Il Tirreno

Grosseto

Reati: l’università studia il caso Grosseto 

di Francesca Ferri
Reati: l’università studia il caso Grosseto 

Al via un progetto di ricerca di Comune, Polo e ateneo senese per analizzare la sicurezza ed elaborare interventi su misura 

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GROSSETO. Grosseto è una città sicura? Ci sono più o meno crimini rispetto al passato? I furti sono aumentati o diminuiti? Cosa può fare il Comune per contrastarli? E poi come può misurare l’efficacia dei provvedimenti? Non sono domande banali, anche perché la cronaca offre quasi quotidianamente notizie di reati, risse, spaccio, furti. Ma la percezione della sicurezza (o insicurezza) corrisponde davvero alla situazione reale?
Per non lasciare spazio al dubbio e, soprattutto, per avere un quadro chiaro, scientifico, della situazione in città il Comune di Grosseto ha deciso di fare le cose con criterio e di accettare la richiesta dell’università di Siena di collaborare a un progetto di ricerca che analizza la sicurezza urbana, progetta interventi in tema di politiche di sicurezza e valuta le loro ricadute. Insomma, un pacchetto completo di analisi e suggerimenti da mettere a disposizione del Comune perché possa adottare i migliori metodi su misura per la città.
Il progetto si chiama “Urban safety profile” (Profilo di sicurezza urbana), o Usp, durerà tre anni e coinvolgerà il dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze dell’Università di Siena, il Comando della polizia municipale del Comune di Grosseto e il Polo universitario grossetano (quest’ultimo attraverso la presidente Gabriella Papponi Morelli).
I tre soggetti ci lavorano dallo scorso autunno e il 30 marzo la giunta grossetana ha dato l’ok per il protocollo d’intesa.
Il progetto di ricerca si svolge in tre momenti, ciascuno della durata di un anno. Il primo è l’analisi dello scenario territoriale. In questa fase i ricercatori analizzeranno le statistiche ufficiali (denunce, segnalazioni, aspetti demografici, sociali, reti organizzate del territorio). Inquadreranno anche Grosseto nel contesto nazionale usando, anche in questo caso, dati oggettivi. Parleranno, poi, direttamente con i cittadini, battendo quartiere per quartiere per capire il livello di preoccupazione del crimine, il senso di vulnerabilità, il disordine fisico e sociale che la preoccupazione per i reati provoca. I criteri per individuare il campione dei cittadini li indicherà l’università, mentre il Comune metterà a disposizione dei ricercatori gli archivi anagrafici
Il secondo momento della ricerca prevede una collaborazione con l’amministrazione per individuare gli interventi più adatti alla situazione analizzata.
Il terzo e ultimo momento del progetto è la valutazione delle ricadute delle politiche di sicurezza progettate. Capire, insomma, se i provvedimenti presi per migliorare la sicurezza sono efficaci.
Il progetto ha come referenti la professoressa Anna Coluccia e il ricercatore Fabio Ferretti dell’università di Siena, il comandante della Municipale Felice Carullo e l’impiegata del Polo universitario Giovanna Bove.
“Urban safety profile” sarà, infine, anche un’occasione di lavoro. Per la fase di raccolta delle impressioni dei cittadini serviranno, infatti, degli intervistatori. Toccherà al Polo universitario individuarli, mentre l’Università li formerà con un breve corso.

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