Sicurezza
Caos pozzi: mille condomìni chiedono la proroga
Trenta amministratori al Comune di Grosseto: «Tempistica stretta e danni economici e occupazionali: troviamo insieme una soluzione»
GROSSETO. Un migliaio di condominî chiede al Comune di Grosseto di prorogare la chiusura dei pozzi artesiani a dopo l’estate per avere modo di organizzarsi. E fa appello all’amministrazione perché sia scongiurata un’estate a secco, che comporterebbe non solo giardini bruciati ma centinaia di migliaia di euro di danni e inquietanti problemi occupazionali nel settore della manutenzione dei giardini.
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La richiesta è stata presentata ieri al sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, all’assessore ai lavori pubblici Riccardo Megale e al dirigente comunale Luca Vecchieschi da ventisette amministratori di condominio che, insieme, amministrano circa il 75 per cento degli immobili della città di Grosseto. In termini di abitanti, circa 65.000.
Come è noto il Comune, forte di una legge regionale che vieta l’uso privato dei pozzi pubblici, ha deciso quest’anno di non riaprire i pozzi di sua proprietà usati dai privati per innaffiare i propri giardini e ha invitato i cittadini a organizzarsi, anche in consorzi tra condominî, per chiedere la gestione dei pozzi.
Il problema, lamentato pubblicamente anche da diversi cittadini nei giorni scorsi, è la tempistica: con il caldo alle porte, non c’è tempo per mettersi d’accordo tra condominî (ciascuno magari formato da decine di famiglie), né per sbrigare tutte le pratiche tecniche e burocratiche (sopralluoghi ai pozzi, richieste a Comune e a Regione, volture...) o per scavarsi un pozzo proprio. Insomma: i giardini privati paiono destinati a seccare tra rabbia, disappunto e la sgradevole sensazione per i cittadini di essere additati come sfruttatori di acqua pubblica.
Ad essere preoccupati, però, sono anche gli amministratori di condominio ai quali, di fatto, il Comune ha passato la patata bollente della nuova organizzazione del servizio.
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A loro spetta riunire, in ciascun condominio, l’assemblea dei condòmini, notificare la decisione del Comune, raccogliere le adesioni a forme associative (consorzi o “sovracondominî”) per gestire i pozzi, chiedere le autorizzazioni e via dicendo.
Un percorso possibile, dicono gli amministratori. Ma non certo in questo momento, con il caldo alle porte e i giardini che vanno annaffiati.
Il Comune, si legge nella richiesta presentata dai ventisette amministratori, ha notificato loro l’11 aprile la decisione di non riaprire i pozzi. Per la cronaca, circa una settimana dopo la conferenza stampa nella quale è stato annunciato il cambio di rotta.
Per gli amministratori si tratta di un «brevissimo preavviso, arrivato a stagione estiva sostanzialmente già iniziata» che non dà agli amministratori «alcuna possibilità di organizzarci in tempo utile per notificare ufficialmente ai condòmini» la proposta.
Gli amministratori lamentano che addirittura «non ci sono i tempi tecnici per notificare il da farsi a tutti i condòmini e avere le necessarie delibere, nonché per eseguire eventuali lavori per la realizzazione di nuovi pozzi o di manutenzione per quelli esistenti». Insomma, gli amministratori e le migliaia e migliaia di persone da loro amministrate hanno le mani legate. E non solo.
A meno di ripensamenti del Comune, togliere l’acqua ai giardini significa bruciare erba e piante e con essi migliaia e migliaia di euro investiti dai proprietari dei giardini. «I giardini attualmente serviti dalla rete idrica comunale andranno tutti perduti da qui a settembre», mettono in guardia gli amministratori.
C’è, però, chi addirittura se la passa peggio. Sono i giardinieri e le ditte di manutenzione dei giardini, per i quali i ventisette firmatari della richiesta di proroga prevedono «perdita di lavoro» e «danni occupazionali». Ultimo, ma non meno importante, un patrimonio di verde che ossigena e fa bella la città, a vantaggio non solo dei proprietari ma di tutta la comunità.
Per questo gli amministratori invitano il Comune ad «affrontare il problema concretamente e con spirito collaborativo». Nessuno vuole tirarsi indietro, né andare contro la legge, ma solo avere il tempo per organizzarsi.
Per questo al Comune, per sé e per le decine di migliaia di persone di cui amministrano il condominio, chiedono due cose: riaprire i pozzi, prorogando la chiusura al 30 di settembre, e un incontro per trovare una soluzione concertata. E, per questo, sono disponibili a riconoscere al Comune un contributo per l’acqua emunta nei prossimi mesi dai pozzi comunali.
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