Il Tirreno

Grosseto

Fondazione cultura, è scontro  

di Francesca Ferri

Niente mostra nel 2017: il cda fa quadrato, il centrosinistra attacca: «Si lede l’immagine dell’istituzione»

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GROSSETO. A colpi di eventi annunciati e costi che non tornano, è scontro aperto a tra Fondazione Grosseto cultura e l’opposizione consiliare di centrosinistra.
Il consiglio di amministrazione di Fondazione Grosseto cultura – formato dal presidente Francesco Mori, dal vicepresidente Sebastiano Venier e dalle consigliere Simona Bertelli, Luisa Morelli e Alessandra Paolini – si è riunito giovedì per valutare le alternative alla mostra “Resurrezioni” che si doveva inaugurare a maggio e che invece salta. «Una scelta – dice il cda – perché si tratta di un programma ambizioso che prevede il coinvolgimento di altri comuni e dev’essere organizzato nei minimi dettagli». Eppure, dice il cda, «l’elenco degli artisti è già stato sottoposto al curatore Vittorio Sgarbi e si può dire ultimato».
In alternativa ci sono una serata di lirica, appuntamenti di citizen science e due “Notti” culturali (vedi altro articolo). Con questo calendario il cda – si legge in una nota – vuole anche rispondere al consigliere della Lista Mascagni sindaco Carlo De Martis, che ha criticato il dietrofront sulla programmazione e l’operato del presidente Mori.
La risposta tuttavia non soddisfa De Martis e, con lui, la collega di scranni Marilena Del Santo e l’intero gruppo consiliare del Pd: Lorenzo Mascagni, Manuele Bartalucci, Ciro Cirillo, Marco Di Giacopo e Catuscia Scoccati. In discussione non è tanto il programma, che De Martis e i suoi definiscono «pregevole nel solco della storia quasi decennale della Fondazione» (ma, precisano, “Tosca” era già «in calendario nella stagione dell’Orchestra Città di Grosseto»), quanto «l’impronta del presidente Mori» che «si scorge più che altro nelle “mancanze”».
Lo scontro si fa aperto sui costi previsti per la mostra. Il cda nega che ammonti a 70.000 euro. «È un’inesattezza» dice, e parla di cifre «molto più contenute» ma senza «scendere in dettagli».
Lista Mascagni e gruppo Pd, però, tirano fuori i verbali dei precedenti cda dai quali risulta che il cda stesso, il 20 gennaio, stimava i costi della mostra in 70.000 euro «di cui – dettagliano De Martis e i suoi – 20.000 impegnando, su proposta del presidente, le somme già ipotizzate per la realizzazione della Città Visibile, e i restanti 50.000 da recuperare attraverso una “campagna di sensibilizzazione”».
In occasione della seduta successiva del 13 febbraio, proseguono Lista Mascagni e gruppo Pd – i consiglieri in rappresentanza dei soci privati opportunamente rilevavano l’estrema difficoltà di recuperare simili cifre in tempi così ristretti (l’ipotesi di inaugurazione era fissata al 20 maggio), paventando il concreto rischio di non riuscire a realizzare né La Città Visibile, né “Resurrezioni”, con un grave danno d’immagine per la stessa Fondazione. Così purtroppo è stato».
Lista Mascagni e gruppo Pd si rammaricano anche di non poter conoscere il compenso per Sgarbi, al quale, come dichiara Fondazione, è già stato sottoposto l’elenco di artisti.
Sottolineano invece come il presidente Mori abbia convocato un cda, il 20 febbraio, al cui ordine del giorno c’era l’ipotesi di riconoscergli un compenso, «a dispetto – fanno notare Lista Mascagni e gruppo Pd – del ruolo eminentemente onorifico dell’incarico». Il cda ha poi accantonato l’ipotesi.
Quanto alla rievocazione medievale annunciata da Mori come evento qualificante della programmazione di Fondazione, il cda spiega di non aver mai comunicato alcuna data. «Lavoreremo – dice – affinché queste due prerogative (rievocazione e mostra) per noi irrinunciabili siano raggiunte. Solo allora comunicheremo la data».
Anche su questo evento, come sull’intera gestione Mori, Lista Mascagni e gruppo Pd sono più che critici. «“Quando si fanno le cose per la prima volta si lanciano, ma poi bisogna studiarle”: così – dicono – il sindaco ha “giustificato” la clamorosa marcia indietro sugli eventi personalmente confezionati dal presidente Mori. Noi crediamo al contrario che le cose prima vadano studiate e poi, nel caso, “lanciate”. La Fondazione Grosseto cultura ha bisogno di essere amministrata con competenza e serietà, senza improvvisazioni e senza facili proclami, capaci solo di lederne l’immagine dinanzi alla cittadinanza e, non ultimo, di fronte ai tanti potenziali partner pubblici e privati».

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