Proteste
Addio voucher, esercenti in allarme
di Sara Landi
«Scelta dannosa e ideologica», dice Confcommercio in un incontro per illustrare agli operatori i problemi e come limitarli
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GROSSETO. Quali sono le conseguenze dell’abolizione dei voucher per il comparto turistico in provincia di Grosseto?
Su questo tema la Confcommercio Grosseto ha chiamato a raccolta ieri mattina i titolari di pubblici esercizi per una mattinata di confronto e approfondimento grazie al convegno “Il lavoro nei pubblici esercizi tra regole e flessibilità. I nuovi orientamenti nell’era del dopo voucher” ospitato dall’Hotel Granduca. Tra i relatori Silvio Moretti, direttore dell’area sindacale, previdenziale e formazione della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi).
«Ci sono una serie di ipotesi allo studio che stanno prendendo piede — dice Moretti — è evidente che serve uno strumento che colmi il vuoto normativo che si è venuto a creare. Anche se non c’è più lo strumento del voucher esiste ancora l’esigenza di riconoscere e disciplinare il lavoro occasionale, svolto per periodi brevi o in modo discontinuo e di individuare dunque alternative valide al voucher».
Sulla stagione turistica che si è già aperta con il ponte di Pasqua il punto di vista della Fipe è chiaro. «La stagione si è riaperta con tanti punti interrogativi legati all’abolizione di voucher — dice Moretti — e riteniamo che serva a breve un provvedimento per tamponare la situazione. Gli strumenti che al momento le aziende possono ancora utilizzare sono il lavoro a chiamata e il lavoro extra che però impongono adempimenti particolari e hanno costi di gestione più alti».
Moretti fa l’esempio di un ristorante a cui arriva la prenotazione di una grossa comitiva all’ultimo minuto: «Stando nelle regole il ristorante o si arrangia con il personale che ha o è costretto a rinunciare a quella prenotazione se non può ricorrere ad altri strumenti. Fermo restando che i voucher acquistati entro il 17 marzo possono essere comunque utilizzati entro la fine dell’anno. In ogni caso il nostro settore ha bisogno di uno strumento sostitutivo dei voucher a breve».
La direttrice di Confcommercio Grosseto, Gabriella Orlando, ha ribadito le due richieste dell’associazione di categoria su questo tema: «Ribadiamo che è stato un errore eliminare i voucher alle porte della stagione turistica. Chiediamo al governo un’accelerazione sulle nuove norme in materia e l’aggiustamento di quegli strumenti che già ci sono, come il lavoro a chiamata, per renderli utilizzabili dalle aziende». Per Orlando l’abolizione dei voucher è stata una scelta solo ideologica: «Avrei capito l’abolizione se fosse stata fatta prima, ma a fine 2016 l’introduzione della tracciabilità dei voucher ha finalmente impedito il loro abuso. Del resto lo stesso Gentiloni ha ammesso che l’esigenza del governo era di disinnescare il referendum».
Mariafrancesca Santoli ha portato al convegno il punto di vista dell’Ispettorato territoriale del lavoro di cui è responsabile in provincia di Grosseto. «In generale i voucher hanno sicuramente aiutato l’emersione del lavoro nero — dice Santoli — e non hanno sostituito i contratti stabili. Per questo temiamo che almeno nell’immediato ci sia un ritorno del lavoro nero e delle forme irregolari. Il lavoro intermittente o a chiamata è infatti la formula più prossima al voucher ma ha dei costi e richiede degli adempimenti che il voucher non prevedeva».
Per quanto riguarda i numeri, l’ultimo dato ufficiale si ferma per la provincia di Grosseto al 2015 e parla di 500.000 voucher utilizzati, l’8 per cento circa del monte di ore lavorate nel 2015 in Maremma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Su questo tema la Confcommercio Grosseto ha chiamato a raccolta ieri mattina i titolari di pubblici esercizi per una mattinata di confronto e approfondimento grazie al convegno “Il lavoro nei pubblici esercizi tra regole e flessibilità. I nuovi orientamenti nell’era del dopo voucher” ospitato dall’Hotel Granduca. Tra i relatori Silvio Moretti, direttore dell’area sindacale, previdenziale e formazione della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi).
«Ci sono una serie di ipotesi allo studio che stanno prendendo piede — dice Moretti — è evidente che serve uno strumento che colmi il vuoto normativo che si è venuto a creare. Anche se non c’è più lo strumento del voucher esiste ancora l’esigenza di riconoscere e disciplinare il lavoro occasionale, svolto per periodi brevi o in modo discontinuo e di individuare dunque alternative valide al voucher».
Sulla stagione turistica che si è già aperta con il ponte di Pasqua il punto di vista della Fipe è chiaro. «La stagione si è riaperta con tanti punti interrogativi legati all’abolizione di voucher — dice Moretti — e riteniamo che serva a breve un provvedimento per tamponare la situazione. Gli strumenti che al momento le aziende possono ancora utilizzare sono il lavoro a chiamata e il lavoro extra che però impongono adempimenti particolari e hanno costi di gestione più alti».
Moretti fa l’esempio di un ristorante a cui arriva la prenotazione di una grossa comitiva all’ultimo minuto: «Stando nelle regole il ristorante o si arrangia con il personale che ha o è costretto a rinunciare a quella prenotazione se non può ricorrere ad altri strumenti. Fermo restando che i voucher acquistati entro il 17 marzo possono essere comunque utilizzati entro la fine dell’anno. In ogni caso il nostro settore ha bisogno di uno strumento sostitutivo dei voucher a breve».
La direttrice di Confcommercio Grosseto, Gabriella Orlando, ha ribadito le due richieste dell’associazione di categoria su questo tema: «Ribadiamo che è stato un errore eliminare i voucher alle porte della stagione turistica. Chiediamo al governo un’accelerazione sulle nuove norme in materia e l’aggiustamento di quegli strumenti che già ci sono, come il lavoro a chiamata, per renderli utilizzabili dalle aziende». Per Orlando l’abolizione dei voucher è stata una scelta solo ideologica: «Avrei capito l’abolizione se fosse stata fatta prima, ma a fine 2016 l’introduzione della tracciabilità dei voucher ha finalmente impedito il loro abuso. Del resto lo stesso Gentiloni ha ammesso che l’esigenza del governo era di disinnescare il referendum».
Mariafrancesca Santoli ha portato al convegno il punto di vista dell’Ispettorato territoriale del lavoro di cui è responsabile in provincia di Grosseto. «In generale i voucher hanno sicuramente aiutato l’emersione del lavoro nero — dice Santoli — e non hanno sostituito i contratti stabili. Per questo temiamo che almeno nell’immediato ci sia un ritorno del lavoro nero e delle forme irregolari. Il lavoro intermittente o a chiamata è infatti la formula più prossima al voucher ma ha dei costi e richiede degli adempimenti che il voucher non prevedeva».
Per quanto riguarda i numeri, l’ultimo dato ufficiale si ferma per la provincia di Grosseto al 2015 e parla di 500.000 voucher utilizzati, l’8 per cento circa del monte di ore lavorate nel 2015 in Maremma.
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