Il Tirreno

Grosseto

Cani: botta e risposta tra pastore e Medwolf 

Lui chiede aiuto nel gestire le lamentele, ma dal progetto spiegano: «Non sono animali dati da noi» 

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MANCIANO. Ieri l’appello di un allevatore ai responsabili del progetto Medwolf perché gestiscano loro, attraverso un proprio numero di telefono, le lamentele di chi è impaurito dai cani che badano alle greggi. Oggi la risposta di Medwolf e alcune precisazioni, da una parte e dall’altra.
Quelli da guardiania dell’azienda di Simone Masala, a Manciano, precisano subito da Medwolf, non sono cani forniti da Medwolf stesso ma sono allevati in proprio dal pastore. Medwolf ha affidato cani a 19 aziende (altre 68 hanno ricevuto reti di recinzione) e a loro fornisce assistenza. Riconoscendo che «l’utilizzo dei cani necessita di un attento monitoraggio – aggiunge Medwolf – il personale tecnico ha fornito continua assistenza agli allevatori» che hanno avuto cani dal progetto.
Masala conferma ma rilancia: «È vero che i miei cani non mi sono stati forniti da Medwolf – dice – ma io sono dentro il progetto, visto che Medwolf mi ha fornito pure i cartelli di attenzione e anche reti. Quindi mi sento in diritto di chiedere supporto al progetto. Se poi il progetto mi fornirà cani di suo, meglio così, ma mi dovrà dire cosa farne dei 30 che ho. Li dovrò abbattere?».
Su un punto Masala e Medwolf sono d’accordo: il problema delle predazioni al bestiame domestico da parte dei predatori è una questione seria e importante. Ma come si affronta? «Il progetto Medwolf – dicono i resposabili in una nota – sta affrontandola con impegno e serietà» e «si sta spendendo affinché la Regione riconosca in diverse forme l’impegno e il lavoro degli allevatori».
I principali strumenti messi in campo sono le recinzioni (metalliche, elettrificate e miste) per il ricovero notturno del bestiame e i cani da guardiania di tipo pastore maremmano-abruzzese.
L’altro punto che Medwolf contesta a Masala, riguarda quello che l’allevatore ha definito «obbligo» a dotarsi di sistemi di prevenzione come reti e cani, altrimenti agli allevatori non sarebbero poi riconosciuti i risarcimenti dovuti.
Ma Medwolf specifica che non è il progetto che obbliga. L’obbligo deriva dal regolamento regionale. «Il Progetto non ha mai obbligato nessuno a utilizzare sistemi di prevenzione – specifica Medwolf – ma, al contrario, sono stati gli stessi allevatori che hanno manifestato il loro interesse all’utilizzo di misure di prevenzione; l’obbligo deriva dal Regolamento Regionale che disciplina le modalità di risarcimento».
Medwolf sostiene pure che le opere di prevenzione sono state concordate con gli allevatori stessi e che «attualmente, 68 aziende sono coinvolte nell’affidamento delle recinzioni e 19 nell’affidamento dei cani» e aggiunge che «affinché i cani siano efficienti, è necessario un investimento di tempo e risorse per correggere eventuali comportamenti errati».
Riconoscendo che «i problemi che si possono riscontrare tra cani e turisti esistono», Medwolf mette in evidenza che possono essere minimizzati attraverso un attento monitoraggio del comportamento dei cani. In più ribadisce che «oltre a fornire assistenza agli allevatori che adoperano i cani da guardiania, ha organizzato una serie di incontri formativi con la popolazione e le guide ambientali per far conoscere e spiegare il comportamento corretto da tenere quando si incontra un gregge difeso dai cani» e che ha fornito a più di 90 aziende zootecniche appositi cartelli che segnalano la presenza dei cani sul territorio. (f.b.)

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