Gioco
il caso
Furto dalle casette dell’acqua Il pm chiede l’archiviazione
GROSSETO. Il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio ha chiesto l’archiviazione del procedimento che vede indagato il dipendente comunale sospettato di essersi appropriato delle monete contenute nei...
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio ha chiesto l’archiviazione del procedimento che vede indagato il dipendente comunale sospettato di essersi appropriato delle monete contenute nei distributori delle casette dell’acqua. Trattandosi di furto non aggravato, ha argomentato il magistrato, deve esserci la querela di parte: e in questo caso manca.
Il Comune di Grosseto, rappresentato dall’avvocato Nicola Tamburro, si è opposto e il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci ha fissato per giugno l’udienza della discussione.
I fatti risalgono al settembre scorso, quando la polizia municipale aveva ricevuto, da parte del dirigente comunale addetto al Provveditorato, la denuncia per danneggiamenti delle casette dell’acqua. Poiché a Barbanella, al Parco Ombrone e al Velodromo ci sono le telecamere, il comando dei vigili aveva recuperato i filmati del periodo 16-25 settembre e in quei video era stato riconosciuto il dipendente: quasi ogni giorno, questi svuotava le cassette nelle quali i cittadini inseriscono le monete per acquitare “l’acqua del sindaco” e quasi sempre era accompagnato da una donna.
Anche l’ufficio Lavori pubblici aveva inviato una denuncia. Ed era poi partito il procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, che a ottobre era stato poi ascoltato per discolparsi. Questi aveva respinto tutte le accuse. A gennaio il Collegio del provvedimento disciplinare aveva poi licenziato senza preavviso il dipendente, dato che il suo comportamento era stato ritenuto sufficientemente provato dai filmati e tale anche da causare un danno di immagine al Comune.
Pochi giorni dopo, a febbraio, il dipendente assistito dall’avvocato Alessandro Antichi ha fatto ricorso contro il licenziamento, sostenendo che non vi era giusta causa. Anzi, sentito nella prima udienza dal giudice Giuseppe Grosso, si è sì riconosciuto nei fotogrammi estrapolati dai video ma ha sostenuto che, se era andato lì, era soltanto per effettuare una riparazione e, se la frequenza era quasi giornaliera, era perché in quei giorni l’affluenza dei cittadini era maggiore. Considerazioni che il Comune ritiene tali da non alleggerire la posizione del dipendente. Anzi, il Comune insiste perché sia riconosciuta l’ipotesi di furto aggravato o di appropriazione indebita e chiede al gip non soltanto di respingere l’archiviazione ma anche di approfondire le indagini sulla donna, la cui identità il dipendente non ha voluto fornire.
Pierluigi Sposato
Il Comune di Grosseto, rappresentato dall’avvocato Nicola Tamburro, si è opposto e il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci ha fissato per giugno l’udienza della discussione.
I fatti risalgono al settembre scorso, quando la polizia municipale aveva ricevuto, da parte del dirigente comunale addetto al Provveditorato, la denuncia per danneggiamenti delle casette dell’acqua. Poiché a Barbanella, al Parco Ombrone e al Velodromo ci sono le telecamere, il comando dei vigili aveva recuperato i filmati del periodo 16-25 settembre e in quei video era stato riconosciuto il dipendente: quasi ogni giorno, questi svuotava le cassette nelle quali i cittadini inseriscono le monete per acquitare “l’acqua del sindaco” e quasi sempre era accompagnato da una donna.
Anche l’ufficio Lavori pubblici aveva inviato una denuncia. Ed era poi partito il procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, che a ottobre era stato poi ascoltato per discolparsi. Questi aveva respinto tutte le accuse. A gennaio il Collegio del provvedimento disciplinare aveva poi licenziato senza preavviso il dipendente, dato che il suo comportamento era stato ritenuto sufficientemente provato dai filmati e tale anche da causare un danno di immagine al Comune.
Pochi giorni dopo, a febbraio, il dipendente assistito dall’avvocato Alessandro Antichi ha fatto ricorso contro il licenziamento, sostenendo che non vi era giusta causa. Anzi, sentito nella prima udienza dal giudice Giuseppe Grosso, si è sì riconosciuto nei fotogrammi estrapolati dai video ma ha sostenuto che, se era andato lì, era soltanto per effettuare una riparazione e, se la frequenza era quasi giornaliera, era perché in quei giorni l’affluenza dei cittadini era maggiore. Considerazioni che il Comune ritiene tali da non alleggerire la posizione del dipendente. Anzi, il Comune insiste perché sia riconosciuta l’ipotesi di furto aggravato o di appropriazione indebita e chiede al gip non soltanto di respingere l’archiviazione ma anche di approfondire le indagini sulla donna, la cui identità il dipendente non ha voluto fornire.
Pierluigi Sposato
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google