Il Tirreno

Grosseto

Prendi l’appalto e scappa: Cgil all’attacco 

Prendi l’appalto e scappa: Cgil all’attacco 

«Troppe ditte vincono le gare e poi non pagano il dovuto ai lavoratori: chi affida ne risponda». Vertenze in Maremma

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GROSSETO. Chi affida un appalto deve rispondere in solido anche nei confronti dei lavoratori che non vengono pagati dalla ditta appaltatrice: è il messaggio chiaro e perentorio che la Cgil maremmana, attraverso il segretario provinciale Claudio Renzetti, lancia al governo. Raccontando esempi drammatici di diritti negati nel Grossetano e lanciando un appello al voto per il prossimo referendum del 28 maggio, proprio su questo quesito.
«In questi anni — dice Renzetti — per troppi lavoratori mpiegati nei settori dei servizi esternalizzati o dati in appalto e subappalto è stato difficilissimo riscuotere lo stipendio per il lavoro che hanno svolto. Anche nel nostro territorio abbiamo decine e decine di casi in cui alle lavoratrici, nonostante abbiano vinto cause, risultava materialmente impossibile trovare la porta a cui bussare per ottenere quel che era loro dovuto. Con aziende fantasma che letteralmente si volatilizzavano o fallivano appena riscosso il primo stralcio dell’appalto o subappalto, magari per ricomparire sotto altro nome o con una sede all’estero».
Una macroscopica ingiustizia, dice Renzetti, che riguarda in prevalenza donne impiegate nelle pulizie, nelle mense, nei servizi amministrativi, in quelli dell’assistenza alla persona o socio educativi e culturali. «Persone che, come le donne impiegate nelle pulizie di uffici, ospedali o fabbriche, spesso devono fare tre turni giornalieri, senza rimborsi spese di alcun tipo e per meno di 900 euro al mese. In orari nei quali nessuno le vede e per questo “invisibili” ai più».
Per questo la Cgil, insieme a quello per abolire i voucher, ha raccolto milioni di firme per il referendum che abolendo l’articolo 29 del Dlgs 276/2003 ripristinasse il principio della responsabilità solidale della stazione appaltante nei confronti dei lavoratori. «Perché una volta che fossero violati i diritti contrattuali, dopo aver bussato senza avere risposte alla porta del subappaltatore e dell’appaltatore, almeno la stazione appaltante si assuma la responsabilità solidale nei confronti di lavoratori troppe volte lasciati a se stessi».
Renzetti cita il caso delle «donne che a Follonica hanno in corso vertenze con diverse imprese, tutte con la stessa sede legale in uno scantinato di Roma. E che hanno la prospettiva concreta di non riscuotere mai quello che è loro dovuto per il lavoro svolto». O quello «delle dipendenti di una ditta fantasma di Roma che ha vinto la gara per le pulizie dei locali della Prefettura di Grosseto, che durante lo sciopero hanno avuto la preoccupazione e la dignità di andare a pulire gli uffici di nascosto, nottetempo, per non lasciarli sporchi agli impiegati e al pubblico».
La Cgil dunque chiede che sia ripristinata «un’eguale responsabilità tra committente e appaltatore, per assicurare che i committenti esercitino un controllo più rigoroso di tutta la filiera, facendosi garanti della corretta applicazione di norme e contratti. Una volta convertito il decreto in legge — conclude Renzetti – inizieremo a mobilitarci a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro”, in discussione nelle Commissioni lavoro del Parlamento. Una proposta coerente che ha l’obiettivo di realizzare l’uguaglianza sostanziale fra chi vive del proprio lavoro, a prescindere dalla natura del suo contratto, dipendente o indipendente».

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