Il dolore
Un raggiro con le primule per beneficenza
Proponeva l’acquisto spiegando che l’incasso sarebbe andato alle popolazioni alluvionate di Albinia
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ALBINIA. «Volete comprare queste primule? Vendo ogni piantina a 5 euro e il ricavato sarà destinato alle famiglie alluvionate di Albinia». Così si presentava, nel marzo 2013, Flavio Giolo, 41 anni, orbetellano, conosciuto a forze dell’ordine e uffici giudiziari: e uno di quei giorni si era presentato anche a casa di un carabiniere, che gli aveva chiesto spiegazioni, si era insospettito e lo aveva denunciato.
Giolo adesso è sotto processo per truffa, perché quel denaro non sarebbe mai finito alle popolazioni alluvionate. Una faccenda irrilevante per ciascun caso, 5 euro appunto: e i casi contestati a Giolo sono soltanto tre, tre donne che avevano sporto querela dopo aver spiegato che l’uomo era andato a casa loro proponendo l’acquisto per la causa di beneficenza. All’epoca, però, i militari sequestrarono all’uomo 235 euro, consegnati da lui stesso, insieme a 18 piantine di primula. Solo 60 euro, secondo le dichiarazioni rese dallo stesso Giolo all’epoca, sarebbero state dovute alla vendita per scopi benefici mentre il resto sarebbe stato frutto di una vincita al gioco. I carabinieri trovarono anche due blocchetti di ricevute, in uno dei quali veniva attestata la vendita delle piantine, una cassetta delle quali veniva trasportata quel giorno da Giolo nella sua auto.
Se si è arrivati al processo è perché i militari avevano ricostruito anche gli acquisti di Giolo in un vivaio della zona: 335 piantine da gennaio a marzo, ciascuna a 80 centesimi, con fattura intestata a una ditta a lui riconducibile. E poi perché le indagini avevano consentito di appurare che mai nessun versamento era stato fatto in favore della gente colpita dall’alluvione 2012. Di fronte alle prime contestazioni, l’uomo aveva spiegato che comunque era sua intenzione costituire un’associazione onlus; poi aveva ammesso che quel denaro serviva per poter sopravvivere. Dichiarazioni che la difesa ritiene non utilizzabili ma che avevano dato origine al fascicolo che ha portato alla citazione diretta davanti al giudice Andrea Stramenga. Un procedimento apertosi tempo fa di fronte alla sezione distaccata di Orbetello e adesso, dopo la chiusura della sede, giunto al Tribunale di Grosseto, dove è in corso.
Tre i casi contestati a Giolo, ai danni di altrettante donne abitanti nella stessa via di Orbetello: ciascuna aveva spiegato che il 1° marzo del 2013 l’uomo aveva proposto loro l’acquisto delle piantine, 5 euro l’una, spiegando che si trattava di aiutare la popolazioni alluvionate e rilasciando la ricevuta. Il quarto caso è quello del giorno successivo, quando Giolop si era presentato in un’altra abitazione: dopo la donna che aveva aperto si era affacciato il marito, un maresciallo dei carabinieri che, intuendo che vi fossero gli estremi per ipotizzare una truffa, aveva portato Giolo in caserma.
Pierluigi Sposato
Giolo adesso è sotto processo per truffa, perché quel denaro non sarebbe mai finito alle popolazioni alluvionate. Una faccenda irrilevante per ciascun caso, 5 euro appunto: e i casi contestati a Giolo sono soltanto tre, tre donne che avevano sporto querela dopo aver spiegato che l’uomo era andato a casa loro proponendo l’acquisto per la causa di beneficenza. All’epoca, però, i militari sequestrarono all’uomo 235 euro, consegnati da lui stesso, insieme a 18 piantine di primula. Solo 60 euro, secondo le dichiarazioni rese dallo stesso Giolo all’epoca, sarebbero state dovute alla vendita per scopi benefici mentre il resto sarebbe stato frutto di una vincita al gioco. I carabinieri trovarono anche due blocchetti di ricevute, in uno dei quali veniva attestata la vendita delle piantine, una cassetta delle quali veniva trasportata quel giorno da Giolo nella sua auto.
Se si è arrivati al processo è perché i militari avevano ricostruito anche gli acquisti di Giolo in un vivaio della zona: 335 piantine da gennaio a marzo, ciascuna a 80 centesimi, con fattura intestata a una ditta a lui riconducibile. E poi perché le indagini avevano consentito di appurare che mai nessun versamento era stato fatto in favore della gente colpita dall’alluvione 2012. Di fronte alle prime contestazioni, l’uomo aveva spiegato che comunque era sua intenzione costituire un’associazione onlus; poi aveva ammesso che quel denaro serviva per poter sopravvivere. Dichiarazioni che la difesa ritiene non utilizzabili ma che avevano dato origine al fascicolo che ha portato alla citazione diretta davanti al giudice Andrea Stramenga. Un procedimento apertosi tempo fa di fronte alla sezione distaccata di Orbetello e adesso, dopo la chiusura della sede, giunto al Tribunale di Grosseto, dove è in corso.
Tre i casi contestati a Giolo, ai danni di altrettante donne abitanti nella stessa via di Orbetello: ciascuna aveva spiegato che il 1° marzo del 2013 l’uomo aveva proposto loro l’acquisto delle piantine, 5 euro l’una, spiegando che si trattava di aiutare la popolazioni alluvionate e rilasciando la ricevuta. Il quarto caso è quello del giorno successivo, quando Giolop si era presentato in un’altra abitazione: dopo la donna che aveva aperto si era affacciato il marito, un maresciallo dei carabinieri che, intuendo che vi fossero gli estremi per ipotizzare una truffa, aveva portato Giolo in caserma.
Pierluigi Sposato
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