Italia
Il grido d’allarme della storica gastronomia Biagioli: "Ci stanno uccidendo"
Dopo 55 anni di attività la gastronomia di via IV Novembre accusa il colpo della crisi generale dei negozi di vicinato. Colpa della grande distribuzione, della liberalizzazione e la scarsa coesione
MARINA DI GROSSETO. A Marina di Grosseto basta dire “Biagioli” e viene già l’acquolina in bocca. Un nome, un simbolo, quello della gastronomia di via IV Novembre, negozio di delizie e altissima professionalità che dal 1962 porta sulle tavole dei marinesi prodotti di eccellenza. Giorgio Maggini, figlio della fondatrice, Imola Biagioli, da decenni è il pilastro dell’attività. Un negozio raro, che oggi si chiama Lo Spizzico. E che, dopo cinquantacinque anni, purtroppo si avvia verso il crepuscolo.
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«Abbiamo aperto il 28 febbraio 1962 _ spiega Giorgio Maggini, che è venuto a incontrare i giornalisti del Tirreno a Caffè Tirreno, organizzato sabato scorso alla pasticceria ReAle di Marina _ e siamo sempre stati lì, in via IV Novembre. A Marina eravamo dodici negozi del settore alimentare. C’erano il Bianchi, il Turolla, il Coppola, il Brezzi, il Ciancagli e tanti altri. Ma negli ultimi anni quasi tutti sono spariti. E anche noi ci s’ha poco a chiudere...».
Cos’è successo a Marina? Il morbo che ha attanagliato il commercio di vicinato arriva un po’ da fuori e un po’ da destro.
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Il declino, dice Biagioli, è iniziata più di dieci anni fa. «C’è proprio stata la volontà, da parte dei nostri governanti, di far sparire il piccolo commercio _ spiega con amarezza Maggini _ a prescindere dal colore politico. Sono tutti uguali. Pensi che a Grosseto c’è la più alta percentuale di grande distribuzione in rapporto agli abitanti di tutta Italia. E cosa succede? Se la grande distribuzione ha delle perdite qua, fa pari con i margini che riesce ad avere in un’altra provincia. Se invece riesce a fare margine qua, di certo non reinveste sul territorio».
Anche le politiche di liberalizzazione del commercio finiscono nel mirino di Maggini. «Faccio prima una premessa: io non ce l’ho affatto con gli stabilimenti balneari, che giustamente fanno il loro _ dice _ però, in passato, funzionava che la gente, prima di andare al mare la mattina, passava dalla gastronomia e diceva: “Me lo lasci un pollo che lo vengo a prendere a pranzo?”, “Mi tieni da parte questo o quello?”. Ora, da quando nei bagni si può fare tutto, dal mangiare all’intrattenimento, per noi è stato un duro colpo».
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Maggini non si nasconde però nemmeno dietro a un dito. E riconosce quello che sabato, a Caffè Tirreno, molti commercianti hanno ammesso. “A Marina purtroppo c’è anche troppa invidia tra i commercianti, c’è poca coesione _ dice Maggini _. Io, quando ero giovane, ero l’unico ad avere il magazzino e tenevo la merce anche per i miei colleghi che avevano i loro negozi. C’era un altro spirito. Ora però devo andare: c’ho ottocento carciofini da pulire…». Perché la qualità richiede pazienza e dedizione.
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