La manifestazione
Diva e Dario, nozze record da settant’anni
di Fiora Bonelli
Lui maestro, casaro e pittore, lei della famiglia Casciani: festeggeranno con figlia, nipoti e bisnipoti
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CASTEL DEL PIANO. Settant’anni di matrimonio e, come si dice, festa per “nozze di ferro”. Superate ampiamente quelle d’argento, quelle d’oro e quelle di diamante, adesso, a Castel del Piano, Diva e Dario Albanesi, si apprestano a festeggiare quelle di ferro, ma lo faranno intimamente nella loro casa, solo circondati da familiari stretti. Preferisce fare così questa inossidabile coppia castelpianese arrivata in piena forma a 95 anni lei e 97 lui.
Si sposarono il 26 maggio 1947 a Castel del Piano. Lui, Dario, maestro elementare, è nato a Lodi dove è rimasto ben poco. Il padre Arsete e la madre Anita si erano trasferiti a Montiano e di lì a Castel del Piano dove la famiglia Albanesi mise su un’azienda casearia molto nota e rinomata. Diva, sua moglie, appartiene alla famiglia Casciani, originaria di Castel del Piano, che aveva un forno nel borgo.
Dario e Diva si stabilirono, dunque, a Castel del Piano e da lì non si sono più mossi, perché Dario, al suo lavoro di maestro a Grosseto, poi, preferì dedicarsi alla produzione di formaggio, burro, ricotta e alla vendita di latte in una latteria che è stata a Castel del Piano sicuramente la più eccellente per la qualità dei latticini e la bontà dei gelati e della panna montata che vi si produceva.
Ma Dario, oltre a fare il casaro, coltivava anche da sempre una passione che gli ha dato notorietà: la pittura. Una pittura raffinata e uno stile inizialmente orientato verso la pennellata tradizionale, che ha, se pure per poco tempo, sperimentato la spatola materica, per approdare, intorno alla metà degli anni Settanta, a un nuova dimensione estetica che alcuni definiscono surrealismo simbolico. Il suo ideale di bellezza raffinata sospinge le sue creature verso la leggerezza e il pudore di lunghe ombre che si riflettono su fondi e piani levigati, impalpabili, lievi e come scarnificati. Un artista di razza che ha sempre preferito tenersi lontano dai palcoscenici che contano, ma che ha ugualmente ottenuto apprezzamenti e successo.
Dario dipinge tuttora e scrive. Ha scritto anche una commedia che è stata rappresentata anni fa sul lago di Garda, e la scrittura e lo studio sono ancora la sua passione.
«È una persona studiosissima – rammenta suo nipote Gianni – fin da quando era ragazzo. Ama raccontare che quando studiava a Grosseto e venne in visita il re Vittorio Emanuele III, andò a stringergli la mano e lo fece solo con lui, perché lo avevano additato come il più bravo di tutti».
Dario e Diva non hanno perso l’abitudine di fare il loro giretto attorno al Piazzone, tanto per tenersi in forma, e vivono circondati dall’affetto dei nipoti, dei bisnipoti, della figlia Giovanna e del fratello di Dario, Beppe, e saranno loro a festeggiare con la coppia, queste nozze davvero di ferro.
Si sposarono il 26 maggio 1947 a Castel del Piano. Lui, Dario, maestro elementare, è nato a Lodi dove è rimasto ben poco. Il padre Arsete e la madre Anita si erano trasferiti a Montiano e di lì a Castel del Piano dove la famiglia Albanesi mise su un’azienda casearia molto nota e rinomata. Diva, sua moglie, appartiene alla famiglia Casciani, originaria di Castel del Piano, che aveva un forno nel borgo.
Dario e Diva si stabilirono, dunque, a Castel del Piano e da lì non si sono più mossi, perché Dario, al suo lavoro di maestro a Grosseto, poi, preferì dedicarsi alla produzione di formaggio, burro, ricotta e alla vendita di latte in una latteria che è stata a Castel del Piano sicuramente la più eccellente per la qualità dei latticini e la bontà dei gelati e della panna montata che vi si produceva.
Ma Dario, oltre a fare il casaro, coltivava anche da sempre una passione che gli ha dato notorietà: la pittura. Una pittura raffinata e uno stile inizialmente orientato verso la pennellata tradizionale, che ha, se pure per poco tempo, sperimentato la spatola materica, per approdare, intorno alla metà degli anni Settanta, a un nuova dimensione estetica che alcuni definiscono surrealismo simbolico. Il suo ideale di bellezza raffinata sospinge le sue creature verso la leggerezza e il pudore di lunghe ombre che si riflettono su fondi e piani levigati, impalpabili, lievi e come scarnificati. Un artista di razza che ha sempre preferito tenersi lontano dai palcoscenici che contano, ma che ha ugualmente ottenuto apprezzamenti e successo.
Dario dipinge tuttora e scrive. Ha scritto anche una commedia che è stata rappresentata anni fa sul lago di Garda, e la scrittura e lo studio sono ancora la sua passione.
«È una persona studiosissima – rammenta suo nipote Gianni – fin da quando era ragazzo. Ama raccontare che quando studiava a Grosseto e venne in visita il re Vittorio Emanuele III, andò a stringergli la mano e lo fece solo con lui, perché lo avevano additato come il più bravo di tutti».
Dario e Diva non hanno perso l’abitudine di fare il loro giretto attorno al Piazzone, tanto per tenersi in forma, e vivono circondati dall’affetto dei nipoti, dei bisnipoti, della figlia Giovanna e del fratello di Dario, Beppe, e saranno loro a festeggiare con la coppia, queste nozze davvero di ferro.
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