Attenzione
Servizio civile: otto leve in Caritas
Fino a dicembre serviranno alla mensa dei poveri e all’Emporio di via Pisa
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GROSSETO. Otto giovani motivati ed entusiasti di poter fare un’esperienza lavorativa e formativa in cui sono chiamati a servire chi ha più bisogno, dai minori in affido alle famiglie povere della città. Sono loro le giovani leve di cui potrà disporre la Caritas diocesana di Grosseto da adesso e per i prossimi otto mesi grazie al servizio civile regionale.
Ieri mattina gli otto giovani hanno incontrato in Curia il vescovo Rodolfo Cetoloni e il vicedirettore della Caritas Luca Grandi: l’incontro ha dato ufficialmente il via al loro periodo di servizio. I giovani selezionati hanno tutti tra i 19 e i 25 anni.
Questi i loro nomi: Niccolò Maffei, Ana Maria Hritcu, Riccardo Lunghi, Francesca Sposito, Marcela Isabel Pennacchi, Alessandro Baraldi, Valentina Biagiotti e Matteo Lucatelli.
A rotazione settimanale saranno impegnati nei diversi settori in cui opera la Caritas diocesana: servizio alla mensa dei poveri e al centro di accoglienza nella sede di via Alfieri; servizio all’Emporio della solidarietà di via Pisa e attività con i minori accolti all’Istituto Santa Elisabetta di via Ugo Bassi, struttura a cui i bambini vengono dati in affido dal Tribunale di Firenze.
Gli otto giovani sono stati selezionati nel corso dei colloqui attitudinali che si sono tenuti a febbraio nel centro giovanile diocesano Frassati. I ragazzi percepiranno un contributo mensile di 433, 80 euro come prevede sempre il servizio civile e oltre al lavoro in Caritas dovranno fare 40 ore di formazione generale e specifica. Per presentare domanda occorreva avere fra i 18 e i 29 anni ed essere inoccupati, inattivi o disoccupati.
«Voi siete l’esempio — ha detto il vescovo rivolto agli otto giovani — che non tutti i giovani stanno seduti sul divano aspettando il proprio futuro come dice Papa Francesco. Io sono presidente della Caritas diocesana quindi sono anche il vostro presidente: se durante questo percorso avete bisogno di me ricordatevi che abito in corso Carducci 11».
Il vescovo ha usato parole forti per tutta la città. «Spesso la gente pensa che la Caritas attragga i problemi — ha detto il vescovo durante l’incontro — in realtà la Caritas si mette al servizio dei problemi. E poi non è giusto parlare di problemi visto che si parla di persone».
Il vicedirettore Luca Grandi, che ha iniziato molti anni fa il suo percorso alla Caritas come obiettore di coscienza (antesignano del servizio civile negli anni Ottanta), coordina l’accoglienza e l’inserimento dei giovani. Insieme ad altri operatori ha effettuato i colloqui attitudinali per selezionare gli otto giovani e ora si appresta a favorirne l’inserimento nella struttura diocesana.
«Ogni volta che ripartiamo con un nuovo gruppo di giovani — dice Grandi — è sempre un’emozione e una responsabilità che si rinnovano. Vorrei sottolineare che il servizio civile da noi è soprattutto una scuola di cittadinanza, non solo una mera alternativa allo stato di disoccupazione».
Un pensiero simile lo esprime il direttore, don Enzo Capitani. «L’investimento che Caritas fa da anni sui giovani non è per riempire dei vuoti o delle carenze — dice don Enzo — ma per regalare loro un’opportunità. In questi anni ho visto ragazzi partire titubanti e concludere profondamente cambiati dentro nel modo di guardare le persone, non solo come poveri a cui dare qualcosa, ma esseri umani di cui custodire prima di tutto la dignità».
Sara Landi
Ieri mattina gli otto giovani hanno incontrato in Curia il vescovo Rodolfo Cetoloni e il vicedirettore della Caritas Luca Grandi: l’incontro ha dato ufficialmente il via al loro periodo di servizio. I giovani selezionati hanno tutti tra i 19 e i 25 anni.
Questi i loro nomi: Niccolò Maffei, Ana Maria Hritcu, Riccardo Lunghi, Francesca Sposito, Marcela Isabel Pennacchi, Alessandro Baraldi, Valentina Biagiotti e Matteo Lucatelli.
A rotazione settimanale saranno impegnati nei diversi settori in cui opera la Caritas diocesana: servizio alla mensa dei poveri e al centro di accoglienza nella sede di via Alfieri; servizio all’Emporio della solidarietà di via Pisa e attività con i minori accolti all’Istituto Santa Elisabetta di via Ugo Bassi, struttura a cui i bambini vengono dati in affido dal Tribunale di Firenze.
Gli otto giovani sono stati selezionati nel corso dei colloqui attitudinali che si sono tenuti a febbraio nel centro giovanile diocesano Frassati. I ragazzi percepiranno un contributo mensile di 433, 80 euro come prevede sempre il servizio civile e oltre al lavoro in Caritas dovranno fare 40 ore di formazione generale e specifica. Per presentare domanda occorreva avere fra i 18 e i 29 anni ed essere inoccupati, inattivi o disoccupati.
«Voi siete l’esempio — ha detto il vescovo rivolto agli otto giovani — che non tutti i giovani stanno seduti sul divano aspettando il proprio futuro come dice Papa Francesco. Io sono presidente della Caritas diocesana quindi sono anche il vostro presidente: se durante questo percorso avete bisogno di me ricordatevi che abito in corso Carducci 11».
Il vescovo ha usato parole forti per tutta la città. «Spesso la gente pensa che la Caritas attragga i problemi — ha detto il vescovo durante l’incontro — in realtà la Caritas si mette al servizio dei problemi. E poi non è giusto parlare di problemi visto che si parla di persone».
Il vicedirettore Luca Grandi, che ha iniziato molti anni fa il suo percorso alla Caritas come obiettore di coscienza (antesignano del servizio civile negli anni Ottanta), coordina l’accoglienza e l’inserimento dei giovani. Insieme ad altri operatori ha effettuato i colloqui attitudinali per selezionare gli otto giovani e ora si appresta a favorirne l’inserimento nella struttura diocesana.
«Ogni volta che ripartiamo con un nuovo gruppo di giovani — dice Grandi — è sempre un’emozione e una responsabilità che si rinnovano. Vorrei sottolineare che il servizio civile da noi è soprattutto una scuola di cittadinanza, non solo una mera alternativa allo stato di disoccupazione».
Un pensiero simile lo esprime il direttore, don Enzo Capitani. «L’investimento che Caritas fa da anni sui giovani non è per riempire dei vuoti o delle carenze — dice don Enzo — ma per regalare loro un’opportunità. In questi anni ho visto ragazzi partire titubanti e concludere profondamente cambiati dentro nel modo di guardare le persone, non solo come poveri a cui dare qualcosa, ma esseri umani di cui custodire prima di tutto la dignità».
Sara Landi
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