Il Tirreno

Grosseto

Assolto per l’anziana caduta dalla finestra

di Pierluigi Sposato
Assolto per l’anziana caduta dalla finestra

Semproniano: il coordinatore della residenza assistita tre anni fa era finito sotto accusa per abbandono di incapace

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SEMPRONIANO. Un giorno dell’agosto di tre anni fa un’anziana ospite della residenza assistita di Semproniano aveva scavalcato la finestra del piano rialzato ed era precipitata a terra dall’altezza di circa due metri, fratturandosi una gamba. Al termine delle indagini, il coordinatore della struttura era finito sotto accusa. Per lui, Paolo Pasquini, la Procura aveva chiesto il processo con l’accusa di abbandono di incapace. Ma il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha dichiarato il non luogo a procedere: il fatto non costituisce reato.

Il caso era nato dall’infortunio di cui era rimasta vittima una donna non ancora settantenne, affetta però da disturbi dell’umore e con gravi problemi cognitivi. Un giorno, approfittando della momentanea assenza di un operatore sanitario, era uscita dalla finestra, come se volesse fuggire dalla struttura. Aveva comunque perso l’equilibrio ed era rovinata a terra. Erano intervenuti il 118 e i carabinieri, che avevano ricostruito l'episodio. Poi il fascicolo era approdato in Procura e il sostituto procuratore Marco Nassi aveva chiesto che Pasquini venisse processato, avendone ravvisato le responsabilità in materia di custodia, in considerazioni delle condizioni cliniche della donna.

Il difensore, l'avvocato Paolo Serra, ha centrato la sua difesa su alcuni aspetti. Il primo è che il coordinatore non è un medico e quindi non ha competenze, se non amministrative, sulla gestione degli ospiti della struttura. Il secondo è che nessuno aveva dato indicazioni al coordinatore stesso a proposito della inidoneità della struttura ad accogliere l’anziana: la donna era stata visitata nemmeno dieci giorni prima da una psichiatra in ospedale (e il mese precedente da altri due specialisti) e nessuno aveva dato prescrizioni né sconsigliato o vietato la permanenza in quella struttura; controindicazioni non erano giunte nemmeno dal medico in servizio nella Rsa. Il terzo aspetto è che il coordinatore era a conoscenza della cura farmacologica cui l’anziana si doveva sottoporre e che questa cura era sufficiente a tranquillizzare la donna e a evitare che questa potesse sentirsi abbandonata o comunque che potesse maturare il convincimento di volersi allontanare dalla Rsa. Del resto, ha aggiunto il legale nella discussione, la cura era la medesima da anni e non erano intervenute variazioni.

La donna, che è ancora in vita ma che adesso risiede a casa, non si è costituita parte civile. Il giudice si è riservato il deposito delle motivazioni.

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