Il dolore
arcidosso e il mistero della morte di lazzaretti
«Il Profeta ucciso dai servizi segreti»
È l’ipotesi che lo studioso Bardelli descrive nel suo ultimo libro
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ARCIDOSSO. David Lazzaretti eliminato dai servizi segreti? È la nuova ipotesi di Francesco Bardelli, studioso arcidossino. «In un momento in cui tutti rappresentano il loro Lazzaretti — dice — anche io ritorno al mio primo amore di ricercatore del profeta dell’Amiata». E lo fa col suo nuovo libro “David Lazzaretti — La comunità giurisdavidica nell’Amiata dell’’800”.
La novità del libro sta nella nuova ipotesi — ci spiega — che Lazzaretti sia stato eliminato dai servizi segreti. Bardelli, arcidossino verace, in tempi non sospetti, nell’anno 1989 cioè, pubblicava la sua tesi di laurea sul messia dell’Amiata. Si trattò di uno studio pionieristico che è restato il caposaldo di altre decine e decine di studi e ricerche che dagli anni’80 ad oggi si sono susseguite su questo particolarissimo personaggio dell’‘800 amiatino e che ora sono esplose con rappresentazioni teatrali, musiche e studi d’archivio.
Bardelli, comparando i risultati delle ricerche condotti da vari autori e le conclusioni, suppone che dietro la morte di Lazzaretti si nascondano la disinformazione e il depistaggio messi in essere dai servizi segreti vaticani e italiani: la loro sarebbe stata «una collaborazione per un obiettivo — spiega — anche se all’epoca le relazioni diplomatiche fra i due stati erano interrotte. Il tutto per far credere che il merito, chiamamolo così, di aver ucciso Lazzaretti fosse del carabiniere Antonio Pellegrini, mentre invece, sulla scena del massacro sarebbe comparso un bersagliere che poi si dileguò».
È una teoria nuova per il libro che è diviso in due parti: la prima è la copia anastatica della tesi di laurea pubblicata nel 1989 arricchita da un sesto capitolo sullo stato degli studi su Lazzaretti e la seconda contiene una silloge ragionata delle più importanti opere specialistiche su David apparse negli anni 2000. «C’è anche un’appendice — aggiunge Bardelli — con due nuovi documenti e lo statuto della società delle famiglie cristiane. Ma io non mi fermo. Scrivo la parola “continua” e non “fine” al mio lavoro di ricerca”.
Bardelli ha preso di recente posizione sulla querelle della presidenza del centro studi Lazzaretti del cui comitato scientifico fa parte e ha spezzato una lancia a favore di Nello Nanni che ha dato le dimissioni dopo che il comitato ha preferito, per la presidenza del centro, l’universitaria Anna Scattigno: «Sarebbe tempo che gli intellettuali amiatini si levassero dal naso la campanella che è stata loro applicata ad opera dei dotti ed accademici cittadini. Negli anni trascorsi al tavolo del Comitato Scientifico del Centro Studi, ho avuto modo di valutare le doti sia scientifiche che morali della professoressa Scattigno, e, se decidesse di trasferirsi sull’Amiata, sarei ben felice di votare per la sua presidenza, anche a vita. Ma, allo stato attuale delle cose, ed in considerazione dei tanti impegni che ci attendono a breve, debbo senz’altro schierarmi con il “partito” di Nanni ed apprezzare la coerenza del suo “gran rifiuto”. (f. b.)
La novità del libro sta nella nuova ipotesi — ci spiega — che Lazzaretti sia stato eliminato dai servizi segreti. Bardelli, arcidossino verace, in tempi non sospetti, nell’anno 1989 cioè, pubblicava la sua tesi di laurea sul messia dell’Amiata. Si trattò di uno studio pionieristico che è restato il caposaldo di altre decine e decine di studi e ricerche che dagli anni’80 ad oggi si sono susseguite su questo particolarissimo personaggio dell’‘800 amiatino e che ora sono esplose con rappresentazioni teatrali, musiche e studi d’archivio.
Bardelli, comparando i risultati delle ricerche condotti da vari autori e le conclusioni, suppone che dietro la morte di Lazzaretti si nascondano la disinformazione e il depistaggio messi in essere dai servizi segreti vaticani e italiani: la loro sarebbe stata «una collaborazione per un obiettivo — spiega — anche se all’epoca le relazioni diplomatiche fra i due stati erano interrotte. Il tutto per far credere che il merito, chiamamolo così, di aver ucciso Lazzaretti fosse del carabiniere Antonio Pellegrini, mentre invece, sulla scena del massacro sarebbe comparso un bersagliere che poi si dileguò».
È una teoria nuova per il libro che è diviso in due parti: la prima è la copia anastatica della tesi di laurea pubblicata nel 1989 arricchita da un sesto capitolo sullo stato degli studi su Lazzaretti e la seconda contiene una silloge ragionata delle più importanti opere specialistiche su David apparse negli anni 2000. «C’è anche un’appendice — aggiunge Bardelli — con due nuovi documenti e lo statuto della società delle famiglie cristiane. Ma io non mi fermo. Scrivo la parola “continua” e non “fine” al mio lavoro di ricerca”.
Bardelli ha preso di recente posizione sulla querelle della presidenza del centro studi Lazzaretti del cui comitato scientifico fa parte e ha spezzato una lancia a favore di Nello Nanni che ha dato le dimissioni dopo che il comitato ha preferito, per la presidenza del centro, l’universitaria Anna Scattigno: «Sarebbe tempo che gli intellettuali amiatini si levassero dal naso la campanella che è stata loro applicata ad opera dei dotti ed accademici cittadini. Negli anni trascorsi al tavolo del Comitato Scientifico del Centro Studi, ho avuto modo di valutare le doti sia scientifiche che morali della professoressa Scattigno, e, se decidesse di trasferirsi sull’Amiata, sarei ben felice di votare per la sua presidenza, anche a vita. Ma, allo stato attuale delle cose, ed in considerazione dei tanti impegni che ci attendono a breve, debbo senz’altro schierarmi con il “partito” di Nanni ed apprezzare la coerenza del suo “gran rifiuto”. (f. b.)
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