Il Tirreno

Grosseto

Donò le opere ma non sono visitabili 

di Elisabetta Giorgi
Donò le opere ma non sono visitabili 

Un anno fa l’ottantenne Tarquini regalò 27 quadri al Comune. Alle Clarisse non si fanno più mostre. Lui: «Sono deluso»

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GROSSETO. Regalata alla città per essere fruita e visitata dai cultori dell’arte, la collezione è di fatto chiusa al pubblico e racchiusa nelle segrete stanze.
«Sono rammaricato e deluso», lamenta Tarquinio Pino Tarquini, 79 anni, che l’anno scorso donò al Comune di Grosseto 27 quadri collezionati per decenni con la moglie Algisa Bardi, che oggi non c’è più. La raccolta è ospitata da maggio 2016 in una sala delle Clarisse – la numero 2 al primo piano del palazzo di via del Vinzaglio - ma praticamente non è visitabile se non telefonando per farsi aprire apposta le porte della pinacoteca. Che si trova perciò sbarrata, o meglio aperta in occasione di eventi culturali come corsi d’arte e fotografia, o piccoli concerti. Non ci sono più mostre dall’11 dicembre scorso quando è terminata l’ultima, “Il Tempo di un viaggio” per il progetto Fuori Under 35.
La donazione. La volontà di donare i quadri alla città si materializza poco meno di un anno fa. Il donante è Tarquinio Pino Tarquini, nato nel ’37 a Polveraia (frazione di Scansano), stesso luogo d’origine di Gisa con cui lui convola a nozze nel 1960. Un matrimonio lungo e suggellato da una passione per l’arte, che per tutta la vita spinge la coppia in giro per l’Italia tra mostre e gallerie a comprare e raccogliere quadri. Cresce così una buona collezione di noti maestri del '900 come Renato Guttuso, Antonio Bueno, Alberto Sughi, Tano Festa e Mario Schifano, per citarne alcuni. Qualche anno fa la coppia decide di donare parte del patrimonio d’arte al Comune; volontà maturata da entrambi e fortemente sostenuta da Algisa prima di morire. Lei non fa in tempo a vedere coronare il proprio sogno perché muore. Ci pensa lui.
Il contratto. Il contratto è stipulato di fronte al notaio Antonio Abbate il 16 febbraio 2016. Il Comune - che ha stimato la raccolta 120.500 euro - si impegna nell’atto a rispettare una serie di condizioni tra le quali tenere unite alle Clarisse le opere tutte insieme senza disperderle, in un ambiente che rispetti i criteri di sicurezza con targa e altri elementi didascalici. C’è poi (punto importante) «l’obbligo per il Comune di realizzare iniziative in grado di far conoscere e valorizzare la collezione». Le parti – prosegue il contratto – convengono che «l’inadempimento anche a uno solo degli obblighi imposti, costituendo inadempimento all’onere, dà diritto al donante o ai suoi eredi di domandare la risoluzione della donazione per inadempimento, ciò ai sensi e per effetto dell’articolo 793 del codice civile». Tradotto: se la collezione non viene valorizzata e resa fruibile, Tarquini può anche revocarla in qualsiasi momento. Basta farsi un giro per capire che l’ipotesi è plausibile.
Collezione chiusa. «Il giorno dell’inaugurazione delle Clarisse – dice Tarquini – ci furono centinaia di persone anche a vedere la mia collezione. E ora? Quando passo di lì sotto mi piange il cuore perché mi tocca telefonare per farmi aprire e salgo. Ma succede per cortesia; non era questo che volevo».
Nel 2016 Clarisse Arte fu inaugurata con la mostra Grosseto ’900; subito dopo furono allestita la mostra su Niki de Saint Phalle per la Città visibile e poi la mostra “Il tempo di un viaggio”. Dopo questo inizio, con la nuova presidenza non si più vista una mostra e Clarisse Arte non ospita più mostre e quindi è chiusa al pubblico. Anche la mediateca ci risulta sempre chiusa. Chi vuole vedere la collezione Tarquini deve chiamare e prendere appuntamento; i numeri sono ul sito o attaccati alla porta.
Il rammarico. «Non era contemplato dal contratto - conclude il donatore - di tenere chiusa la mia collezione. Sono rammaricato e deluso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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