Sicurezza
castiglione, le motivazioni della condanna
«Si accanì sull’anziana, voleva ucciderla»
GROSSETO. «Tutto depone per l’assoluta idoneità della condotta a cagionare la morte: il mezzo usato, la relativa forza applicata, il numero dei colpi inferti e la zona del corpo attinta, tanto che la...
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GROSSETO. «Tutto depone per l’assoluta idoneità della condotta a cagionare la morte: il mezzo usato, la relativa forza applicata, il numero dei colpi inferti e la zona del corpo attinta, tanto che la consulenza medico legale disposta dal pm ha concluso che è verosimile che i colpi inferti con la mazza da baseball sul cranio sarebbero stati in grado di causare lesioni mortali anche se in concreto, per la forza che la donna ha potuti applicare non si sono per fortuna prodotte lesioni endocraniche».
È uno dei passaggi contenuti nelle motivazioni della sentenza su Maria Rosaria Madonna, riconosciuta colpevole del tentato omicidio di un’anziana vicina, 88 anni all’epoca e morta pochi giorni fa, e condannata con il rito abbreviato a 12 anni. Il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna è anche del parere che «se non fosse intervenuto il vicino di casa, l’imputata avrebbe certamente continuato a colpire la vittima e sicuramente alla fine sarebbe riuscita ad ucciderla».
I fatti risalivano al 14 ottobre 2015 ed erano avvenuti a Castiglione della Pescaia, poco prima di mezzogiorno. L’anziana stessa, dal letto dell’ospedale, aveva raccontato di essere stata aggredita. Una versione confermata dal cittadino svizzero che, intervenuto dopo aver sentito le grida, aveva assistito alla parte finale dell’aggressione. Undici, secondo il medico legale, i colpi inferti.
Il giudice nota che Madonna, invece, aveva cercato di sviare le indagini, raccontando che l’anziana era caduta accidentalmente; anzi, aveva provato a incolpare lo stesso svizzero. E comunque lei stessa aveva raccontato la dinamica, confessando le sue responsabilità: «Non so cosa mi è passato per la testa ma, in considerazione dei problemi economici che ho, d’istinto prendevo una mazza da baseball che i miei figli tengono giù in cucina ed entravo nel giardinetto della signora. La donna era di spalle ed io approfittando di non essere vista le tiravo una bastonata in testa. La stessa subito cadeva a terra ed in quel momento le strappavo la catenina dal collo. Non so perché l’ho fatto ma ho continuato a darle botte in testa con la mazza senza ricordarmi il numero preciso».
Il complesso di elementi induce il giudice a ritenere che, «lungi dal volerla solo tramortire, l’imputata voleva eliminare l’anziana vittima»; e che, strappata la collana, «anziché scappare dopo la prima bastonata, si accanisce»; e comunque «anche dopo essere stata scoperta, ha cercato di nascondere sino all’ultimo la collana, dando indicazione false». C’era la volontà di uccidere, c’era il dolo intenzionale, la morte era un evento prevedibile in considerazione della zona del corpo colpita, del numero dei colpi, dell’avanzata età della vittima. La confessione ha aperto la strada alle attenuanti generiche. Il gup ha indicato la pena base di partenza in 27 anni, per la gravità della condotta (ai danni di un’ultraottantenne), e non in 21.
(p.s.)
È uno dei passaggi contenuti nelle motivazioni della sentenza su Maria Rosaria Madonna, riconosciuta colpevole del tentato omicidio di un’anziana vicina, 88 anni all’epoca e morta pochi giorni fa, e condannata con il rito abbreviato a 12 anni. Il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna è anche del parere che «se non fosse intervenuto il vicino di casa, l’imputata avrebbe certamente continuato a colpire la vittima e sicuramente alla fine sarebbe riuscita ad ucciderla».
I fatti risalivano al 14 ottobre 2015 ed erano avvenuti a Castiglione della Pescaia, poco prima di mezzogiorno. L’anziana stessa, dal letto dell’ospedale, aveva raccontato di essere stata aggredita. Una versione confermata dal cittadino svizzero che, intervenuto dopo aver sentito le grida, aveva assistito alla parte finale dell’aggressione. Undici, secondo il medico legale, i colpi inferti.
Il giudice nota che Madonna, invece, aveva cercato di sviare le indagini, raccontando che l’anziana era caduta accidentalmente; anzi, aveva provato a incolpare lo stesso svizzero. E comunque lei stessa aveva raccontato la dinamica, confessando le sue responsabilità: «Non so cosa mi è passato per la testa ma, in considerazione dei problemi economici che ho, d’istinto prendevo una mazza da baseball che i miei figli tengono giù in cucina ed entravo nel giardinetto della signora. La donna era di spalle ed io approfittando di non essere vista le tiravo una bastonata in testa. La stessa subito cadeva a terra ed in quel momento le strappavo la catenina dal collo. Non so perché l’ho fatto ma ho continuato a darle botte in testa con la mazza senza ricordarmi il numero preciso».
Il complesso di elementi induce il giudice a ritenere che, «lungi dal volerla solo tramortire, l’imputata voleva eliminare l’anziana vittima»; e che, strappata la collana, «anziché scappare dopo la prima bastonata, si accanisce»; e comunque «anche dopo essere stata scoperta, ha cercato di nascondere sino all’ultimo la collana, dando indicazione false». C’era la volontà di uccidere, c’era il dolo intenzionale, la morte era un evento prevedibile in considerazione della zona del corpo colpita, del numero dei colpi, dell’avanzata età della vittima. La confessione ha aperto la strada alle attenuanti generiche. Il gup ha indicato la pena base di partenza in 27 anni, per la gravità della condotta (ai danni di un’ultraottantenne), e non in 21.
(p.s.)
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