Il Tirreno

Grosseto

«Darò fuoco alla casa con dentro te e la bimba» 

di Pierluigi Sposato
«Darò fuoco alla casa con dentro te e la bimba» 

Un uomo davanti al giudice per maltrattamenti nei confronti della moglie Ha preferito non discutere le accuse e ha patteggiato 16 mesi: la pena è sospesa

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GROSSETO. Lesioni vere e proprie nei confronti della moglie non ci sarebbero mai state ma le percosse non sarebbero mancate. Una volta era spuntato fuori anche un coltello prima brandito contro di lei («ti ammazzo, l’hai capito?») e rivolto poi verso di sé: «No, mi ammazzo io». E comunque i maltrattamenti sarebbero stati all’ordine del giorno, per un periodo lungo almeno un anno e mezzo, fino all’aprile di un anno fa, accompagnati dalle promesse di danneggiamenti: della casa (da bruciare con dentro lei e la figlia) e dell’auto.
Comunque siano andate le cose, l’uomo ha preferito non discutere le accuse davanti al giudice. All’udienza preliminare difesa e accusa hanno trovato un accordo e l’imputato, 37 anni, presente egli stesso all’udienza in Tribunale, ha patteggiato la pena. Il gup Sergio Compagnucci ha ritenuto equa una pena di 16 mesi (sospesa e non menzione) e ha ratificato l’accordo raggiunto poco prima tra l’avvocato Alessandro Maria Lecci e il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio. Il giudice in questa fase ha potuto riconoscere soltanto le spese di costituzione alla donna, costituitasi parte civile con l’avvocato Paola Pippi.
Nell’aprile 2016 la donna si era rivolta alla squadra mobile e aveva raccontato nella querela quanto avveniva tra le mura di casa. Nove i punti cardine individuati dalla Procura: le offese praticamente quotidiane («mi hai rovinato, non vali niente, sei una str…»); le telefonate insistite finalizzate a conoscere gli spostamenti di lei durante le vacanze dell’estate 2015 a casa dei genitori («ti scanno, ti rompo le gambe, ti ammazzo»); le richieste di rapporti sessuali, unico argomento di conversazione e relazione con la moglie; le minacce alla vigilia del Natale 2015 («ti faccio vedere io che Natale di m… ti faccio passare»); altre frasi minatorie nelle conversazioni telefoniche di qualche giorno successive («ti ammazzo»), insieme alle percosse una volta a casa, all’episodio del coltello e alle minacce di danneggiare l’auto della donna; un mese dopo altre minacce («non ti libererai facilmente di me, non sai che pene dell’inferno ti farò passare»); dieci giorni dopo ulteriori minacce di morte («faccio una strage, ti ammazzo davanti a nostra figlia»); il controllo delle attività della moglie e della figlia sul profilo Facebook di lei; infine le offese («sei una madre di m…») accompagnate dalla minaccia che avrebbe bruciato la casa con dentro lei e la bambina.
Nelle fasi preparatorie dell’udienza, la difesa aveva raccolto della documentazione da produrre in un eventuale giudizio. Materiale che, a causa della scelta del rito, non è stato poi presentato.

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