Il dolore
CONFAGRICOLTURA
Contadini e allevatori «È già calamità naturale»
GROSSETO. Il livello dell’Ombrone è oggi quello che di solito il fiume registra a giugno. Il meteo inclemente ha ripercussioni sui fiumi, gli invasi, le acque di falda. Ieri Confagricoltura ha...
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GROSSETO. Il livello dell’Ombrone è oggi quello che di solito il fiume registra a giugno. Il meteo inclemente ha ripercussioni sui fiumi, gli invasi, le acque di falda. Ieri Confagricoltura ha diffuso una nota dove lancia l’allarme siccità e chiede, per agricoltori e allevatori, assistenza alle istituzioni. «Abbiamo avuto di nuovo un meteo inclemente — scrive il presidente di Confagricoltura Grosseto, Attilio Tocchi — al punto da trovarci costretti a richiedere l’attivazione delle norme sulle calamità naturali». Purtroppo sono notevoli i danni a causa della mancanza di piogge e in particolare nella fascia costiera della provincia, dove i pluviometri sono asciutti ormai da parecchio tempo. «Se non arriva subito la pioggia le perdite potrebbero essere ancora più devastanti e trasformarsi in una catastrofe per la nostra agricoltura», incalza Tocchi.
Il grido di allarme, si diceva, nasce dalla carenza di precipitazioni dell’inverno appena trascorso, che si sta protraendo anche per il periodo primaverile. «Abbiamo già perduto oltre il 50% del fieno da erbai autunno-vernini e di erba medica e, se continuerà il periodo siccitoso il grano rischia addirittura di non essere trebbiato, come pure sono a rischio le semine dei girasoli e del mais. Lo scorso anno, invece, il prezzo dei cereali era andato a picco con minimi di 15 — 17 euro al quintale».
Soffre anche la zootecnia. «Gli allevatori, per dare da mangiare agli animali, saranno costretti all’acquisto di fieni, materie prime e mangimi, con aggravio notevole di costi. E sono a rischio anche le colture che devono essere piantate adesso, considerato i livelli idrici raggiunti dai pozzi che non possono più essere utilizzati, pena favorire l’avanzamento del cuneo salino nelle falde emunte. Insomma, una situazione quasi compromessa. Chiederemo l’attivazione della norma sulle calamità naturali». (g. b.)
Il grido di allarme, si diceva, nasce dalla carenza di precipitazioni dell’inverno appena trascorso, che si sta protraendo anche per il periodo primaverile. «Abbiamo già perduto oltre il 50% del fieno da erbai autunno-vernini e di erba medica e, se continuerà il periodo siccitoso il grano rischia addirittura di non essere trebbiato, come pure sono a rischio le semine dei girasoli e del mais. Lo scorso anno, invece, il prezzo dei cereali era andato a picco con minimi di 15 — 17 euro al quintale».
Soffre anche la zootecnia. «Gli allevatori, per dare da mangiare agli animali, saranno costretti all’acquisto di fieni, materie prime e mangimi, con aggravio notevole di costi. E sono a rischio anche le colture che devono essere piantate adesso, considerato i livelli idrici raggiunti dai pozzi che non possono più essere utilizzati, pena favorire l’avanzamento del cuneo salino nelle falde emunte. Insomma, una situazione quasi compromessa. Chiederemo l’attivazione della norma sulle calamità naturali». (g. b.)
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