Sicurezza
Pozzi: il calvario per mettersi in regola
di Francesca Ferri
Dopo la decisione dell’amministrazione di chiudere gli impianti, ecco la trafila da affrontare tra spese, tempi e burocrazia
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GROSSETO. Cosa succederebbe se domani la società che distribuisce l’energia elettrica decidesse di eliminare i pali della luce, portasse la corrente in un unico centro di distribuzione per quartiere e dicesse ai singoli cittadini di arrangiarsi da soli per andarsela a prendere? Fantascienza, per fortuna.
C’è però un servizio _ o almeno tale è stato finora _ che da un giorno all’altro il Comune di Grosseto ha cancellato dicendo ai cittadini chiaro e tondo: è illegale, il Municipio non se ne occuperà più, arrangiatevi come fanno già molti.
È l’uso di 60 pozzi per annaffiare i giardini, pozzi da sempre gestiti dal Comune tramite la società Sistema e che il Comune non riaprirà più perché, dice, la legge regionale lo vieta (articolo a destra).
Già la passata amministrazione aveva cercato di sanare questa stortura, invitando chi usufruiva dei pozzi ad autodenunciarsi per pagare acqua e corrente, e aveva anche iniziato a sistemare i pozzi spendendo cifre importanti (400.000 euro per neanche la metà dei pozzi). I nuovi inquilini di piazza Duomo, invece, hanno adottato misure perentorie: d’ora in poi non una goccia ad uso privato uscirà dai pozzi.
La decisione ha provocato una sollevazione in città, non nel merito ma nel metodo e soprattutto nella tempistica, che lascia a secco i giardini alle porte dell’estate. Ma tant’è.
E dunque, visto che le regole sono le regole, come ci si muove a questo punto? Il Comune ha indicato due soluzioni: i cittadini possono consorziarsi tra loro e gestire il pozzo, previa richiesta a Comune e Regione, oppure possono scavarsi un proprio pozzo e gestirlo a loro piacimento. Con oltre 20 gradi di temperatura e i giardini assetati _ il Consorzio Bonifica ha già anticipato l’apertura dell’acqua per le campagne _ che tempi ci sono? Il Tirreno ha chiesto a due amministratori di condominio com’è la situazione in città.
Le condizioni del pozzo. Poiché niente si compra a scatola chiusa, prima di tutto i privati devono valutare cosa vanno a prendere in gestione ovvero verificare le condizioni del pozzo. «Molti sono in pessime condizioni _ spiega David Pifferi, amministratore di condomìnî a Grosseto _ quindi occorre un passaggio preliminare. Ci sono casi in cui conviene realizzarlo ex novo».
Consorzio. Creare un consorzio non è cosa che si fa in due giorni. «Il problema è mettere d’accordo venti, trenta condomìnî, ciascuno magari formato da decine di famiglie», dice Pifferi. «Anche solo per convocare un’assemblea condominiale ci vuole un preavviso di dieci giorni _ prosegue _ poi c’è la discussione e poi bisogna trovarsi d’accordo». Ammettendo che tutto fili liscio, a quel punto il consorzio si deve costituire. «Per farlo serve un atto notarile», spiega Marco Scollo Abeti, anch’egli amministratore di condomìnî a Grosseto. Che, tradotto, significa attesa per appuntamenti e costi. «Una soluzione alternativa potrebbe essere creare una gestione sovracondominiale _ aggiunge Pifferi _ ma anche qui bisogna mettersi d’accordo». L’ipotesi è condivisa anche dal collega che ipotizza la creazione di “super condomìnî” per la gestione dei pozzi.
Il responsabile. Altro ostacolo è individuare un responsabile di consorzio. «E per i privati sono altre spese, perché di certo il responsabile non lavora gratis», dice Scollo Abeti. «Non immagino – prosegue – poi cosa potrebbe succedere se un condominio o anche solo un singolo condòmino non paga la propria quota…».
La domanda agli enti. Una volta formato il consorzio o il super condiminio, il privato deve presentare domanda in Comune e attendere che venga accettata. Quindi deve inoltrare la pratica alla Regione. Servono Pec, stime di quanta acqua viene emunta mese per mese e ora per ora, planimetria, dati sui terreni da irrigare, tipo di pozzo e bolli. La Regione, ovviamente, ha i suoi tempi per rispondere.
Chi usa già il pozzo? Un altro problema che devono affrontare i privati è stabilire chi già sta utilizzando il pozzo. Il Comune non ha una mappa degli allacci, tanto che due anni fa fu avviato il censimento tramite autodenuncia. Ma pochi hanno risposto. Il rischio dunque è che si prenda in gestione un pozzo e ci si ritrovi con qualche “furbetto” che usa l’acqua a sbafo.
Scavare un nuovo pozzo. L’alternativa al consorzio è scavarsi un proprio pozzo. Ma anche questa soluzione ha le sue criticità per tempi e costi. Per i tempi bisogna calcolare sia quelli autorizzativi che quelli di realizzazione. Per i costi si mettano in conto dai 2.000 ai 7.000 euro, a seconda della profondità necessaria per trovare l’acqua.
Insomma, difficile che quest’estate Grosseto splenda di verde smeraldo. Più probabile che molti giardini si coloreranno di giallo oro o, per meglio dire, di “prato bruciato”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
C’è però un servizio _ o almeno tale è stato finora _ che da un giorno all’altro il Comune di Grosseto ha cancellato dicendo ai cittadini chiaro e tondo: è illegale, il Municipio non se ne occuperà più, arrangiatevi come fanno già molti.
È l’uso di 60 pozzi per annaffiare i giardini, pozzi da sempre gestiti dal Comune tramite la società Sistema e che il Comune non riaprirà più perché, dice, la legge regionale lo vieta (articolo a destra).
Già la passata amministrazione aveva cercato di sanare questa stortura, invitando chi usufruiva dei pozzi ad autodenunciarsi per pagare acqua e corrente, e aveva anche iniziato a sistemare i pozzi spendendo cifre importanti (400.000 euro per neanche la metà dei pozzi). I nuovi inquilini di piazza Duomo, invece, hanno adottato misure perentorie: d’ora in poi non una goccia ad uso privato uscirà dai pozzi.
La decisione ha provocato una sollevazione in città, non nel merito ma nel metodo e soprattutto nella tempistica, che lascia a secco i giardini alle porte dell’estate. Ma tant’è.
E dunque, visto che le regole sono le regole, come ci si muove a questo punto? Il Comune ha indicato due soluzioni: i cittadini possono consorziarsi tra loro e gestire il pozzo, previa richiesta a Comune e Regione, oppure possono scavarsi un proprio pozzo e gestirlo a loro piacimento. Con oltre 20 gradi di temperatura e i giardini assetati _ il Consorzio Bonifica ha già anticipato l’apertura dell’acqua per le campagne _ che tempi ci sono? Il Tirreno ha chiesto a due amministratori di condominio com’è la situazione in città.
Le condizioni del pozzo. Poiché niente si compra a scatola chiusa, prima di tutto i privati devono valutare cosa vanno a prendere in gestione ovvero verificare le condizioni del pozzo. «Molti sono in pessime condizioni _ spiega David Pifferi, amministratore di condomìnî a Grosseto _ quindi occorre un passaggio preliminare. Ci sono casi in cui conviene realizzarlo ex novo».
Consorzio. Creare un consorzio non è cosa che si fa in due giorni. «Il problema è mettere d’accordo venti, trenta condomìnî, ciascuno magari formato da decine di famiglie», dice Pifferi. «Anche solo per convocare un’assemblea condominiale ci vuole un preavviso di dieci giorni _ prosegue _ poi c’è la discussione e poi bisogna trovarsi d’accordo». Ammettendo che tutto fili liscio, a quel punto il consorzio si deve costituire. «Per farlo serve un atto notarile», spiega Marco Scollo Abeti, anch’egli amministratore di condomìnî a Grosseto. Che, tradotto, significa attesa per appuntamenti e costi. «Una soluzione alternativa potrebbe essere creare una gestione sovracondominiale _ aggiunge Pifferi _ ma anche qui bisogna mettersi d’accordo». L’ipotesi è condivisa anche dal collega che ipotizza la creazione di “super condomìnî” per la gestione dei pozzi.
Il responsabile. Altro ostacolo è individuare un responsabile di consorzio. «E per i privati sono altre spese, perché di certo il responsabile non lavora gratis», dice Scollo Abeti. «Non immagino – prosegue – poi cosa potrebbe succedere se un condominio o anche solo un singolo condòmino non paga la propria quota…».
La domanda agli enti. Una volta formato il consorzio o il super condiminio, il privato deve presentare domanda in Comune e attendere che venga accettata. Quindi deve inoltrare la pratica alla Regione. Servono Pec, stime di quanta acqua viene emunta mese per mese e ora per ora, planimetria, dati sui terreni da irrigare, tipo di pozzo e bolli. La Regione, ovviamente, ha i suoi tempi per rispondere.
Chi usa già il pozzo? Un altro problema che devono affrontare i privati è stabilire chi già sta utilizzando il pozzo. Il Comune non ha una mappa degli allacci, tanto che due anni fa fu avviato il censimento tramite autodenuncia. Ma pochi hanno risposto. Il rischio dunque è che si prenda in gestione un pozzo e ci si ritrovi con qualche “furbetto” che usa l’acqua a sbafo.
Scavare un nuovo pozzo. L’alternativa al consorzio è scavarsi un proprio pozzo. Ma anche questa soluzione ha le sue criticità per tempi e costi. Per i tempi bisogna calcolare sia quelli autorizzativi che quelli di realizzazione. Per i costi si mettano in conto dai 2.000 ai 7.000 euro, a seconda della profondità necessaria per trovare l’acqua.
Insomma, difficile che quest’estate Grosseto splenda di verde smeraldo. Più probabile che molti giardini si coloreranno di giallo oro o, per meglio dire, di “prato bruciato”.
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