Gioco
In Maremma oltre 200 strumenti salvavita
di Gabriele Baldanzi
Tra gruppi sportivi, comitati di volontari ed enti pubblici la copertura cresce in maniera capillare
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GROSSETO. È un po’ come per la telefonata di Massimo Lopez, indimenticabile condannato a morte nel fortino della Legione Straniera di una fortunata campagna Sip-Telecom: un defibrillatore ti allunga la vita.
In provincia di Grosseto il decreto Balduzzi, quello che dopo varie proroghe ha reso obbligatoria la dotazione di un defibrillatore in ogni impianto nel quale viene praticata attività fisica, è stato recepito da istituzioni e associazioni, che negli ultimi due anni hanno acquistato decine di apparecchi.
Gruppi sportivi, comitati di volontari, enti pubblici hanno investito in salute e sicurezza. Non solo. Siccome il defibrillatore è utilizzabile con un apposito corso, è molto cresciuta la formazione: «1.082 — confermano dal 118 di Grosseto — sono le persone che hanno ottenuto l’attestato due anni fa (nel 2015), 1. 510 nel 2016. E i corsi proseguono con lo stesso ritmo nel 2017».
Si sta parlando delle persone formate dal 118, ma non sono gli unici corsi. Insomma, il messaggio è stato recepito a ogni livello e Grosseto, un po’ alla volta, si sta mettendo al passo con altre realtà italiane.
Nella nostra provincia, al 31 dicembre 2016, risultavano censiti 175 defibrillatori, una mappatura nota al 118, che ne conosce esattamente l’ubicazione.
In realtà sono molti di più. Si supera ampiamente quota 200. «In Italia — spiega Antonio Dello Sbarba, referente zonale per i defibrillatori automatici del 118 — perdono la vita per morte improvvisa cardiaca decine di migliaia di persone all’anno. Purtroppo anche nel nostro territorio. Proprio partendo da questo dato, abbiamo cercato negli ultimi anni di contribuire a diffondere capillarmente l’educazione alla cardiorianimazione».
Pur con una notevole disponibilità di mezzi di soccorso con sanitari e strumentazione, in una provincia molto estesa e una densità abitativa molto bassa, occorre avere una capillare distribuzione di defibrillatori Dae e persone formate. Questo sia a bordo delle ambulanze con soccorritori che nelle strutture ricettive.
«Esistono infatti situazioni e località — prosegue Robusto Biagioni, responsabile 118 zona grossetana — per le quali l’intervento di defibrillazione, efficace se erogato nei primi cinque minuti, può essere ancora più precoce qualora sia presente sul posto personale non sanitario addestrato (”first responder”) . Occorre, quindi, che le tecniche di primo soccorso siano un bagaglio di conoscenza comune e diffusa, che sia disponibile un Dae e che sia presente personale certificato all’utilizzo».
In effetti i cosiddetti Dae, defibrillatori semiautomatici esterni, permettono a personale non sanitario specificamente addestrato di effettuare con sicurezza le procedure di defibrillazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In provincia di Grosseto il decreto Balduzzi, quello che dopo varie proroghe ha reso obbligatoria la dotazione di un defibrillatore in ogni impianto nel quale viene praticata attività fisica, è stato recepito da istituzioni e associazioni, che negli ultimi due anni hanno acquistato decine di apparecchi.
Gruppi sportivi, comitati di volontari, enti pubblici hanno investito in salute e sicurezza. Non solo. Siccome il defibrillatore è utilizzabile con un apposito corso, è molto cresciuta la formazione: «1.082 — confermano dal 118 di Grosseto — sono le persone che hanno ottenuto l’attestato due anni fa (nel 2015), 1. 510 nel 2016. E i corsi proseguono con lo stesso ritmo nel 2017».
Si sta parlando delle persone formate dal 118, ma non sono gli unici corsi. Insomma, il messaggio è stato recepito a ogni livello e Grosseto, un po’ alla volta, si sta mettendo al passo con altre realtà italiane.
Nella nostra provincia, al 31 dicembre 2016, risultavano censiti 175 defibrillatori, una mappatura nota al 118, che ne conosce esattamente l’ubicazione.
In realtà sono molti di più. Si supera ampiamente quota 200. «In Italia — spiega Antonio Dello Sbarba, referente zonale per i defibrillatori automatici del 118 — perdono la vita per morte improvvisa cardiaca decine di migliaia di persone all’anno. Purtroppo anche nel nostro territorio. Proprio partendo da questo dato, abbiamo cercato negli ultimi anni di contribuire a diffondere capillarmente l’educazione alla cardiorianimazione».
Pur con una notevole disponibilità di mezzi di soccorso con sanitari e strumentazione, in una provincia molto estesa e una densità abitativa molto bassa, occorre avere una capillare distribuzione di defibrillatori Dae e persone formate. Questo sia a bordo delle ambulanze con soccorritori che nelle strutture ricettive.
«Esistono infatti situazioni e località — prosegue Robusto Biagioni, responsabile 118 zona grossetana — per le quali l’intervento di defibrillazione, efficace se erogato nei primi cinque minuti, può essere ancora più precoce qualora sia presente sul posto personale non sanitario addestrato (”first responder”) . Occorre, quindi, che le tecniche di primo soccorso siano un bagaglio di conoscenza comune e diffusa, che sia disponibile un Dae e che sia presente personale certificato all’utilizzo».
In effetti i cosiddetti Dae, defibrillatori semiautomatici esterni, permettono a personale non sanitario specificamente addestrato di effettuare con sicurezza le procedure di defibrillazione.
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