata, ci sono tutte le zone nuove. Adesso siamo in 1.200 ma la rete è quella vecchia. La fognatura non ce la fa». Anche perché, viene fatto notare a più voci, «l’acqua piovana si infila nella rete fognaria». Oreste Nocciolini osserva, come un paradosso: «Meno male che ultimamente c’è stata la siccità! Qui siamo tutti attrezzati con motopompe, paratie e sacchetti di sabbia. È capitato anche che per le conseguenze dei temporali sia saltata l’erogazione della luce, una volta anche per otto ore». Si ritorna al problema collettore: «La fogna, superato il paese, sfocia in mezzo a un campo, tra la ferrovia e il cimitero; e anche questo è un problema che va risolto, oltre a quello della pulizia delle tubazioni», fa notare Ciurli.
Chi deve provvedere? Il Comune? «Tre anni fa il presidente del Consorzio bonifica, Fabio Bellacchi, intervenne a un incontro qui nella frazione - dicono in coro aiutandosi l’uno con l’altro per ricordare la data - Ci disse che eravamo stati fortunati perché solo pochi giorni prima la gestione delle acque chiare era passata dal Comune al Consorzio e che quindi sarebbe intervenuto. Ma è passato tutto questo tempo e non abbiamo visto miglioramenti».
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