Attenzione
Pensione 150 euro, l’Inps ne rivuole 3.300
di Gabriele Baldanzi
«Importi superiori al dovuto»: richiesta choc per una 79enne. «Sono disperata, l’ente non mi ha mai comunicato obblighi»
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GROSSETO. «Gentile signora, a seguito del ricalcolo della prestazione pensionistica in oggetto (stiamo parlando di un assegno sociale da 161 euro mensili, ndc), ci risulta che per il periodo 1 giugno 2010 — 30 novembre 2011 abbia percepito un importo superiore rispetto a quanto dovuto. L’importo riscosso in più ammonta a 3.287, 32 euro. Si allega bollettino di conto corrente postale che dovrà essere versato entro il 31 maggio 2017, inviandone copia a questo ufficio per attestare l’avvenuto pagamento».
È la comunicazione che il 19 aprile scorso è stata recapitata, con raccomandata, a una pensionata 79enne che vive con il marito in un paese dell’entroterra. «Da quel giorno — racconta Rina, che non è abituata ai riflettori e ci chiede di non rivelare il suo nome — non ho più chiuso occhio… Ma si rende conto? Come faccio a restituire quasi 3.300 euro se ne prendo poco più di 150 al mese? E poi nella lettera non danno alcun chiarimento. Quasi fosse colpa mia. Al telefono che è scritto nella lettera gli uffici dell’Inps di Grosseto non rispondono. Io ho difficoltà ad andarci di persona. Mi sono rivolta a un patronato e al ragioniere, ma mi dicono che ci vorrà un avvocato».
Ma è davvero possibile che, per un errore di calcolo dell’Inps ne debba rispondere il pensionato (in questo caso titolare di assegno sociale) che, magari, nel frattempo, ha speso quelle somme? Lo abbiamo chiesto a un noto legale grossetano. «La risposta è no e a fornirla è la stessa Cassazione con una recente sentenza. Il pensionato non deve restituire gli arretrati percepiti indebitamente, perché frutto di errori di calcolo, purché tali inesattezze non siano state determinate proprio dal suo comportamento in malafede. Resta fermo che, per il futuro, l’Inps potrà rideterminare l’importo della pensione per quanto effettivamente spettante al pensionato».
Nella sentenza la Corte spiega infatti che le pensioni per la vecchiaia a carico dell’Inps possono essere, in ogni momento, rettificate in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o liquidazione della prestazione. Se però, in conseguenza del provvedimento modificato, il pensionato abbia percepito rate di pensione non dovute, non è tenuto a restituirle, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato stesso.
Quando lo diciamo a Rina, lei tira un sospiro di sollievo. Ma le cose non sono così lineari. L’Inps, che domani dettaglierà a Il Tirreno come e perché si è accumulato per la signora Rina un debito di 3.287 euro, spiega che la pensionata per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014 non ha presentato il famoso modello Red e che il calcolo del suo assegno dipende dalla pensione del marito, evidentemente troppo alta. Quindi lei avrebbe delle colpe.
Rina, che non ha proprietà e redditi tranne l’assegno sociale, vive con la pensioncina del marito (700 euro) e sostiene di non aver mai ricevuto indicazioni sulla presentazione del Red. «No, si confondono loro. Peraltro ho visto che anche stavolta hanno sbagliato il mio indirizzo… Io non ho mai ricevuto dall’Inps lettere o indicazioni che mi ricordavano questo obbligo. Le avrei portate al ragioniere, figuriamoci. Gli porto anche i fogli che non servono».
Poi scuote la testa e gli occhi si fanno lucidi. «Il ragioniere mi rassicura e dice che faremo una contestazione, un ricorso, un’azione giudiziaria, ma resta la mia preoccupazione. Questa è una rogna che mi farà perdere soldi e sonno, cose che già non ho».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È la comunicazione che il 19 aprile scorso è stata recapitata, con raccomandata, a una pensionata 79enne che vive con il marito in un paese dell’entroterra. «Da quel giorno — racconta Rina, che non è abituata ai riflettori e ci chiede di non rivelare il suo nome — non ho più chiuso occhio… Ma si rende conto? Come faccio a restituire quasi 3.300 euro se ne prendo poco più di 150 al mese? E poi nella lettera non danno alcun chiarimento. Quasi fosse colpa mia. Al telefono che è scritto nella lettera gli uffici dell’Inps di Grosseto non rispondono. Io ho difficoltà ad andarci di persona. Mi sono rivolta a un patronato e al ragioniere, ma mi dicono che ci vorrà un avvocato».
Ma è davvero possibile che, per un errore di calcolo dell’Inps ne debba rispondere il pensionato (in questo caso titolare di assegno sociale) che, magari, nel frattempo, ha speso quelle somme? Lo abbiamo chiesto a un noto legale grossetano. «La risposta è no e a fornirla è la stessa Cassazione con una recente sentenza. Il pensionato non deve restituire gli arretrati percepiti indebitamente, perché frutto di errori di calcolo, purché tali inesattezze non siano state determinate proprio dal suo comportamento in malafede. Resta fermo che, per il futuro, l’Inps potrà rideterminare l’importo della pensione per quanto effettivamente spettante al pensionato».
Nella sentenza la Corte spiega infatti che le pensioni per la vecchiaia a carico dell’Inps possono essere, in ogni momento, rettificate in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o liquidazione della prestazione. Se però, in conseguenza del provvedimento modificato, il pensionato abbia percepito rate di pensione non dovute, non è tenuto a restituirle, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato stesso.
Quando lo diciamo a Rina, lei tira un sospiro di sollievo. Ma le cose non sono così lineari. L’Inps, che domani dettaglierà a Il Tirreno come e perché si è accumulato per la signora Rina un debito di 3.287 euro, spiega che la pensionata per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014 non ha presentato il famoso modello Red e che il calcolo del suo assegno dipende dalla pensione del marito, evidentemente troppo alta. Quindi lei avrebbe delle colpe.
Rina, che non ha proprietà e redditi tranne l’assegno sociale, vive con la pensioncina del marito (700 euro) e sostiene di non aver mai ricevuto indicazioni sulla presentazione del Red. «No, si confondono loro. Peraltro ho visto che anche stavolta hanno sbagliato il mio indirizzo… Io non ho mai ricevuto dall’Inps lettere o indicazioni che mi ricordavano questo obbligo. Le avrei portate al ragioniere, figuriamoci. Gli porto anche i fogli che non servono».
Poi scuote la testa e gli occhi si fanno lucidi. «Il ragioniere mi rassicura e dice che faremo una contestazione, un ricorso, un’azione giudiziaria, ma resta la mia preoccupazione. Questa è una rogna che mi farà perdere soldi e sonno, cose che già non ho».
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