Gioco
Pozzi all’asciutto «Il Comune deve garantire il servizio»
Ancora niente acqua per i giardini, i cittadini protestano Il Municipio annuncia per domani una conferenza ad hoc
GROSSETO. «Sono quaranta giorni che a Grosseto non piove eppure ci sono giardini verdissimi. Il Comune con cosa pensa che annaffino i cittadini? Perché si comporta come uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia? Dia l’acqua. E ammetta che non è in grado di gestire i pozzi artesiani».
Ugo Labate abita nel complesso del Glicine, villette a schiera terra tetto e ventiquattro giardini, periferia sud di Grosseto. Anche qui, come in tutta la città, la società Sistema – partecipata dal Comune di Grosseto che gestisce per esso i circa novanta pozzi irrigui comunali – non ha ancora aperto il rubinetto. I pozzi non danno acqua e i cittadini sono sul piede di guerra.
Moltissime segnalazioni sono arrivate anche sabato scorso durante Caffè Tirreno, l’appuntamento organizzato dal giornale Il Tirreno ogni settimana in un posto diverso della città e del comune per incontrare i cittadini e ascoltare le loro doglianze.
Sabato Caffè Tirreno era a Barbanella, ospitato alla gelateria In Florida. E qui uomini e donne che sotto casa hanno un pezzo di verde hanno lamentato la mancanza di acqua per irrigare. Un problema sentito ovunque, a quanto pare. Il complesso del Glicine si trova infatti all’altro capo della città.
«Di solito il Comune dà l’acqua a metà aprile – spiega Labate – però l’acqua va data quando c’è bisogno. Io voglio pagare e voglio un servizio: se il Comune non è in grado di gestire questo servizio lo dica».
Quella dei pozzi artesiani è, in effetti, una vicenda complicata e in evoluzione proprio in questi giorni.
Tutto è cominciato sotto l’amministrazione Bonifazi. Il Comune possiede infatti una novantina di pozzi che sono usati sia per irrigare il verde pubblico, sia per innaffiare giardini privati.
L’iniquità di questo modello balza agli occhi: perché un privato che non ha un giardino deve sostenere – pagando le tasse – una quota della spesa (manutenzione del pozzo, elettricità e acqua) per fare più verde il giardino altrui? E perché lo stesso possessore di giardino non deve partecipare alla spesa per usare il pozzo pubblico?
Dopo anni di “far west” e costi di gestione giganteschi (solo di elettricità il Comune pagava, in passato, 90.000 euro all’anno), il Comune, con la società Sistema come braccio operativo, iniziò un’attività di sistemazione della materia, fece fare un censimento dei pozzi (prima neanche si sapeva quanti erano), una ricognizione delle loro condizioni e avviò una risistemazione, con lavori che hanno interessato in tutto 28 impianti per 400.000 euro di spesa.
Nello stesso tempo partì una campagna perché chi aveva un giardino lo denunciasse e iniziasse così a pagare la sua parte (una quota fissa di 20 euro più il costo dell’acqua, inizialmente forfettario). Tutto questo accadeva tra il 2013 e il 2015.
Ebbene, a due anni di distanza le autodenunce per regolarizzare gli allacci sono ancora pochissime, i pozzi non sistemati sono sempre più cadenti e hanno bisogno di sempre più manutenzione e i costi per sistemarli sono sempre più alti (si aggirano sui 300.000 euro all’anno). Spesso i pozzi non funzionano e a farne le spese, oltre alla vegetazione che rimane all’asciutto, sono i cittadini.
A fine 2016, la nuova amministrazione a guida Vivarelli Colonna ha annunciato un cambio di strategia. Dei novanta pozzi esistenti, il Comune terrà solo i sedici che sono ad esclusivo uso pubblico, cioè servono per irrigare campi sportivi, parchi e aiuole. Gli altri, una sessantina, andranno a gara. La gara è stata annunciata per i primi mesi di quest’anno. E proprio l’amministrazione fa sapere di essere al lavoro sulla questione, tanto che domani si terrà una conferenza stampa, alla quale parteciperà l’assessore Riccardo Megale, che illustrerà tutte le novità in arrivo.
Nel frattempo però a Grosseto continua a non piovere. E dai pozzi continua a non uscire una goccia. «Se il problema è legato alle falde, allora il Comune faccia un’ordinanza per vietare a tutti di annaffiare. Ma il servizio alla gente deve comunque essere garantito», conclude Labate. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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