Sicurezza
Caos Peep Pizzetti Quattro proposte per uscire dal tunnel
di Enrico Pizzi
Mascagni (Partito democratico) lancia le sue idee alla giunta «Alle 400 famiglie non possiamo vendere altre illusioni»
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GROSSETO. «Una “caccia all’untore” illusoria che si è rivelata inutile e dannosa», quella voluta dal Movimento 5 Stelle e assecondata dalla maggioranza di centrodestra attraverso l’istituzione della commissione d’indagine sulla vicenda del Peep Pizzetti.
La pensa così il Partito democratico che lancia alla giunta comunale alcune proposte da valutare per cercare di alleviare il peso del conguaglio sulle circa 400 famiglie che hanno acquistato un’abitazione in quell’area.
Per il capogruppo Lorenzo Mascagni, la commissione d’indagine era stata «voluta dalla maggioranza allargata centrodestra-M5S con il malcelato intento di individuare nella vecchia giunta di centrosinistra il colpevole da sacrificare sull’altare della comprensibile rabbia dei cittadini chiamati a corrispondere un maxi-conguaglio».
I fatti, però, hanno dimostrato che già l’amministrazione precedente aveva fatto quanto in suo potere per ridurre il danno. Mascagni fa riferimento alla delibera del consiglio comunale del novembre 2015, contestata proprio dall’allora opposizione di centrodestra, con cui si prendeva atto che la sentenza della Corte di Appello di Firenze aveva imposto al Comune un maxi-conguaglio di 8, 8 milioni di euro e che il principio del pareggio economico imponeva al Comune di riversarne i costi su imprese costruttrici e assegnatari.
Per «senso di responsabilità» ricorda Mascagni, i consiglieri di centrosinistra approvarono una transazione con le proprietarie delle aree espropriate che ha permesso al Comune di ridurre il conguaglio a poco meno di 7 milioni di euro, «risparmiando così circa 1 su 8 milioni».
«La delibera — ricorda Mascagni — fu oggetto di forti contestazioni da parte delle opposizioni di centrodestra e M5S che accusarono la maggioranza di allora di voler far pagare i propri errori ai cittadini. Quest’accusa è diventato uno dei leit motiv della campagna elettorale, con i candidati Vivarelli Colonna e Gori che si sono distinti nel promettere soluzioni tanto allettanti quanto irrealizzabili».
Il capogruppo del Pd sottolinea che, però, le conclusioni della commissione d’indagine voluta da centrodestra e M5s «non sono quelle tante volte proclamate dai vari Gori, Cerboni, Rossi…, ma quelle dell’amministrazione Bonifazi e dei consiglieri di centrosinistra che votarono quella delibera».
L’attenzione di Mascagni si sposta, poi, sulle possibili soluzioni, perché «rimane — dice — il problema delle 400 famiglie che devono fare i conti con un maxi conguaglio. A loro non possiamo continuare a vendere illusioni, ma nei loro confronti abbiamo il dovere di verificare tutte le possibilità per ridurre i danni».
Il Pd suggerisce quattro possibili percorsi. Il primo, quello più semplice, sicuramente fattibile, era già stato individuato dalla giunta Bonifazi, nel giugno del 2015, e consiste nella «convenzione con gli istituti di credito per ottenere finanziamenti agevolati». Il secondo percorso è quello di verificare se sia possibile eliminare i vincoli che gravano sui prezzi di vendita delle abitazioni realizzate in aree Peep, in modo da consentire alle famiglie di poter cedere, nel caso, l’appartamento al suo reale valore di mercato anche prima dei tempi previsti. Terzo percorso riguarda o lotti non ancora edificati: il Pd chiede al Comune di verificare la possibilità di riacquisirli al proprio patrimonio, a condizione che i benefici ricadano nelle tasche dei cittadini, per alleviare il peso del conguaglio. Infine si chiede di valutare la possibilità di detrarre, dal conguaglio, i costi delle opere di urbanizzazione previsti in convenzione, per le opere realizzate nell’interesse generale.
La pensa così il Partito democratico che lancia alla giunta comunale alcune proposte da valutare per cercare di alleviare il peso del conguaglio sulle circa 400 famiglie che hanno acquistato un’abitazione in quell’area.
Per il capogruppo Lorenzo Mascagni, la commissione d’indagine era stata «voluta dalla maggioranza allargata centrodestra-M5S con il malcelato intento di individuare nella vecchia giunta di centrosinistra il colpevole da sacrificare sull’altare della comprensibile rabbia dei cittadini chiamati a corrispondere un maxi-conguaglio».
I fatti, però, hanno dimostrato che già l’amministrazione precedente aveva fatto quanto in suo potere per ridurre il danno. Mascagni fa riferimento alla delibera del consiglio comunale del novembre 2015, contestata proprio dall’allora opposizione di centrodestra, con cui si prendeva atto che la sentenza della Corte di Appello di Firenze aveva imposto al Comune un maxi-conguaglio di 8, 8 milioni di euro e che il principio del pareggio economico imponeva al Comune di riversarne i costi su imprese costruttrici e assegnatari.
Per «senso di responsabilità» ricorda Mascagni, i consiglieri di centrosinistra approvarono una transazione con le proprietarie delle aree espropriate che ha permesso al Comune di ridurre il conguaglio a poco meno di 7 milioni di euro, «risparmiando così circa 1 su 8 milioni».
«La delibera — ricorda Mascagni — fu oggetto di forti contestazioni da parte delle opposizioni di centrodestra e M5S che accusarono la maggioranza di allora di voler far pagare i propri errori ai cittadini. Quest’accusa è diventato uno dei leit motiv della campagna elettorale, con i candidati Vivarelli Colonna e Gori che si sono distinti nel promettere soluzioni tanto allettanti quanto irrealizzabili».
Il capogruppo del Pd sottolinea che, però, le conclusioni della commissione d’indagine voluta da centrodestra e M5s «non sono quelle tante volte proclamate dai vari Gori, Cerboni, Rossi…, ma quelle dell’amministrazione Bonifazi e dei consiglieri di centrosinistra che votarono quella delibera».
L’attenzione di Mascagni si sposta, poi, sulle possibili soluzioni, perché «rimane — dice — il problema delle 400 famiglie che devono fare i conti con un maxi conguaglio. A loro non possiamo continuare a vendere illusioni, ma nei loro confronti abbiamo il dovere di verificare tutte le possibilità per ridurre i danni».
Il Pd suggerisce quattro possibili percorsi. Il primo, quello più semplice, sicuramente fattibile, era già stato individuato dalla giunta Bonifazi, nel giugno del 2015, e consiste nella «convenzione con gli istituti di credito per ottenere finanziamenti agevolati». Il secondo percorso è quello di verificare se sia possibile eliminare i vincoli che gravano sui prezzi di vendita delle abitazioni realizzate in aree Peep, in modo da consentire alle famiglie di poter cedere, nel caso, l’appartamento al suo reale valore di mercato anche prima dei tempi previsti. Terzo percorso riguarda o lotti non ancora edificati: il Pd chiede al Comune di verificare la possibilità di riacquisirli al proprio patrimonio, a condizione che i benefici ricadano nelle tasche dei cittadini, per alleviare il peso del conguaglio. Infine si chiede di valutare la possibilità di detrarre, dal conguaglio, i costi delle opere di urbanizzazione previsti in convenzione, per le opere realizzate nell’interesse generale.
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