Lutto
SAMY, IL VESUVIANO “A METÀ” CHE PIACE TANTO FUORI D’ITALIA
A dispetto del nome, che rimanda a origini tutt’altro che partenopee, Samy Fayad, è uno dei più singolari e brillanti commediografi del teatro napoletano del secolo scorso.Autore teatrale e...
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A dispetto del nome, che rimanda a origini tutt’altro che partenopee, Samy Fayad, è uno dei più singolari e brillanti commediografi del teatro napoletano del secolo scorso.
Autore teatrale e radiofonico, oltre che giornalista, Samy Fayad nasce a Parigi nel 1925, da genitori libanesi. Fino all’età di 13 anni vive con la famiglia in Venezuela e poi segue i genitori a Napoli. Questo “straniero” finisce per trovare, alle pendici del Vesuvio, nella napoletanità, il terreno fertile per dare sfogo al suo estro costruendo i propri personaggi e adottando i costumi e l’ambiente della tradizione napoletana per le sue sue commedie.
Il suo inizio è con la scrittura di copioni radiofonici. Poi, a 25 anni, entra in Rai, a Napoli; e nel 1954 vince, con il “Don Giovanni innamorato”, il primo premio del concorso nazionale indetto dalla Rai per gli autori di radiocommedie. Fayad ha scritto copioni fino al 1998, un anno prima della sua morte, avvenuta a Napoli nel 1999.
Samy Fayad è uno dei pochissimi commediografi italiani la cui produzione abbia un respiro internazionale tanto che è più rappresentato nei paesi europei e americani che in Italia. In Italia il teatro di Fayad è stato portato in scena, con grande successo, da Peppino De Filippo, Nino Taranto, Antonio Casagrande, Regina Bianchi, Dolores Palombo, Nuccia Fumo, Angela Pagano, Gigi Reder, Carlo Taranto, Marzio Onorato, Anna Maria Ackermann, Antonio Allocca, Beppe Barra. Le opere di Fayad sono state tradotte, rappresentate e teletrasmesse in Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Grecia, Polonia, Olanda, Romania, Bulgaria, Argentina, Brasile, Messico e Stati Uniti d’America.
Il repertorio di Fayad è vasto e originalissimo, ha toni e timbri inconfondibili, basati sulla costante del più autentico umorismo che non si limita all’aggressività della battuta comica, ma si risolve in un civile atteggiamento di critica nei confronti degli altri e di sé, nella consapevolezza che il segreto dell’umorismo è proprio quello di saper ridere di se stessi, una critica che confina con una forma di serena pietà per tutte le debolezze umane.
Sono una trentina le commedie, folli ed estrose, scritte da Samy Fayad. Alcune di queste commedie, “Come si rapina una banca”, “Il settimo si riposò”, “Il papocchio”, “Lo spione della scala C”, “Un gran bene di consumo”, “Per mezz’ora di sfizio”, furono cavalli di battaglia di veri mostri sacri del teatro napoletano come Peppino de Filippo e Nino Taranto.
La compagnia Il Teatraccio ha messo in scena “Il papocchio” nel 2016 e da allora continua a rappresentare questa commedia, con grande successo, in numerosi teatri fuori dalla provincia di Grosseto, raccogliendo ovunque nomination e premi. Da ultimo, proprio lo scorso fine settimana la commedia è andata in finale alla decima edizione di Ascoli in Scena 2016/17 e ha ottenuto il premio per la migliore attrice protagonista, a Virginia Corongiu. Ma ha avuto anche altre quattro nomination, per il migliore attore protagonista (Giuseppe Di Maggio), la migliore scenografia (Girolamo Buglisi), la migliore regia (Claudio Matta) e il gradimento del pubblico come migliore spettacolo.
Autore teatrale e radiofonico, oltre che giornalista, Samy Fayad nasce a Parigi nel 1925, da genitori libanesi. Fino all’età di 13 anni vive con la famiglia in Venezuela e poi segue i genitori a Napoli. Questo “straniero” finisce per trovare, alle pendici del Vesuvio, nella napoletanità, il terreno fertile per dare sfogo al suo estro costruendo i propri personaggi e adottando i costumi e l’ambiente della tradizione napoletana per le sue sue commedie.
Il suo inizio è con la scrittura di copioni radiofonici. Poi, a 25 anni, entra in Rai, a Napoli; e nel 1954 vince, con il “Don Giovanni innamorato”, il primo premio del concorso nazionale indetto dalla Rai per gli autori di radiocommedie. Fayad ha scritto copioni fino al 1998, un anno prima della sua morte, avvenuta a Napoli nel 1999.
Samy Fayad è uno dei pochissimi commediografi italiani la cui produzione abbia un respiro internazionale tanto che è più rappresentato nei paesi europei e americani che in Italia. In Italia il teatro di Fayad è stato portato in scena, con grande successo, da Peppino De Filippo, Nino Taranto, Antonio Casagrande, Regina Bianchi, Dolores Palombo, Nuccia Fumo, Angela Pagano, Gigi Reder, Carlo Taranto, Marzio Onorato, Anna Maria Ackermann, Antonio Allocca, Beppe Barra. Le opere di Fayad sono state tradotte, rappresentate e teletrasmesse in Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Grecia, Polonia, Olanda, Romania, Bulgaria, Argentina, Brasile, Messico e Stati Uniti d’America.
Il repertorio di Fayad è vasto e originalissimo, ha toni e timbri inconfondibili, basati sulla costante del più autentico umorismo che non si limita all’aggressività della battuta comica, ma si risolve in un civile atteggiamento di critica nei confronti degli altri e di sé, nella consapevolezza che il segreto dell’umorismo è proprio quello di saper ridere di se stessi, una critica che confina con una forma di serena pietà per tutte le debolezze umane.
Sono una trentina le commedie, folli ed estrose, scritte da Samy Fayad. Alcune di queste commedie, “Come si rapina una banca”, “Il settimo si riposò”, “Il papocchio”, “Lo spione della scala C”, “Un gran bene di consumo”, “Per mezz’ora di sfizio”, furono cavalli di battaglia di veri mostri sacri del teatro napoletano come Peppino de Filippo e Nino Taranto.
La compagnia Il Teatraccio ha messo in scena “Il papocchio” nel 2016 e da allora continua a rappresentare questa commedia, con grande successo, in numerosi teatri fuori dalla provincia di Grosseto, raccogliendo ovunque nomination e premi. Da ultimo, proprio lo scorso fine settimana la commedia è andata in finale alla decima edizione di Ascoli in Scena 2016/17 e ha ottenuto il premio per la migliore attrice protagonista, a Virginia Corongiu. Ma ha avuto anche altre quattro nomination, per il migliore attore protagonista (Giuseppe Di Maggio), la migliore scenografia (Girolamo Buglisi), la migliore regia (Claudio Matta) e il gradimento del pubblico come migliore spettacolo.
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