Proteste
Bancarotta Ecolmar, due condanne
di Pierluigi Sposato
Quattro anni (di cui 3 condonati) al presidente del cda e tre all’amministratore. Otto assoluzioni, tre prescrizioni
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. A più di dodici anni in cui si era tenuta l’udienza preliminare (dicembre 2004) è arrivata la sentenza per la bancarotta fraudolenta derivante dal fallimento della Ecolmar (1999). Due condanne, otto assoluzioni e tre non doversi procedere per estinzione del reato per prescrizione.
Il collegio (Giovanni Puliatti presidente, Giovanni Muscogiuri e Andrea Stramenga) ha riconosciuto colpevole Roberto Culatti, 69 anni, di Scarlino, commercialista, e lo ha condannato a 4 anni e 6 mesi (condonati 3 anni); ritenuto colpevole anche Domenico Buono, 65 anni, di Grosseto, condannato a 3 anni. Entrambi sono stati dichiarati inabilitati all’esercizio di impresa commerciale e incapaci di esercitare uffici direttivi per dieci anni; entrambi dovranno risarcire i danni subiti dalla curatela del fallimento Ecolmar, parte civile, da liquidare in separata sede (spese 6. 000 euro). Il pm Maria Navarro aveva chiesto 4 anni per Culatti e 2 per Buono.
Assolti invece perché il fatto non costituisce reato altri otto imputati per i quali c’era stata richiesta di condanna a 2 anni: Enrico Pallini, imprenditore follonichese di 55 anni, e la moglie Noemi Olivares Bello, 59 anni; Roberto Barbaglia, 61 anni, di Bagno a Ripoli, e Alberto Cecchi, 58 anni, di Scarlino; Valerio Cordovani, 69 anni, follonichese, e Marco Aureli, 59 anni, di San Vincenzo; Ivan Montomoli, 57 anni, e Laura Pallini, 54 anni, entrambi follonichesi.
Nomi noti per l’attività imprenditoriale o lavorativa, oppure anche per quella politica svolta in passato. Era stata chiesta la condanna a 2 anni anche per Oreste Barbieri, 84 anni, di Grosseto, presidente del collegio sindacale. Ma per lui il collegio ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione (è stata esclusa la recidiva) e questa è stata la medesima formula pronunciata per i grossetani Pasquale Russo e Maria Patrizia Cassisa, 51 e 52 anni, sindaci del collegio dei revisori di cui era presidente Barbieri; anche il pm aveva ravvisato la prescrizione per gli ultimi due.
Culatti, in qualità di presidente del cda, i due Pallini, Olivares e Montomoli (soci dal 1992) dovevano devono rispondere di bancarotta fraudolenta per aver dissipato 235 milioni di vecchie lire, individuati come prestiti ai soci alla data del fallimento ma che in realtà sarebbero stati utilizzati per pagare debiti riconducibili a precedenti iniziative imprenditoriali. Contro di loro anche le dichiarazioni del curatore fallimentare. Culatti, ancora come presidente (periodo 1994-1995), Cecchi, Montomoli e Barbaglia, come consiglieri (idem), erano imputati per altre distrazioni, ma per importi inferiori; non diversa, sempre con importi diversi (e anche con distrazione di mezzi e somme incassate da clienti senza la registrazione in contabilità), la situazione contestata a Culatti (1995-97), Cordovani, Aureli, Montomoli (consiglieri); di nuovo Culatti compare per il periodo 1997-1998 (coamministratore di fatto) e per il 1998-1999, in quest’ultimo caso insieme a Buono, amministratore unico, per un’ulteriore distrazione di 122 milioni di vecchie lire, fatti che secondo l’imputazione avrebbero aggravato il dissesto, dal momento che sarebbero state intraprese nuove operazioni nonostante la società avesse subito la perdita totale del capitale sociale. In totale le distrazioni sarebbero arrivate a sfiorare un miliardo di vecchie lire.
Infine i revisori dei conti, che non avrebbero esercitato la funzione di controllo: un comportamento omissivo, aveva dichiarato il pm, visto che il consulente tecnico aveva dichiarato inattendibili i bilanci.
Il collegio (Giovanni Puliatti presidente, Giovanni Muscogiuri e Andrea Stramenga) ha riconosciuto colpevole Roberto Culatti, 69 anni, di Scarlino, commercialista, e lo ha condannato a 4 anni e 6 mesi (condonati 3 anni); ritenuto colpevole anche Domenico Buono, 65 anni, di Grosseto, condannato a 3 anni. Entrambi sono stati dichiarati inabilitati all’esercizio di impresa commerciale e incapaci di esercitare uffici direttivi per dieci anni; entrambi dovranno risarcire i danni subiti dalla curatela del fallimento Ecolmar, parte civile, da liquidare in separata sede (spese 6. 000 euro). Il pm Maria Navarro aveva chiesto 4 anni per Culatti e 2 per Buono.
Assolti invece perché il fatto non costituisce reato altri otto imputati per i quali c’era stata richiesta di condanna a 2 anni: Enrico Pallini, imprenditore follonichese di 55 anni, e la moglie Noemi Olivares Bello, 59 anni; Roberto Barbaglia, 61 anni, di Bagno a Ripoli, e Alberto Cecchi, 58 anni, di Scarlino; Valerio Cordovani, 69 anni, follonichese, e Marco Aureli, 59 anni, di San Vincenzo; Ivan Montomoli, 57 anni, e Laura Pallini, 54 anni, entrambi follonichesi.
Nomi noti per l’attività imprenditoriale o lavorativa, oppure anche per quella politica svolta in passato. Era stata chiesta la condanna a 2 anni anche per Oreste Barbieri, 84 anni, di Grosseto, presidente del collegio sindacale. Ma per lui il collegio ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione (è stata esclusa la recidiva) e questa è stata la medesima formula pronunciata per i grossetani Pasquale Russo e Maria Patrizia Cassisa, 51 e 52 anni, sindaci del collegio dei revisori di cui era presidente Barbieri; anche il pm aveva ravvisato la prescrizione per gli ultimi due.
Culatti, in qualità di presidente del cda, i due Pallini, Olivares e Montomoli (soci dal 1992) dovevano devono rispondere di bancarotta fraudolenta per aver dissipato 235 milioni di vecchie lire, individuati come prestiti ai soci alla data del fallimento ma che in realtà sarebbero stati utilizzati per pagare debiti riconducibili a precedenti iniziative imprenditoriali. Contro di loro anche le dichiarazioni del curatore fallimentare. Culatti, ancora come presidente (periodo 1994-1995), Cecchi, Montomoli e Barbaglia, come consiglieri (idem), erano imputati per altre distrazioni, ma per importi inferiori; non diversa, sempre con importi diversi (e anche con distrazione di mezzi e somme incassate da clienti senza la registrazione in contabilità), la situazione contestata a Culatti (1995-97), Cordovani, Aureli, Montomoli (consiglieri); di nuovo Culatti compare per il periodo 1997-1998 (coamministratore di fatto) e per il 1998-1999, in quest’ultimo caso insieme a Buono, amministratore unico, per un’ulteriore distrazione di 122 milioni di vecchie lire, fatti che secondo l’imputazione avrebbero aggravato il dissesto, dal momento che sarebbero state intraprese nuove operazioni nonostante la società avesse subito la perdita totale del capitale sociale. In totale le distrazioni sarebbero arrivate a sfiorare un miliardo di vecchie lire.
Infine i revisori dei conti, che non avrebbero esercitato la funzione di controllo: un comportamento omissivo, aveva dichiarato il pm, visto che il consulente tecnico aveva dichiarato inattendibili i bilanci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
