Sicurezza
Pozzi “in concessione”, tempi lunghi
di Enrico Pizzi
Dopo l’annuncio del Comune, si profila una stagione incerta per i tanti fruitori che dovranno attrezzarsi in altro modo
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GROSSETO. C’è chi scrive su Facebook, chi invia lettere al giornale. Nessuno che contesti la decisione di far pagare, a chi ne usufruisce, il servizio di irrigazione dei giardini privati, ma lascia perplessi l’idea che, a poche settimane da quella che avrebbe dovuto essere la riapertura dei pozzi, si annunci che il Comune non vuole avere più nulla a che fare con questo servizio e che i pozzi resteranno chiusi a meno che qualcuno — condomini o consorzi di cittadini — richieda la concessione per utilizzare l’acqua e si faccia carico dei costi di gestione e di manutenzione.
La domanda che nasce, soprattutto andando indietro, neppure di troppo, con la memoria, è per quale motivo l’amministrazione comunale e Sistema abbiano deciso di interrompere un percorso, virtuoso, che era stato avviato già due anni fa e che, senza alcuna interruzione del servizio, ma passando innanzitutto attraverso l’autodenuncia degli allacci e il successivo censimento, avrebbe portato il Comune a ripristinare quella legalità in nome della quale l’amministrazione Vivarelli Colonna, tutta schierata, ha annunciato di voler dismettere tutti i 90 pozzi irrigui gestiti fino a oggi.
Era il 10 marzo del 2015 e, proprio in nome della stessa legalità, l’allora assessore ai lavori pubblici Giuseppe Monaci, insieme al direttore di Sistema, lo stesso di adesso, Alberto Paolini, annunciava che il Comune, proprio attraverso Sistema, sin dal 2014 aveva avviato tutta una serie di interventi per ridurre i costi della bolletta elettrica, che erano stati più che dimezzati, e aveva investito anche sulle manutenzioni straordinarie di numerosi pozzi, il tutto con l’obbiettivo di arrivare a far pagare regolarmente i consumi alle utenze private allacciate ai pozzi, offrendo un servizio più efficiente e meno costoso per la collettività, ma anche per gli stessi utenti. Addirittura si era annunciato che era stata avviata un’opera di censimento che avrebbe dovuto portare all’installazione di contatori per la misurazione dei singoli consumi di coloro che utilizzano la rete dei pozzi comunali per innaffiare i propri giardini. Intanto Paolini aveva spiegato che alle utenze già dichiarate sarebbe stato applicato il pagamento di una quota pari a 35 centesimi per ogni metro quadrato di verde da irrigare. Si erano fatti anche i numeri: all’epoca si era parlato di circa 850 utenze dichiarate e del fatto che Sistema era riuscita a riscuotere solo da un 30% di queste. Ma si stimava anche che ce ne fossero almeno un altro migliaio ancora “abusive”. Insomma, un gran lavoro da fare, che, almeno stando alle dichiarazioni fatte all’epoca, avrebbe richiesto qualche investimento, ma, alla lunga, avrebbe consentito di coprire abbondantemente i costi di gestione. Invece l’amministrazione ha scelto di cambiare repentinamente rotta. E il timore è che i pozzi resteranno chiusi a lungo, se per poterli utilizzare ogni condominio dovrà chiedere una propria concessione o, addirittura, cittadini e condomini dovranno consorziarsi per chiedere una concessione. Il pensiero diffuso, almeno a giudicare da tante reazioni, è che il servizio non dovrebbe essere interrotto e che avere un unico soggetto, in grado di gestire il servizio e di farsi pagare avrebbe agevolato tutti.
La domanda che nasce, soprattutto andando indietro, neppure di troppo, con la memoria, è per quale motivo l’amministrazione comunale e Sistema abbiano deciso di interrompere un percorso, virtuoso, che era stato avviato già due anni fa e che, senza alcuna interruzione del servizio, ma passando innanzitutto attraverso l’autodenuncia degli allacci e il successivo censimento, avrebbe portato il Comune a ripristinare quella legalità in nome della quale l’amministrazione Vivarelli Colonna, tutta schierata, ha annunciato di voler dismettere tutti i 90 pozzi irrigui gestiti fino a oggi.
Era il 10 marzo del 2015 e, proprio in nome della stessa legalità, l’allora assessore ai lavori pubblici Giuseppe Monaci, insieme al direttore di Sistema, lo stesso di adesso, Alberto Paolini, annunciava che il Comune, proprio attraverso Sistema, sin dal 2014 aveva avviato tutta una serie di interventi per ridurre i costi della bolletta elettrica, che erano stati più che dimezzati, e aveva investito anche sulle manutenzioni straordinarie di numerosi pozzi, il tutto con l’obbiettivo di arrivare a far pagare regolarmente i consumi alle utenze private allacciate ai pozzi, offrendo un servizio più efficiente e meno costoso per la collettività, ma anche per gli stessi utenti. Addirittura si era annunciato che era stata avviata un’opera di censimento che avrebbe dovuto portare all’installazione di contatori per la misurazione dei singoli consumi di coloro che utilizzano la rete dei pozzi comunali per innaffiare i propri giardini. Intanto Paolini aveva spiegato che alle utenze già dichiarate sarebbe stato applicato il pagamento di una quota pari a 35 centesimi per ogni metro quadrato di verde da irrigare. Si erano fatti anche i numeri: all’epoca si era parlato di circa 850 utenze dichiarate e del fatto che Sistema era riuscita a riscuotere solo da un 30% di queste. Ma si stimava anche che ce ne fossero almeno un altro migliaio ancora “abusive”. Insomma, un gran lavoro da fare, che, almeno stando alle dichiarazioni fatte all’epoca, avrebbe richiesto qualche investimento, ma, alla lunga, avrebbe consentito di coprire abbondantemente i costi di gestione. Invece l’amministrazione ha scelto di cambiare repentinamente rotta. E il timore è che i pozzi resteranno chiusi a lungo, se per poterli utilizzare ogni condominio dovrà chiedere una propria concessione o, addirittura, cittadini e condomini dovranno consorziarsi per chiedere una concessione. Il pensiero diffuso, almeno a giudicare da tante reazioni, è che il servizio non dovrebbe essere interrotto e che avere un unico soggetto, in grado di gestire il servizio e di farsi pagare avrebbe agevolato tutti.
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