Il Tirreno

Grosseto

«Claudio è una bestia, meglio che vada via» 

di Pierluigi Sposato
«Claudio è una bestia, meglio che vada via» 

Omicidio Tucci: le parole della vittima riferite in aula da una nipote. Parla la sorella di Orlando: «Subito sospetti su di lui»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Claudio è una bestia, meglio che vada via sennò farà diventare una bestia anche me». Parole di Antonio Tucci, riferite anche in aula da una nipote, Alessia Lorenzoni, al processo in Corte di assise nei confronti di Claudio Orlando, ieri assente, forse intimorito dalla presenza delle telecamere già dalla scorsa udienza. Tucci uomo mite, riservato, malato, premuroso, puntuale, mai aggressivo, che non riceveva nessuno a casa, che non passava il suo tempo al bar. E anche benevolo, almeno in un primo momento, nei confronti di quel nipote senza arte né parte che, secondo l’accusa, l’avrebbe poi assassinato a bastonate per portargli via denaro, orologi e telefoni.
Benevolenza controcorrente, perché i parenti — anche loro sentiti dai giudici — avevano messo in guardia il 71enne trovato senza vita domenica 6 dicembre 2015 nella sua abitazione di piazza Rosa Guarnieri Carducci. Benevolenza che, secondo Lorenzoni, sarebbe scemata con il passare del tempo. «Io Orlando non l’ho mai visto, ne ho solo sentito parlare e sapevo che cercava lavoro sull’Amiata». E lì era infatti giunto, con un pesante fardello giudiziario sulle spalle, scansato da tutti i parenti. Perché? Risponde sua sorella, Maria Cristina Orlando, parte civile nel processo: «Perché nel 1994 era stato arrestato per aver accoltellato la sua ex ragazza. Perché rubava, come ha fatto nel locale nel quale era venuto a lavorare con me, una tavola calda. Perché mio padre lo cacciò di casa dopo che aveva alzato le mani su mia madre. Perché per cercare di tornare raccontò che casa sua era inagibile per un’inesistente esplosione di gas. Perché non era venuto nel 2008 al funerale del padre. Perché anche la compagna da cui ha avuto un figlio lo aveva allontanato. Perché aveva rubato da un altro zio. Perché viveva adattandosi: un lavoro non ce l’aveva, non l’aveva mai cercato».
Anche il cugino di Claudio, Pietro Tucci, racconta di un furto nella sua officina, negli anni Ottanta: «Venne una volta sola e ci fece il “regalo”: soldi e un orologio che cercai invano di recuperare pur avendoglielo visto al polso». Cristina si era «quasi arrabbiata con lo zio» perché aveva preso Claudio: «Stai attento, gli dissi. Non credevo che fosse andato per cercare lavoro». E infatti, prosegue la sorella, Claudio era poi stato mandato via dallo zio: «Si sentiva preso in giro. Lui che mio fratello lo aveva anche battezzato». E ricorda di aver raccontato a zio Antonio di quella volta che, vicino al proprio luogo di lavoro, aveva visto Claudio seduto al bar, con una birra sul tavolo e i tabulati di una società di scommesse sul calcio: «Vedi cosa fa con i soldi che gli dai? ».
I carabinieri misero sotto intercettazione i telefoni di alcune persone. Da una conversazione di Cristina, fa notare il pm Giuseppe Coniglio, si capisce che i sospetti su Claudio erano fortissimi: «Sapevo che non era una persona per bene. Speravo, di sbagliarmi, ma la prima persona cui abbiamo pensato era lui».
Anche Fabiola Bianchi, assistente domiciliare, che lo assisteva per un’ora al giorno per tutte le incombenze, ricorda quel giorno in cui «Antonio mi disse che Claudio avrebbe avuto un colloquio da Corsini per un posto di lavoro. Claudio non era tornato a riferire l’esito e Tucci ci era rimasto male». Dalle parole della donna anche la ricostruzione della scena del delitto, lei che fu la prima a vederla, nel pomeriggio di domenica 6, quando si precipitò a casa, preoccupata perché Antonio non rispondeva al telefono dal pomeriggio precedente: «Aprii con le chiavi, la luce era accesa, vidi del sangue e i piedi di lui a terra. Andai nel panico e chiamai Lorenzoni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini