Sicurezza
Strage Erasmus, respinto il ricorso dell’autista
di Elisabetta Giorgi
Le indagini in Spagna sulla morte di Elena Maestrini possono proseguire Commissionato a un docente di Pisa uno studio: «La strada era in sicurezza?»
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BAGNO DI GAVORRANO. Le indagini sulla morte di Elena Maestrini, la studentessa di Bagno di Gavorrano morta in Spagna insieme ad altre 12 ragazze in un incidente in autobus, proseguiranno. La Corte d’Appello di Tarragona ha respinto il ricorso presentato dall’autista del pullman contro l’ordinanza del giudice istruttore che aveva disposto la riapertura dell’indagine. L’inchiesta penale proseguirà. Una notizia confortante per i familiari delle vittime tra cui la famiglia Maestrini che, ancora provata dal dolore, chiede che le indagini continuino e si faccia luce sulle eventuali responsabilità.
Un passo indietro: a novembre il gip del tribunale di Amposta aveva disposto l’archiviazione del procedimento; misura che aveva suscitato profonda indignazione nei familiari e nell’opinione pubblica. I familiari delle vittime avevano poi ottenuto la riapertura delle indagini ma il conducente del pullman aveva presentato ricorso in Corte d’Appello a Tarragona. Ricorso ora negato dal giudice. «Respinto il ricorso, l’istruttoria va avanti al tribunale di Amposta — commenta Gabriele Maestrini, padre di Elena, che con la moglie Roberta e i genitori delle altre ragazze porta avanti la battaglia — Siamo fiduciosi che si vada quantomeno a processo».
Un passo alla volta. «L’importante — prosegue Maestrini — è che intanto vengano sollevate le problematiche che chi ha respinto il ricorso ha evidenziato». Per esempio quelle 77 accelerazioni e decelerazioni di movimento del conducente dell’autobus, ancora tutte da chiarire.
L’autista che portava le studentesse dell’Erasmus è un uomo di 62 anni della ditta Autocares, e che nell’unica dichiarazione lasciata poco dopo la tragedia aveva motivato l’incidente con un colpo di sonno.
I familiari delle ragazze chiedono di far luce a 360° sulle cause che possano aver provocato la tragedia o concorso ad essa. Non solo le condizioni dell’autista ma anche — dice Maestrini — «una serie di situazioni collaterali che possano aver aggravato la situazione»: per esempio il modo in cui è stato gestito il viaggio, organizzato ed eseguito» (l’azienda di trasporti e l’agenzia o associazione parauniversitaria legata all’università di Barcellona) e le condizioni della strada. Si vuole capire se l’infrastruttura spagnola rispondesse o meno agli standard di sicurezza adeguati.
Su questo punto il comitato delle famiglie delle vittime — su input della stessa famiglia Maestrini — ha commissionato a un docente dell’Università di Pisa specializzato in infrastrutture una relazione per valutare la dinamica dell’incidente e individuare eventuali elementi nello stato dei luoghi che possano aver causato la tragedia o concorso ad essa. Si cerca di capire se la barriera spartitraffico installata su questa autostrada sia stata protetta in modo adeguato e se sia stata conforme o meno alle norme vigenti nazionali ed europee; oppure se un diverso tipo di barriera avrebbe potuto evitare la strage. Le conclusioni tratte dall’esperto evidenziano carenze infrastrutturali.
Secondo questo studio, la barriera presente non è stata in grado di evitare il cappottamento del pullman e lo scavalcamento della barriera con l’invasione della carreggiata destinata al senso di marcia opposta. Se lo spartitraffico fosse stato protetto in modo adeguato, il veicolo sarebbe stato contenuto nella sua carreggiata evitando che l’incidente si trasformasse in tragedia.
Un passo indietro: a novembre il gip del tribunale di Amposta aveva disposto l’archiviazione del procedimento; misura che aveva suscitato profonda indignazione nei familiari e nell’opinione pubblica. I familiari delle vittime avevano poi ottenuto la riapertura delle indagini ma il conducente del pullman aveva presentato ricorso in Corte d’Appello a Tarragona. Ricorso ora negato dal giudice. «Respinto il ricorso, l’istruttoria va avanti al tribunale di Amposta — commenta Gabriele Maestrini, padre di Elena, che con la moglie Roberta e i genitori delle altre ragazze porta avanti la battaglia — Siamo fiduciosi che si vada quantomeno a processo».
Un passo alla volta. «L’importante — prosegue Maestrini — è che intanto vengano sollevate le problematiche che chi ha respinto il ricorso ha evidenziato». Per esempio quelle 77 accelerazioni e decelerazioni di movimento del conducente dell’autobus, ancora tutte da chiarire.
L’autista che portava le studentesse dell’Erasmus è un uomo di 62 anni della ditta Autocares, e che nell’unica dichiarazione lasciata poco dopo la tragedia aveva motivato l’incidente con un colpo di sonno.
I familiari delle ragazze chiedono di far luce a 360° sulle cause che possano aver provocato la tragedia o concorso ad essa. Non solo le condizioni dell’autista ma anche — dice Maestrini — «una serie di situazioni collaterali che possano aver aggravato la situazione»: per esempio il modo in cui è stato gestito il viaggio, organizzato ed eseguito» (l’azienda di trasporti e l’agenzia o associazione parauniversitaria legata all’università di Barcellona) e le condizioni della strada. Si vuole capire se l’infrastruttura spagnola rispondesse o meno agli standard di sicurezza adeguati.
Su questo punto il comitato delle famiglie delle vittime — su input della stessa famiglia Maestrini — ha commissionato a un docente dell’Università di Pisa specializzato in infrastrutture una relazione per valutare la dinamica dell’incidente e individuare eventuali elementi nello stato dei luoghi che possano aver causato la tragedia o concorso ad essa. Si cerca di capire se la barriera spartitraffico installata su questa autostrada sia stata protetta in modo adeguato e se sia stata conforme o meno alle norme vigenti nazionali ed europee; oppure se un diverso tipo di barriera avrebbe potuto evitare la strage. Le conclusioni tratte dall’esperto evidenziano carenze infrastrutturali.
Secondo questo studio, la barriera presente non è stata in grado di evitare il cappottamento del pullman e lo scavalcamento della barriera con l’invasione della carreggiata destinata al senso di marcia opposta. Se lo spartitraffico fosse stato protetto in modo adeguato, il veicolo sarebbe stato contenuto nella sua carreggiata evitando che l’incidente si trasformasse in tragedia.
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