I cani pastore fanno paura Appello dell’allevatore
di Fiora Bonelli
Manciano, Masala tutti i giorni riceve lamentele da chi passa vicino al gregge «L’impiego della guardiania l’ha voluto Medwolf: rispondano loro alle proteste»
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MANCIANO. Cani da guardiania contro i predatori. Da quando le aggressioni alle greggi hanno superato di molto il livello di guardia, le campagne grossetane brulicano di questi animali, per lo più mastodontici e che incutono paura ai passanti. Una potente difesa del gregge ma anche un serio problema per chiunque transiti nei pressi dei pascoli: ciclisti e podisti, cavalieri e automobilisti.
I cani da guardiania sono stati “istituzionalizzati” dal progetto Medwolf, ma rappresentano un handicap notevole per il turismo. Ad esempio, il tratto di Francigena sotto Radicofani ormai è stato abbandonato da tutti a causa della presenza di cani e di lupi. Così, quello che doveva essere, per gli allevatori, un alleggerimento delle preoccupazioni, si sta rivelando un problema di difficile soluzione. E a questo punto c’è chi lancia un’idea: deve essere Medwolf a prendersi anche gli oneri delle lamentale quotidiane che i pastori devono ascoltare da chi transita nei pressi delle greggi, con la minaccia di qualche denuncia.
Il quadro lo spiega Simone Masala, che col padre Carmelo e i fratelli possiede a Manciano un’azienda di allevamento fra le più grandi del grossetano. Migliaia di pecore, 60 ettari di terra presi in affitto per il pascolo brado e ben 30 cani da guardiania.
«Noi — spiega Masala — siamo dentro al progetto Medwolf, quel progetto che ci ha fornito cani a tutela del gregge. Abbiamo optato per i cani, perché le reti antilupo non possiamo metterle in terreni che non sono nostri e che affittiamo per soli tre mesi all’anno. Poi sono oltre 60 ettari, un’enormità. Medwolf fornisce i cani da guardiania. La mia azienda possiede 30 e più cani. Mi dicono che alcuni sono aggressivi. Che devo dire? I cani fanno i cani, fanno il loro mestiere. Devo forse sopprimerli? Me lo dicano e lo farò, a patto che me ne forniscano altrettanti. E siccome ci obbligano a tenerli, adesso è Medwolf del cui progetto faccio parte, che è obbligato a togliermi dall’impiccio che è stato creato non certo da me. Perché ci obbligano? È presto detto. Se noi non dimostriamo di tutelare a modo il gregge, poi non ci pagano i risarcimenti per le tante predazioni che subiamo».
Il problema che pone Simone Masala è reale: passanti e ciclisti si vedono correre addosso i cani e si spaventano. Non servono a molto i cartelli che gli operatori del progetto Medwolf hanno fatto installare vicino ai pascoli, dove si danno suggerimenti: ai passanti si dice di non correre in presenza del cane da guardiania, ai ciclisti che bisogna scendere dalla bicicletta, a chi passeggia con un cane di tenerlo al guinzaglio e a chi va a cavallo di tenersi lontano dalle pecore. Ma i cartelli sono palliativi, tanto che molti si rivolgono quotidianamente all’allevatore in malo modo e tutti i giorni ci sono lamentele.
«Non bastano le predazioni quotidiane — dice Masala — minacciano di denunciarmi, mi chiamano in caserma, stiamo sempre in angoscia. Medwolf mi ha fatto mettere dei cartelli di avviso per chi si imbatte nei cani. Io chiedo a Medwolf di fornire anche un numero di telefono a cui ogni volta ciclisti e passeggeri possano telefonare. Il problema l’ha provocato questo progetto e sono i responsabili del progetto a dover togliere le castagne dal fuoco. Chiedo quindi con forza che in ciascun cartello venga stampato un numero di telefono di qualche referente Medwolf».
I cani da guardiania sono stati “istituzionalizzati” dal progetto Medwolf, ma rappresentano un handicap notevole per il turismo. Ad esempio, il tratto di Francigena sotto Radicofani ormai è stato abbandonato da tutti a causa della presenza di cani e di lupi. Così, quello che doveva essere, per gli allevatori, un alleggerimento delle preoccupazioni, si sta rivelando un problema di difficile soluzione. E a questo punto c’è chi lancia un’idea: deve essere Medwolf a prendersi anche gli oneri delle lamentale quotidiane che i pastori devono ascoltare da chi transita nei pressi delle greggi, con la minaccia di qualche denuncia.
Il quadro lo spiega Simone Masala, che col padre Carmelo e i fratelli possiede a Manciano un’azienda di allevamento fra le più grandi del grossetano. Migliaia di pecore, 60 ettari di terra presi in affitto per il pascolo brado e ben 30 cani da guardiania.
«Noi — spiega Masala — siamo dentro al progetto Medwolf, quel progetto che ci ha fornito cani a tutela del gregge. Abbiamo optato per i cani, perché le reti antilupo non possiamo metterle in terreni che non sono nostri e che affittiamo per soli tre mesi all’anno. Poi sono oltre 60 ettari, un’enormità. Medwolf fornisce i cani da guardiania. La mia azienda possiede 30 e più cani. Mi dicono che alcuni sono aggressivi. Che devo dire? I cani fanno i cani, fanno il loro mestiere. Devo forse sopprimerli? Me lo dicano e lo farò, a patto che me ne forniscano altrettanti. E siccome ci obbligano a tenerli, adesso è Medwolf del cui progetto faccio parte, che è obbligato a togliermi dall’impiccio che è stato creato non certo da me. Perché ci obbligano? È presto detto. Se noi non dimostriamo di tutelare a modo il gregge, poi non ci pagano i risarcimenti per le tante predazioni che subiamo».
Il problema che pone Simone Masala è reale: passanti e ciclisti si vedono correre addosso i cani e si spaventano. Non servono a molto i cartelli che gli operatori del progetto Medwolf hanno fatto installare vicino ai pascoli, dove si danno suggerimenti: ai passanti si dice di non correre in presenza del cane da guardiania, ai ciclisti che bisogna scendere dalla bicicletta, a chi passeggia con un cane di tenerlo al guinzaglio e a chi va a cavallo di tenersi lontano dalle pecore. Ma i cartelli sono palliativi, tanto che molti si rivolgono quotidianamente all’allevatore in malo modo e tutti i giorni ci sono lamentele.
«Non bastano le predazioni quotidiane — dice Masala — minacciano di denunciarmi, mi chiamano in caserma, stiamo sempre in angoscia. Medwolf mi ha fatto mettere dei cartelli di avviso per chi si imbatte nei cani. Io chiedo a Medwolf di fornire anche un numero di telefono a cui ogni volta ciclisti e passeggeri possano telefonare. Il problema l’ha provocato questo progetto e sono i responsabili del progetto a dover togliere le castagne dal fuoco. Chiedo quindi con forza che in ciascun cartello venga stampato un numero di telefono di qualche referente Medwolf».
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