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Finzione, illusione, corpo e mente 

Finzione, illusione, corpo e mente 

Magnani: «Per uno psicologo come me un’occasione di approfondimento»

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Roberto Magnani, 52 anni, vive ad Arcidosso ed è analista e psicologo.
Come è nata la sua passione per il teatro? «La psicologia fa parte della vita “reale”, mentre il teatro appartiene al mondo della “finzione” e “dell’illusione”, tuttavia realtà e illusione hanno in comune moltissimi processi psicofisiologici fondamentali, quali la postura, i gesti, la voce, il linguaggio, ma anche l’immaginazione, la presenza, l’identità e l’identificazione. E non immaginate quanto, per uno psicologo, sia fruttuoso, utile e stimolante, lo studio comparato dei processi che sottendono e governano le due realtà».
Il teatro, quindi, per approfondire lo studio della psicologia?
«Credo che nessun’altra situazione, come la finzione teatrale, permetta di fare esperienza della totale scomposizione e ricomposizione delle singole parti dell’Io, e porti alla scoperta del corpo e della mente, nelle sue molteplici modalità espressive e comunicative».
Come ha iniziato a fare teatro?
«Ho iniziato a Roma, in ambito universitario e ho proseguito con l’Accademia delle Arti Terapie Espressive, dove poi ho lavorato come docente e direttore didattico. La vera e propria esperienza teatrale in senso artistico è iniziata, invece, ad Arcidosso, insieme a Mario Malinverno e alla compagnia teatrale “Né arte né parte”. Con loro ho realizzato i primi monologhi in stile narrativo — “Mistero buffo” e “Disse il sordo sento un tordo” — e poi “Brigata Spartaco Lavagnini”, spettacolo sulla lotta partigiana in Amiata realizzato con i ragazzi dell’associazione “Arcadia” di Abbadia San Salvatore».
Chi era David Lazzaretti?
«Su di lui hanno scritto persone molto più autorevoli di me. Io ho cercato di dare una lettura della sua personalità in termini di “identità”. Ho cercato di valorizzare ciò che ha fatto, per raccontare i fatti accaduti ad Arcidosso, le storie di quella povera gente, protagonista, suo malgrado, di un’esperienza straordinaria e unica nel suo genere: persone semplici che furono in grado di organizzarsi e vivere in comunione tra di loro. Un’esperienza repressa nel sangue, così come le classi dominanti hanno sempre represso le ambizioni dei poveri. Come scrive Padre Ernesto Balducci: “Nel comunismo evangelico di Monte Labro c’era la dimostrazione che il popolo, anche il più umile è in grado di governarsi da sé, spezzando i meccanismi dello sfruttamento”».

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