Il dolore
istia d’ombrone
Duecento famiglie infuriate
di Elisabetta Giorgi
«Notizie comunicate tardi: e noi come ci organizziamo»?»
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ISTIA. E c’è malumore a Istia d’Ombrone dove circa 200 famiglie protestano per la decisione comunale di non riaprire i pozzi.
Sotto accusa – spiegano i cittadini della frazione infuriati – è soprattutto la tempistica con la quale il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha annunciato pochi giorni fa la decisione «di fatto impedendoci – spiega un abitante a nome degli altri – di attrezzarci per tempo. Il primo cittadino ha optato per la non riapertura dei pozzi a Casalecci, Istia e parte di Grosseto per far risparmiare soldi all’ente, ma solo in questo periodo ha dato comunicazione a mezzo stampa che l’avrebbe fatto e moltissimi di noi, proprietari di terreni e giardini, hanno già lavorato il terreno e piantato».
Ora la gente è in difficoltà. «Non avremo più acqua – dice il cittadino di Istia – e tutto il lavoro andrà perduto. Si parla in totale di circa 800 utenze ma solo qua siamo più di 200 famiglie, arrabbiate. Abbiamo orti, appezzamenti di terra, piante».
Il problema, puntualizzano a Istia, a parte la chiusura dei pozzi è anche un altro: «Sono soprattutto i modi e i tempi in cui questa amministrazione ha preso la decisione e comunicato la chiusura quando pensiamo che potesse aver avuto tutto il tempo di farlo prima essendo in carica da giugno scorso. Tanto più: i pozzi erano aperti da circa metà aprile, inizio maggio fino a settembre: bastava dirlo a settembre scorso; che ci fossero dette già allora semplici parole, del tipo “per l’anno prossimo attrezzatevi perché cambiamo regime” e tutto sarebbe stato meglio, nessuno di noi si sarebbe trovato in queste condizioni. Avremmo trovato soluzioni e alternative; ora siamo in difficoltà e con le colture già piantate destinate a morire, rose, alberelli. Tutto andrà a seccarsi».
Se a questo punto la soluzione è quella di «attrezzarci con un consorzio come ci è stato prospettato - concludono gli abitanti di Istia - anche questo è un bel problema. Con 200 utenze è difficile di punto in bianco mettersi a rintracciare tutti, anche solo contattarci, censirci ed eventualmente consorziarci. Il tempo scorre e il verde va a morire».
Elisabetta Giorgi
Sotto accusa – spiegano i cittadini della frazione infuriati – è soprattutto la tempistica con la quale il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha annunciato pochi giorni fa la decisione «di fatto impedendoci – spiega un abitante a nome degli altri – di attrezzarci per tempo. Il primo cittadino ha optato per la non riapertura dei pozzi a Casalecci, Istia e parte di Grosseto per far risparmiare soldi all’ente, ma solo in questo periodo ha dato comunicazione a mezzo stampa che l’avrebbe fatto e moltissimi di noi, proprietari di terreni e giardini, hanno già lavorato il terreno e piantato».
Ora la gente è in difficoltà. «Non avremo più acqua – dice il cittadino di Istia – e tutto il lavoro andrà perduto. Si parla in totale di circa 800 utenze ma solo qua siamo più di 200 famiglie, arrabbiate. Abbiamo orti, appezzamenti di terra, piante».
Il problema, puntualizzano a Istia, a parte la chiusura dei pozzi è anche un altro: «Sono soprattutto i modi e i tempi in cui questa amministrazione ha preso la decisione e comunicato la chiusura quando pensiamo che potesse aver avuto tutto il tempo di farlo prima essendo in carica da giugno scorso. Tanto più: i pozzi erano aperti da circa metà aprile, inizio maggio fino a settembre: bastava dirlo a settembre scorso; che ci fossero dette già allora semplici parole, del tipo “per l’anno prossimo attrezzatevi perché cambiamo regime” e tutto sarebbe stato meglio, nessuno di noi si sarebbe trovato in queste condizioni. Avremmo trovato soluzioni e alternative; ora siamo in difficoltà e con le colture già piantate destinate a morire, rose, alberelli. Tutto andrà a seccarsi».
Se a questo punto la soluzione è quella di «attrezzarci con un consorzio come ci è stato prospettato - concludono gli abitanti di Istia - anche questo è un bel problema. Con 200 utenze è difficile di punto in bianco mettersi a rintracciare tutti, anche solo contattarci, censirci ed eventualmente consorziarci. Il tempo scorre e il verde va a morire».
Elisabetta Giorgi
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