Il Tirreno

Grosseto

Omicidio Pierini: chiesti 10 anni per Gino 

di Francesca Gori
Omicidio Pierini: chiesti 10 anni per Gino 

La sentenza rimandata dopo il faccia a faccia con la madre. Secondo il pm il ragazzo ha raccontato la verità

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MASSA MARITTIMA. Omicidio volontario premeditato, distruzione e occultamento di cadavere in concorso con la madre: i reati dei quali è accusato Gino Laurini risuonano nell’aula del tribunale di Piacenza dove è in corso il processo per l’uccisione della nonna del ragazzo. È pesante, il suono di quelle parole pronunciate dal sostituto procuratore Roberto Fontanai che ieri mattina ha terminato la requisitoria di fronte al giudice per l’udienza preliminare chiedendo per il ragazzo 10 anni di carcere. Il magistrato ha infatti riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. Per quei reati, si potrebbe chiedere tranquillamente l’ergastolo ma non è questo il caso. Per tanti motivi: perché - secondo il pm - Gino ha raccontato la verità, perché grazie a lui è stato ritrovato quel che restava del corpo di Giuseppina, perché per tutta la durata del processo il comportamento del ragazzo è stato impeccabile.
Ieri mattina, il processo a carico del ventiquattrenne si sarebbe dovuto concludere ma il giudice Adele Savastano ha deciso di rinviare tutto al 18 maggio, quando in aula parlerà l’avvocato del ragazzo, Sandro Nunzi prima che Gino rilasci dichiarazioni spontanee. «La scelta del giudice è stata dettata da quello che sta accadendo nell’altro processo - spiega l’avvocato Nunzi - La Corte d’Assise che giudicherà Maria Grazia Guidoni, ha chiesto un confronto con Gino. Solo dopo quindi, sapremo l’esito della sentenza».
Gino si troverà di nuovo faccia a faccia con sua madre, dopo averla incrociata nell’aula del tribunale di Piacenza prima che le loro strade, almeno dal punto di vista processuale, si dividessero.
Il ragazzo, che è stato giudicato capace di intendere e volere dai consulenti del gup, era succube di sua madre. «Lo ha riconosciuto anche il pm - aggiunge l’avvocato Nunzi - Quando poi è cominciato il percorso di maturazione di Gino, il ragazzo ha avuto il coraggio di presentarsi ai carabinieri e raccontare tutto quello che era successo nell’appartamento di Piacenza dove viveva con la madre e la nonna prima di portare il corpo della donna in Maremma».
Gino Laurini ora vive a Follonica dove sta aspettando di conoscere quale sarà il suo futuro. Ieri mattina era in aula, come sempre e ha sentito la richiesta della condanna a 10 anni formulata dal sostituto procuratore.
Era il 3 luglio 2012 quando Maria Grazia e Gino avrebbero ucciso Giuseppina, per poi farne sparire i resti. La donna aveva 63 anni e aveva già ingerito i barbiturici che Maria Grazia le aveva fatto buttare giù con la forza, tenendole il naso tappato con le dita per farle aprire la bocca. Ma non era ancora morta. Rantolava, seduta al tavolo della cucina dell’appartamento di Pontenure. La mamma di Giuseppina Pierini, allora novantenne, era in un’altra stanza: era in sedia a rotelle ed era malata. Ma Maria Grazia Guidoni, secondo il racconto che il figlio ha fatto ai carabinieri di Follonica, voleva che partecipasse anche lei a quella “festa”. «Ecco la festa del condannato», avrebbe cominciato a cantare come una litania di morte girando intorno alla madre, sotto gli occhi dell’anziana nonna e del figlio. Giuseppina, però, di morire non aveva alcuna intenzione. La sua agonia sarebbe durata a lungo: cominciata all’ora di pranzo, la sessantatreenne sarebbe morta in serata. L’omicidio sarebbe stato pianificato da giorni, dalla stessa Maria Grazia che il 26 aprile si troverà di nuovo faccia a faccia con suo figlio in tribunale.

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