La manifestazione
Processo Schettino Il pg della Cassazione: «Nessuna attenuante»
di Francesca Gori
Udienza rimandata al 12 maggio per le conclusioni Chiesta la conferma della sentenza della Corte d’Appello
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GROSSETO. «È stato un naufragio di tali immani proporzioni e connotato da gravissime negligenze e macroscopiche infrazioni delle procedure»: per questo non è possibile concedere le attenuanti all’ex comandante Francesco Schettino che «non inviò il segnale di falla all’equipaggio per far scattare l’ammaina scialuppa e mettere subito in salvo i passeggeri».
Le parole del procuratore generale presso la Corte di Cassazione Francesco Salzano hanno tagliato l’aria dell’aula magna della suprema corte, ieri mattina, durante l’udienza che vede di nuovo al centro il comandante della Costa Concordia, naufragata davanti a Punta Gabbianara il 13 gennaio 2012. Quella sera il comandante, già alle 21.49, era - secondo il pg - già consapevole della falla in sala macchine.
La maxi udienza si è aperta con le due relazioni dei giudici Carla Menichetti e Giuseppe Pavich, che hanno rispettivamente ricostruito il naufragio della Concordia e riportato le doglianze dell’impugnazione del ricorso.
A presentare ricorso alla Suprema Corte contro la sentenza d’Appello pronunciata dai giudici fiorentini il 31 maggio 2016 sono stati sia la Procura generale di Firenze che chiede un annullamento con rinvio ritenendo che all’ex comandante della Concordia debba essere inflitta una pena ben più pesante dei 16 anni (ne aveva chiesti 27) con le circostanze aggravanti per Schettino che, oltre all’errata manovra, lui si è messo in salvo mentre l’emergenza era in corso; sia la difesa del comandante che al contrario ritiene eccessivi i 16 anni.
Nelle requisitoria il procuratore generale ha chiesto invece la conferma della sentenza e l’accoglimento del primo motivo di impugnazione da parte del Procuratore generale di Firenze in tema di aggravante della colpa cosciente e dell’irrevocabilità di tutte la altre statuizioni. Insomma, per il procuratore generale e per tutti i rappresentanti delle parti civili al processo, Schettino non potrà beneficiare delle attenuanti.
È stato Salzano, in aula, a ricordare come Schettino incurante di tutte le regole di navigazione abbia comandato «una rotta improvvisata senza conoscere i fondali» per poi mettere in atto una «manovra disperata con ordini impartiti così velocemente al timoniere Bin che nemmeno lui capiva» . I motivi dell’avvicinamento al Giglio erano «futili, per intrattenere gli ospiti non autorizzati in plancia con una navigazione turistica sotto costa, o per una promessa al maitre Tievoli o al comandante Palombo».
Dopo la relazione del pg, hanno cominciato a parlare in aula le parti civili: tra loro anche gli avvocati Alessandro D’Amato e Marco Festelli di Confconsumatori.
La Cassazione ha già fissato un’altra udienza, il 12 maggio, durante la quale finirà di parlare la difesa del comandante Schettino che ha ritenuto eccessiva la condanna a 16 anni di carcere stabilita dalla Corte d’Appello di Firenze.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le parole del procuratore generale presso la Corte di Cassazione Francesco Salzano hanno tagliato l’aria dell’aula magna della suprema corte, ieri mattina, durante l’udienza che vede di nuovo al centro il comandante della Costa Concordia, naufragata davanti a Punta Gabbianara il 13 gennaio 2012. Quella sera il comandante, già alle 21.49, era - secondo il pg - già consapevole della falla in sala macchine.
La maxi udienza si è aperta con le due relazioni dei giudici Carla Menichetti e Giuseppe Pavich, che hanno rispettivamente ricostruito il naufragio della Concordia e riportato le doglianze dell’impugnazione del ricorso.
A presentare ricorso alla Suprema Corte contro la sentenza d’Appello pronunciata dai giudici fiorentini il 31 maggio 2016 sono stati sia la Procura generale di Firenze che chiede un annullamento con rinvio ritenendo che all’ex comandante della Concordia debba essere inflitta una pena ben più pesante dei 16 anni (ne aveva chiesti 27) con le circostanze aggravanti per Schettino che, oltre all’errata manovra, lui si è messo in salvo mentre l’emergenza era in corso; sia la difesa del comandante che al contrario ritiene eccessivi i 16 anni.
Nelle requisitoria il procuratore generale ha chiesto invece la conferma della sentenza e l’accoglimento del primo motivo di impugnazione da parte del Procuratore generale di Firenze in tema di aggravante della colpa cosciente e dell’irrevocabilità di tutte la altre statuizioni. Insomma, per il procuratore generale e per tutti i rappresentanti delle parti civili al processo, Schettino non potrà beneficiare delle attenuanti.
È stato Salzano, in aula, a ricordare come Schettino incurante di tutte le regole di navigazione abbia comandato «una rotta improvvisata senza conoscere i fondali» per poi mettere in atto una «manovra disperata con ordini impartiti così velocemente al timoniere Bin che nemmeno lui capiva» . I motivi dell’avvicinamento al Giglio erano «futili, per intrattenere gli ospiti non autorizzati in plancia con una navigazione turistica sotto costa, o per una promessa al maitre Tievoli o al comandante Palombo».
Dopo la relazione del pg, hanno cominciato a parlare in aula le parti civili: tra loro anche gli avvocati Alessandro D’Amato e Marco Festelli di Confconsumatori.
La Cassazione ha già fissato un’altra udienza, il 12 maggio, durante la quale finirà di parlare la difesa del comandante Schettino che ha ritenuto eccessiva la condanna a 16 anni di carcere stabilita dalla Corte d’Appello di Firenze.
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