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Curare la fibrillazione atriale  con una tecnica innovativa

Curare la fibrillazione atriale  con una tecnica innovativa

GROSSETO. Da circa sei mesi, all’ospedale Misericordia di Grosseto, viene effettuata la “crioablazione”, una nuova tecnica per la cura della fibrillazione atriale, È una procedura che viene “dal...

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GROSSETO. Da circa sei mesi, all’ospedale Misericordia di Grosseto, viene effettuata la “crioablazione”, una nuova tecnica per la cura della fibrillazione atriale,
È una procedura che viene “dal freddo” e che la cardiologia di Grosseto affianca alla più comune “ablazione”, utilizzata da circa 20 anni al Misericordia per curare le aritmie cardiache, surriscaldando ed eliminando le cellule malate.
«Questa tecnica migliora quella la più comune rendendo più sicuro, più semplice e più rapido l’intervento mininvasivo per il trattamento della fibrillazione atriale» spiega Ugo Limbruno, direttore della cardiologia di Grosseto.
Gli interventi vengono eseguiti nella sezione di elettrofisiologia, da una equipe medica composta dai cardiologi Gennaro Miracapillo, Luigi Addonisio, Marco Breschi, Francesco De Sensi, coadiuvati dall’anestesista, Giovanni Re. All’interno della cardiologia, inoltre c’è un ambulatorio di aritmologia dove i pazienti vengono valutati per individuare la terapia più indicata per ogni caso.
«La crioablazione — aggiunge Limbruno — consiste nell’introdurre per via venosa, all’interno delle vene polmonari, un palloncino che viene poi gonfiato dentro ogni vena polmonare e raffreddato a circa — 40°, per quattro minuti. Ne deriva un isolamento elettrico della vena, che produce una sorta di ibernazione dell’area malata isolandola dal resto del cuore».
Come spiega Miracapillo, responsabile dell’elettrofisiologia di Grosseto, «l’ablazione è indicata per i pazienti più giovani e per coloro che non hanno risposto positivamente alla terapia farmacologica. Nel corso della vita — aggiunge — il 30% della popolazione può andare incontro a crisi di fibrillazione atriale, che spesso è asintomatica e non diagnosticata, aumentando così il rischio di embolia. Per questo è importante la diagnosi precoce e una terapia appropriata prima della cronicizzazione della malattia».

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