Attenzione
Inceneritore, un altro “no” all’attività
di Paola Villani
Il Consiglio di Stato boccia il ricorso di Scarlino Energia. Resta il via libera della Regione, ma Follonica annuncia battaglia
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SCARLINO. Il Consiglio di Stato dichiara inammissibile il ricorso promosso da Scarlino Energia. Il Comune di Follonica vince nuovamente la battaglia contro l’inceneritore: per la seconda volta l’organo giurisdizionale afferma la correttezza dell’annullamento della Autorizzazione di impatto ambientale (Aia), che la Provincia di Grosseto aveva riconosciuto all’azienda nel 2009. L’Aia di fatto è il nulla osta all’attività dell’inceneritore, l’approvazione da parte degli organi competenti a svolgere l’attività.
Si conclude così, un altro capitolo della lunga e complessa vicenda legata all’impianto della piana scarlinese per l’incenerimento dei rifiuti non differenziati: il 20 gennaio 2015 il Consiglio di Stato aveva accolto il ricorso del Comune di Follonica e dei comitati ambientalisti e annullato l’autorizzazione rilasciata nel 2009 dalla Provincia che dava l’ok all’attività dell’impianto. Quello stesso giorno la Scarlino Energia, società proprietaria dell’inceneritore, aveva fermato la struttura dandone comunicazione alle autorità competenti. Ma la società non ha accettato la sentenza del Consiglio di Stato, definendo la decisione ingiusta sia nel merito che nel metodo, annunciando subito l’impugnazione della stessa e la richiesta della revoca.
Il 9 marzo scorso il collegio ha riconfermato la decisione di due anni fa dichiarando inammissibile il ricorso di Scarlino Energia e ribadendo quanto stabilito in precedenza, quindi annullando di fatto l’autorizzazione del 2009 della Provincia.
Ma intanto c’è stato un ulteriore passaggio, non di poco conto: ad ottobre sempre del 2015 la Regione Toscana, ente che dopo la chiusura delle Province ha competenza in materia, ha nuovamente dato l’Autorizzazione di impatto ambientale alla Scarlino Energia, se pur con prescrizioni e raccomandazioni. La decisione è stata presa con una delibera di giunta che il Comune di Follonica insieme a quello di Scarlino ha nuovamente impugnato di fronte al Tar. Oggi le amministrazioni maremmane depositeranno tutta la documentazione a sostegno della loro tesi, documentazione che poco differenzia da quella utilizzata per il ricorso al Consiglio di Stato, poi vinto dagli enti pubblici.
«Siamo soddisfatti di questa conferma — spiega l’assessora all’ambiente di Follonica, Mirjam Giorgieri — Voglio solo ricordare che questa non è una battaglia contro qualcuno ma semplicemente una battaglia a favore della salute dei nostri cittadini. Ora andremo avanti: in ballo c’è ancora il ricorso al Tar contro l’autorizzazione concessa dalla Regione. L’impianto, a quanto sappiamo, è fermo da gennaio del 2015, nonostante avesse avuto l’ok a ripartire dalla giunta toscana».
La sentenza del Consiglio di Stato di cui Scarlino Energia chiedeva la revoca aveva annullato i provvedimenti della Provincia di Grosseto per «difetto di istruttoria e motivazione per mancata disamina dello stato di salute delle popolazioni coinvolte e delle condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata nonché per mancanza di una specifica attività istruttoria in ordine agli agenti inquinanti già presenti e alla potenziale incidenza che su di essi si sarebbe potuta riscontrare a seguito dello svolgimento dell’attività», come ricordano dal Comune di Follonica.
Il Consiglio di Stato aveva poi rilevato «l’assenza di un previo e puntuale studio epidemiologico dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto e l’inadeguatezza dell’istruttoria rispetto alla tutela del diritto alla salute. La sentenza ha dunque accolto tutte le tesi sostenute dal Comune e rilevato che le censure mosse da Scarlino Energia non costituivano veri e propri vizi che potevano portare alla revocatoria della sentenza n. 163/2015, quanto piuttosto un tentativo della società stessa di ridiscutere nel merito le varie questioni: di qui la pronuncia di inammissibilità del ricorso».
Scarlino Energia è stata condannata a restituire al Comune di Follonica 3. 000 euro oltre oneri di legge e Iva, per il pagamento delle spese processuali.
Si conclude così, un altro capitolo della lunga e complessa vicenda legata all’impianto della piana scarlinese per l’incenerimento dei rifiuti non differenziati: il 20 gennaio 2015 il Consiglio di Stato aveva accolto il ricorso del Comune di Follonica e dei comitati ambientalisti e annullato l’autorizzazione rilasciata nel 2009 dalla Provincia che dava l’ok all’attività dell’impianto. Quello stesso giorno la Scarlino Energia, società proprietaria dell’inceneritore, aveva fermato la struttura dandone comunicazione alle autorità competenti. Ma la società non ha accettato la sentenza del Consiglio di Stato, definendo la decisione ingiusta sia nel merito che nel metodo, annunciando subito l’impugnazione della stessa e la richiesta della revoca.
Il 9 marzo scorso il collegio ha riconfermato la decisione di due anni fa dichiarando inammissibile il ricorso di Scarlino Energia e ribadendo quanto stabilito in precedenza, quindi annullando di fatto l’autorizzazione del 2009 della Provincia.
Ma intanto c’è stato un ulteriore passaggio, non di poco conto: ad ottobre sempre del 2015 la Regione Toscana, ente che dopo la chiusura delle Province ha competenza in materia, ha nuovamente dato l’Autorizzazione di impatto ambientale alla Scarlino Energia, se pur con prescrizioni e raccomandazioni. La decisione è stata presa con una delibera di giunta che il Comune di Follonica insieme a quello di Scarlino ha nuovamente impugnato di fronte al Tar. Oggi le amministrazioni maremmane depositeranno tutta la documentazione a sostegno della loro tesi, documentazione che poco differenzia da quella utilizzata per il ricorso al Consiglio di Stato, poi vinto dagli enti pubblici.
«Siamo soddisfatti di questa conferma — spiega l’assessora all’ambiente di Follonica, Mirjam Giorgieri — Voglio solo ricordare che questa non è una battaglia contro qualcuno ma semplicemente una battaglia a favore della salute dei nostri cittadini. Ora andremo avanti: in ballo c’è ancora il ricorso al Tar contro l’autorizzazione concessa dalla Regione. L’impianto, a quanto sappiamo, è fermo da gennaio del 2015, nonostante avesse avuto l’ok a ripartire dalla giunta toscana».
La sentenza del Consiglio di Stato di cui Scarlino Energia chiedeva la revoca aveva annullato i provvedimenti della Provincia di Grosseto per «difetto di istruttoria e motivazione per mancata disamina dello stato di salute delle popolazioni coinvolte e delle condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata nonché per mancanza di una specifica attività istruttoria in ordine agli agenti inquinanti già presenti e alla potenziale incidenza che su di essi si sarebbe potuta riscontrare a seguito dello svolgimento dell’attività», come ricordano dal Comune di Follonica.
Il Consiglio di Stato aveva poi rilevato «l’assenza di un previo e puntuale studio epidemiologico dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto e l’inadeguatezza dell’istruttoria rispetto alla tutela del diritto alla salute. La sentenza ha dunque accolto tutte le tesi sostenute dal Comune e rilevato che le censure mosse da Scarlino Energia non costituivano veri e propri vizi che potevano portare alla revocatoria della sentenza n. 163/2015, quanto piuttosto un tentativo della società stessa di ridiscutere nel merito le varie questioni: di qui la pronuncia di inammissibilità del ricorso».
Scarlino Energia è stata condannata a restituire al Comune di Follonica 3. 000 euro oltre oneri di legge e Iva, per il pagamento delle spese processuali.
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