Attenzione
LA SVOLTA ANNUNCIATA
Addio al porta a porta tra dubbi e timori
GROSSETO. Che fine farà la raccolta differenziata porta a porta? E soprattutto – si chiedono molti residenti di Barbanella – da quali buone pratiche sarà sostituita? Proprio Barbanella fu uno dei due...
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GROSSETO. Che fine farà la raccolta differenziata porta a porta? E soprattutto – si chiedono molti residenti di Barbanella – da quali buone pratiche sarà sostituita?
Proprio Barbanella fu uno dei due quartieri cittadini dove la precedente amministrazione avviò l’esperimento “virtuoso” che tanti ottimi frutti ha dato e dà in molte altre parti d’Italia e del mondo. Con il porta a porta ai cittadini viene chiesto un piccolo sacrificio – la quotidiana attenzione a quel che si butta e a come lo si butta – in cambio del quale ci sono due premi: uno “per la coscienza” (la soddisfazione di contribuire all’ecologia planetaria), l’altro per il portafogli. I materiali differenziati con cura, infatti, dovrebbero essere riciclati con profitto economico dal gestore del servizio; e quel profitto dovrebbe poi essere parzialmente restituito al cittadino sotto forma di sconti sulla tassa dei rifiuti.
A parte piccole cose “una tantum”, però, il premio economico i barbanellini pare non l’abbiano visto. Qualcuno si è lamentato dell’inutile sforzo e – subito dopo il suo insediamento – la neoassessora comunale ai rifiuti, Simona Petrucci, ha annunciato che l’esperienza porta a porta a Barbanella era finita. «Il sindaco Vivarelli Colonna – dice Marcello Campomori – ci disse che avrebbero istituito isole ecologiche nel quartiere: ma dove? Prima di compiere questo passo, peraltro per ora solo annunciato, sarebbe interessante sapere quali spazi collettivi andranno a occupare, se saranno facilmente accessibili anche per gli anziani...».
Campomori solleva poi un problema più generale, che non riguarda solo Barbanella: «Quando, da bravo cittadino, vado all’isola ecologica di via Zaffiro, macinando chilometri, gli addetti controllano ciò che porto, pesano, registrano. Io chiedo: “Bene, c’è un premio per questo mio impegno?”. E la risposta è “no, i dati ci servono solo per le statistiche”». Insomma, nessun incentivo a chi ci mette tempo e impegno, col rischio che alla fine uno decida di buttare via tutto dove e come capita.
Campomori ha anche una proposta pratica: «I codici a barre nei secchioni». Sistema che, precisa, «in prima istanza non serve a dare multe a chi sgarra, bensì a incentivare chi fa le cose per bene».
In attesa dell’addio, il porta a porta intanto prosegue. Ma – come dice la signora Clelia Mambrini – «negli ultimi tempi i sacchetti di Sei sono pochi e maldistribuiti». Una situazione confermata da molti dei presenti al Caffè Tirreno, i quali si chiedono se tutto ciò dipenda da problemi di Sei o dal “limbo” in cui – ad oggi – si trova sospeso il porta a porta di Barbanella.
Giriamo il dubbio ai diretti interessati – Sei Toscana e Comune – ma intanto facciamo una scoperta curiosa: alla domanda «chi di voi è d’accordo con il porta a porta?», sette su sette delle persone sedute al tavolino alzano la mano e dicono “io”. Troppo pochi per fare statistica, certo. Ma quanto basta per insinuare qualche dubbio...
Emilio Guariglia
Proprio Barbanella fu uno dei due quartieri cittadini dove la precedente amministrazione avviò l’esperimento “virtuoso” che tanti ottimi frutti ha dato e dà in molte altre parti d’Italia e del mondo. Con il porta a porta ai cittadini viene chiesto un piccolo sacrificio – la quotidiana attenzione a quel che si butta e a come lo si butta – in cambio del quale ci sono due premi: uno “per la coscienza” (la soddisfazione di contribuire all’ecologia planetaria), l’altro per il portafogli. I materiali differenziati con cura, infatti, dovrebbero essere riciclati con profitto economico dal gestore del servizio; e quel profitto dovrebbe poi essere parzialmente restituito al cittadino sotto forma di sconti sulla tassa dei rifiuti.
A parte piccole cose “una tantum”, però, il premio economico i barbanellini pare non l’abbiano visto. Qualcuno si è lamentato dell’inutile sforzo e – subito dopo il suo insediamento – la neoassessora comunale ai rifiuti, Simona Petrucci, ha annunciato che l’esperienza porta a porta a Barbanella era finita. «Il sindaco Vivarelli Colonna – dice Marcello Campomori – ci disse che avrebbero istituito isole ecologiche nel quartiere: ma dove? Prima di compiere questo passo, peraltro per ora solo annunciato, sarebbe interessante sapere quali spazi collettivi andranno a occupare, se saranno facilmente accessibili anche per gli anziani...».
Campomori solleva poi un problema più generale, che non riguarda solo Barbanella: «Quando, da bravo cittadino, vado all’isola ecologica di via Zaffiro, macinando chilometri, gli addetti controllano ciò che porto, pesano, registrano. Io chiedo: “Bene, c’è un premio per questo mio impegno?”. E la risposta è “no, i dati ci servono solo per le statistiche”». Insomma, nessun incentivo a chi ci mette tempo e impegno, col rischio che alla fine uno decida di buttare via tutto dove e come capita.
Campomori ha anche una proposta pratica: «I codici a barre nei secchioni». Sistema che, precisa, «in prima istanza non serve a dare multe a chi sgarra, bensì a incentivare chi fa le cose per bene».
In attesa dell’addio, il porta a porta intanto prosegue. Ma – come dice la signora Clelia Mambrini – «negli ultimi tempi i sacchetti di Sei sono pochi e maldistribuiti». Una situazione confermata da molti dei presenti al Caffè Tirreno, i quali si chiedono se tutto ciò dipenda da problemi di Sei o dal “limbo” in cui – ad oggi – si trova sospeso il porta a porta di Barbanella.
Giriamo il dubbio ai diretti interessati – Sei Toscana e Comune – ma intanto facciamo una scoperta curiosa: alla domanda «chi di voi è d’accordo con il porta a porta?», sette su sette delle persone sedute al tavolino alzano la mano e dicono “io”. Troppo pochi per fare statistica, certo. Ma quanto basta per insinuare qualche dubbio...
Emilio Guariglia
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